Perché il pagamento è (quasi) tutto quando si fa crowdfunding

Ultimo aggiornamento il 29 settembre 2015 alle 13:17

Perché il pagamento è (quasi) tutto quando si fa crowdfunding

Produzioni dal Basso spiega perché ha deciso di ampliare le possibilità, aggiungendo a Paypal anche le carte di credito e i bonifici bancari

In una campagna di crowdfunding il ruolo dello strumento di pagamento è molto importante, soprattutto perché “deve invogliare a donare e non diventare un collo di bottiglia in cui le donazioni si intasano”. Lo sa bene Angelo Rindone, fondatore di Produzioni dal Basso, la piattaforma che si occupa di crowdfunding da prima che questo termine esistesse, quando la “raccolta online dal basso” doveva ancora essere inventata. Attiva dal 2004, la sua società si è infatti dotata pochi giorni fa di strumenti di pagamento supplementari che offrono ai donatori la possibilità di pagare non più solo con Paypall, ma anche attraverso carte di credito e bonifico bancario.

rindone

Perché solo Paypal non bastava più

L’idea di introdurre nuovi strumenti di pagamento è dovuta principalmente a due motivi. “Prima di tutto, Paypall in Italia stenta a diffondersi (chi ce l’ha lo usa tanto, ma  chi non ce l’ha non lo vuole fare) e questa cosa faceva soffrire molti progetti viste le parecchie lamentele e richieste che avevamo ricevuto da parte della nostra community. In secondo luogo, Paypall è un po’ caro, è il leader di mercato e non è competitivo, i costi  – anche se ribaltati sui progettisti e non sui finanziatori  – sono importanti”, spiega Angelo Rindone.

Così il fondatore e i suoi soci hanno cominciato a guardarsi intorno e hanno notato subito un grande movimento intorno ai sistemi di pagamento, poi “siamo stati contattati da una startup francese, Lemonway,  un istituto di pagamento autorizzato che ad oggi opera sul mercato francese e spagnolo ma vuole cominciare a lavorare anche Italia. Ci hanno offerto ottime condizioni, si sono proposti come partner, per entrare nella nostra piattaforma come sistema di pagamento con dei costi di transazione molto bassi (rispetto a Paypall che prende il 3,4% loro prendono lo 0,8% per le transazioni con carta di credito e lo 0,6% per i bonifici)”.

Il bonifico è usato nel 50% dei casi

La cosa che più li ha entusiasmati è che grazie a questa partnership non c’è stata solo l’aggiunta di un nuovo sistema di pagamento ma un vero e proprio cambiamento del modo in cui possono essere sostenuti i progetti. La  possibilità di pagare tramite bonifico bancario infatti può sembrare secondaria, “ma in realtà i nostri dati dicono che la metà delle transazioni avvengono tramite bonifico – soprattutto quelle che superano gli importi medi di 20-25 euro – perché culturalmente ci si sente più sicuri, visto che non bisogna lasciare i numeri della carta di credito in giro”. Per Produzioni dal Basso infatti il valore di questa operazione sta soprattutto nel permettere a chi ha un progetto di poter ricevere donazioni attraverso diversi canali (mantenendo comunque anche Paypall) facendo scegliere ai donatori come donare. “In Italia poi la maggior parte dei progetti da sostenere ha caratteristiche culturali e sociali e non è affatto detto che i donatori siano giovanissimi, anzi l’età media non è delle più basse ci sono molti cinquantenni che grazie alla possibilità di pagare col bonifico manteniamo più vicini, parliamo la loro stessa lingua”.

Una buona piattaforma deve essere invisibile

“Una buona piattaforma deve essere quasi invisibile, deve essere solo strumento nelle mani del progettista”. È questo il segreto del successo secondo Angelo Rindone, per lui infatti la piattaforma di raccolta fondi online deve amplificare la bontà e la qualità del progetto, deve diventare un buon megafono. Ma senza le caratteristiche di base e soprattutto una comunità di appartenenza pronta a sostenerlo, il progetto non può avere molte chance di successo. Una buona piattaforma alle spalle può offrire tutta una serie di strumenti che ne amplificano le qualità, “se un progetto da sé può fare il 70% la piattaforma può portagli il 30% che manca, ma non di più. Non ne esiste infatti una che possa da sola dare visibilità al progetto, tutto deve partire dalla qualità e dalla community, soprattutto perché i progetti in cerca di donatori sono sempre di più ed è difficile emergere sugli altri”, ha spiegato il fondatore di Pdb.

Fare crowdfunding ante litteram

Da 2004 a 2011 quella di Produzioni dal basso è stata una “non crescita” visto che il loro è stato a tutti gli effetti un crowdfunding ante litteram, il sito era online ma veniva utilizzato solo in alcuni contesti molto di nicchia, in Italia non c’era ancora una cultura delle raccolte dal basso via internet, la piattaforma è nata infatti più sulla scia delle autoproduzioni culturali.  Dal 2012 in poi invece “siamo stati adottati dal crowdfunding”, racconta Angelo spiegando che da allora è cominciata la crescita che li ha portati da 500 iscritti l’anno agli attuali 15 mila l’anno. Ad oggi la community di Pdb conta 77.000 iscritti, quasi 900 progetti finanziati e un transato di quasi due milioni di euro.

Nessuna selezione dei progetti, sceglie chi dona

Su questa piattaforma manca una selezione a monte dei progetti da finanziare: “l’abbiamo deciso dall’origine, sia perché pensiamo debba essere fatta dalle persone che vogliono donare, sia perché un certo tipo di selezione la attiviamo attraverso un servizio che si chiama ‘network’. Ossia, noi permettiamo a comunità verticali di utilizzare la nostra piattaforma (lo facciamo per esempio con Banca Etica) per dei loro progetti”. La missione che il fondatore di Pdb gli ha dato dall’inizio è quella di fare un crowdfunding popolare, di permettere a chiunque di pubblicare il proprio progetto. La percentuale di successo? “Siamo intorno al 20-25%, anche perché sono aumentati i progetti, ma contemporaneamente è cresciuta anche la popolarità (molte più persone conoscono la parola crowdfunding ma in pochi lo sanno veramente usare)”.

Prossimo obiettivo: una rete di mentor

Attualmente in Pdb lavorano tre persone: fondatore, project manager e community manager, poi in otusorcing ci sono l’It e tre persone che si occupano del customer care su cui l’azienda punta molto (“il tempo di risposta alle mail non supera un’ora”). Il prossimo obiettivo è quello di aprire una sezione dedicata ai mentor, per offrire in questo modo uno spazio a chi conosce bene il crowdfunding  ed è in grado di aiutare a gestire le campagne di chi vuole lanciare un progetto. “Vogliamo creare un collegamento tra chi ha un progetto e chi ha le competenze per aiutarlo. Ogni mentor avrà una propria pagina su cui mostrare i progetti che ha aiutato, abbiamo mandato già una comunicazione informale a diversi mentor e tutti hanno aderito con entusiasmo”, conclude Angelo Rindone.

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