Daniele Ratti: «Così a 23 anni ho fondato una startup milionaria»
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Ultimo aggiornamento il 22 settembre 2015 alle 3:58

Daniele Ratti: «Così a 23 anni ho venduto la mia startup per più di un milione»

Daniele Ratti, fondatore di Fatture in Cloud, racconta la sua storia e come è arrivato a vendere il 51% della sua società al leader del settore

Ho sempre sognato di dar vita a un’impresa, per essere indipendente, per poter fare ciò che amo davvero nella vita, per me stesso. La primissima esperienza nel mondo imprenditoriale risale ai miei 16 anni, quando cominciavano a diffondersi i siti di aste a ribasso. Avevo sviluppato da zero una piattaforma tutta mia, ma mi scontrai subito con le alcune barriere che mi impedivano di commercializzarla: non avevo infatti la più pallida idea di come poter vendere su internet, di come funzionasse una Partita Iva e nemmeno di come la si potesse aprire (paradossalmente qualche anno dopo avrei prodotto proprio un software di fatturazione!).

DanieleRatti

Appena maggiorenne (sono nato in provincia di Lecco ma vivo a Bergamo) ho iniziato a sviluppare app gratuite e a pagamento per iPhone. Dopo mesi di alti e bassi sono riuscito a raggiungere un guadagno mensile decente e finalmente ad aprire la famosa Partita Iva. L’anno successivo ho aperto anche una società che inizialmente avrebbe dovuto commercializzare videogiochi: la MadBit Entertainment S.r.l. Il primo (e unico) videogioco sviluppato da me e Matteo Milesi (si chiamava Nomi cose città revolution) fu inizialmente un successone, i download tra Italia e Francia superarono i due milioni. Purtroppo però mi accorsi presto che quella era solo una bolla, visto che i guadagni calarono drasticamente a distanza di pochi mesi.

La nascita di Fatture in Cloud

Proprio queste esperienze precedenti mi aiutarono a capire che in Italia mancava una piattaforma in cloud semplice da usare per gestire la propria Partita Iva o una piccola impresa. Così nell’agosto del 2013, a 21 anni, ho iniziato da solo lo sviluppo di Fatture in Cloud. A ottobre i primi amici con la Partita Iva erano già registrati alla versione alpha, a novembre era pronta la beta e a gennaio 2014 il lancio ufficiale con tanto di marketing. Ho investito i miei risparmi in questo progetto, senza avere ancora un modello di business. L’idea era quella di una piattaforma “inizialmente gratuita, poi si vedrà”.

Ma gli utenti continuavano a registrarsi, la mia fiducia aumentava, ed io continuavo a investire migliaia di euro in strutture e marketing. Pian piano iniziarono ad arrivare le prime proposte di investimento, ma non mi soddisfacevano. Credevo cecamente in quello che stavo facendo, tanto da investirci fino all’ultimo centesimo dei miei risparmi e non volevo svendere il 30% della mia startup per poche decine di migliaia di euro. Così scelsi il modello di business: sottoscrizione mensile di soli 5 euro, volevo che la mia piattaforma fosse accessibile davvero a chiunque. Da quel giorno iniziarono ad arrivare i primi pagamenti e non ne passò uno senza che almeno una licenza fosse venduta. La piattaforma piaceva ed io ero felice e orgoglioso di averci creduto e di aver investito tutti quei soldi senza l’aiuto di nessuno.

L’incontro con TeamSystem

Il primo contatto con TeamSystem è arrivato a maggio 2014. Ci siamo seduti al tavolino del bar fuori dalla mia università, le loro intenzioni erano quelle di acquisire la maggioranza o addirittura l’intera startup. Non gli diedi molto peso perché sapevo che ero ancora all’inizio dell’avventura e non avrebbe avuto senso vendere in quel momento.

Poi il bilancio del primo anno si è chiuso con 200.000 euro di fatturato e con l’utile a zero. Ho reinvestito tutto, fino all’ultimo centesimo, praticamente senza stipendiarmi (nel frattempo mi sono finalmente laureato in ingegneria informatica). La crescita anno su anno del 2015 è stata a tre cifre e il brand “Fatture in Cloud” è diventato familiare per chiunque si occupi di fatturazione in cloud e fatturazione elettronica.

L’assunzione del primo dipendente

Negli ultimi mesi è entrato come socio nel team Matteo Milesi – brillante sviluppatore con cui ho lavorato al videogioco “Nomi cose città revolution” e ad altri progetti minori – e abbiamo assunto il cinquantenne Fabrizio, nostro primo dipendente sotto Jobs Act, che era disoccupato da due anni e ora si occupa del customer service. L’obiettivo restava quello di chiudere il 2015 con un fatturato di mezzo milione di euro e  di assumere nuovo personale prima della fine dell’anno. Nel frattempo, continuavano ad arrivare sempre più proposte di acquisizione o investimento, ma ero deciso a rifiutarle tutte finché non avessi ricevuto quella che mi avrebbe soddisfatto.

La difficoltà della decisione

Tra le proposte, la più interessante restava quella di TeamSystem (che dopo il primo rifiuto era tornata alla carica con una nuova opportunità), in cui non mi veniva offerta solo una bella somma, ma anche la possibilità di acquisire come clientela il 40% dei commercialisti italiani.

Abbiamo cominciato a incontrarci e sentirci a intermittenza. Ero dubbioso. Così, firmata la lettera d’intenti non vincolante, ho approfittato del premio vinto pochi mesi prima alla startup competition itCup per prendere 1 mese di riflessione in Silicon Valley e decidere mentre studiavo alla startup school Mind the Bridge.

La cosa mi ha aiutato? Sì e no. Avevo un po’ di amaro in bocca vedendo che alcune startup a stelle e strisce venivano valutate decine di milioni senza fare niente di utile…mentre io avevo dedicato tutto me stesso per oltre un anno, giorno e notte, a Fatture in Cloud. Non riuscivo a dormire e ogni notte cambiavo idea sul da farsi. Ho stilato così un bilancio dei pro e dei contro per fare un ragionamento più razionale e non solo sentimentale. Alla fine ho deciso che era giunto il momento di fare un grande balzo in avanti e approfittare del fatto che il leader di mercato ci avrebbe permesso di coinvolgere quasi metà dei commercialisti in tutt’Italia. Nemmeno i soldi, da soli, mi avrebbero permesso di coinvolgere a pieno questo mercato.

“Ok, ma il valore della startup è più alto”

Tornato dagli USA  ero deciso a continuare ma con il valore che avevo in testa io, chiesi una valutazione finale molto superiore a quella proposta e dopo settimane di contrattazione riuscii a spuntarla. Ricordo bene le parole di un caro amico e consulente che avevo conosciuto nella stessa competizione che mi aveva portato in America e che mi stava seguendo: “Il valore dell’azienda è solo l’inizio. Ora viene la parte difficile!”. Non si sbagliava!

A questo punto iniziarono i primi ostacoli: mi serviva un avvocato e il costo per un’operazione del genere era di diverse decine di migliaia di euro, da pagare anche se non fosse andata a buon fine. Alla fine presi coraggio, scelsi un buon studio di Milano e iniziò la trattativa che non fu affatto semplice e durò parecchi mesi. Da una parte c’era un colosso che stava già investendo parecchio denaro, competenze e mezzi per acquisire una startup di un ventitreenne senza rischiare pazzie. Dall’altra parte c’ero io, che non avrei accettato se non avessi avuto la certezza di poter tenere il pieno comando della mia creatura anche dopo l’acquisizione.

Sì, in Italia si può fare innovazione

Centinaia di pagine in legalese dopo…Avevo ottenuto la governance dell’azienda da statuto senza possibilità di essere escluso ed ero finalmente soddisfatto. TeamSystem (attraverso la controllata Danea Soft) ha acquisito il 51% delle quote, ma avrei tenuto io il comando e avremmo avuto accesso a un grande nuovo bacino da conquistare. Abbiamo già iniziato a creare le prime sinergie tra Fatture in Cloud, Danea Soft e TeamSystem e mi auguro che tutto vada come spero. Sì, in Italia si può fare innovazione e consiglio a tutti i giovani che ci credono di darsi più possibilità per costruire la loro “creatura” di successo.

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