Il dollaro "di legno" nato dalla crisi del coronavirus | Smartmoney
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Ultimo aggiornamento il 23 giugno 2020 alle 7:00

Il dollaro “di legno” nato dalla crisi del coronavirus

Una cittadina nello stato di Washington ha riesumato dalla Grande Depressione il suo Wooden Dollar: tavolette da 25 verdoni l'una da spendere nei negozi locali e garantite dal comune

La crisi innescata negli Stati Uniti dal coronavirus ha prodotto un dollaro di legno. Una soluzione creativa per affrontare le difficoltà e sostenere le attività locali. A partorirlo un piccolissimo paese nello stato di Washington, Tenino, una comunità di meno di 2mila anime fra Seattle e Portland. I residenti che possano dimostrare il proprio stato di necessità possono ricevere fino a 300 dollari al mese di “dollari di legno”, garantiti dal comune.

Dove spendere i Wooden Dollar

Le singolari banconote sono effettivamente realizzate in compensato e ciascun “biglietto”, anzi tavoletta, vale 25 dollari. Si possono usare per fare acquisti di beni e servizi in certi negozi licenziatari o autorizzati, ovviamente seguendo specifiche linee guida del municipio. Per esempio, non si possono convertire in veri dollari e non si possono usare per acquistare alcolici, tabacco e marijuana, che pure a Washington sarebbe legale. I negozianti possono poi farseli cambiare al comune in quattrini sonanti.

 

“Come fosse cash”

Consideriamo il denaro di legno proprio come fosse cash” ha spiegato lo store manager del Tenino Market Fresh alla Cnn. Il sistema, di cui pure molti esperimenti si sono visti in Italia negli anni scorsi, sembra funzionare. I circuiti di scambio e credito alternativi non sono una novità (chi si ricorda per esempio il Sardex?) ma assistere alla trasformazione del dollaro fa una certa impressione. “La valuta si può spendere solo a Tenino, dunque aiuta a tenerci in piedi e a fare acquisti in zona” continuano i commercianti.

 

Per ora il piccolo comune ha stampato – anzi, prodotto – circa 10mila dollari di tavolette e molte persone ne hanno già ricevute, pronte da spendere nei negozietti del posto. Si mette insieme l’utilità immediata ma anche un elemento di creatività, ha spiegato il sindaco Wayne Fournier. Anche perché le comunità di questo genere ricevono davvero briciole dei fondi statali e federali dedicati al sostegno per la pandemia. Per cui sono costrette a fare di necessità virtù: “Nessuno ci aiuterà, dobbiamo cavarcela da soli” aggiunge il primo cittadino.

 

Il precedente della Grande Depressione

Curiosamente, già durante la Grande depressione del 1929 Tenino aveva tentato un simile esperimento. Il Wooden Dollar era stato stampato nel dicembre del 1931, dopo il fallimento di una banca della città e il congelamento dei risparmi di tutti i cittadini. L’unica differenza con la situazione attuale è che all’epoca il progetto era sostenuto dalla locale Camera di commercio piuttosto che dal governo locale. Ed era stato lanciato da un quotidiano locale, che mise a disposizione i propri macchinari. Circolante fino al 1933, il primo Tenino Wooden Dollar divenne poi un pezzo da collezione. Come diverse altre valute alternative spuntate in quegli anni da piccoli comuni, camere di commercio, istituti educativi o società private. Fra l’altro, quelle attuali le stanno stampando con le stesse attrezzature dell’epoca.

 

Curiosità dal resto del mondo

Ovviamente, come sappiamo bene in virtù dei molti esperimenti italiani, più che di una valuta si tratta di un sistema di “token”. Cioè di buoni, chiamiamoli come vogliamo, destinati a dare una spinta all’economia locale. Ma in fondo una moneta è ciò di cui qualcuno è disposto a privarsi e qualcun altro ad accettare, dietro certe garanzie. Per cui i Wooden Dollar, almeno a Tenino, agiscono di fatto come sostituti delle autentiche banconote. Intanto al comune sono arrivate un sacco di richieste di informazioni: non solo da altri centri statunitensi ma anche dai vicini Canadesi, dalla Nuova Zelanda e dalla Norvegia. “Spero davvero che ispiri altre comunità a sperimentare nuove idee” ha chiuso Fournier.

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