Lisa Di Sevo: a scuola di startup. Il 17 novembre l’evento illimitHER
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Ultimo aggiornamento il 13 novembre 2020 alle 14:08

Lisa Di Sevo: a scuola di startup. Il 17 novembre l’evento illimitHER

Consigli per confrontarsi con fondi di Venture Capital. L'intervista alla presidente di SheTech e Partner & Investor Manager di PranaVentures

«L’esecuzione è meglio dell’idea». Lisa Di Sevo ha riassunto in un tweet il messaggio di fondo che trasmetterà il 17 novembre, dalle 18:30, nell’evento “A scuola di startup” organizzato da illimitHER. Presidente di SheTech, l’associazione no profit che vuole colmare il gender gap nel mondo dell’imprenditoria, della tecnologia e del digitale, e Partner & Investor Manager di PranaVentures, Di Sevo parlerà di come il mondo del Venture Capital si sta evolvendo in Italia, spiegando anche quali sono i passi da compiere per fondare una startup, rapportarsi con i grandi fondi ed entrare nel loro portafoglio. Mentor nei programmi di innovazione per Nokia, Google e Commissione europea, Di Sevo lavora da anni nel mondo startup, con esperienza anche nel settore dell’accelerazione. «La pandemia – ha spiegato a StartupItalia – ha accelerato il settore digitale e in questo momento chi deve fondare una startup non può trascurare questo aspetto».

Di Sevo: il team al primo posto

A pochi giorni dalla live che sarà trasmessa sui canali social di StartupItalia e illimity bank, abbiamo domandata a Di Sevo quali sono i punti di forza da cui una startup deve partire per puntare a crescere e scalare. «L’idea conta fino a un certo punto – ha premesso – credo che tutti gli imprenditori possano avere un’idea giusta, ma non basta. Se si guarda a giganti come eBay, Google e PayPal, anche loro agli esordi hanno ricevuto molti no da fondi di investimento. La verità è che è difficile raccogliere investimenti se hai un’idea fighissima, ma un team mediocre; un’idea che va migliorata con il team giusto vale come miglior punto di partenza».

VC: come creare network

Oltre alla strada del crowdfunding, le startup hanno sempre più possibilità di accedere a programmi verticali lanciati da VC come il Fondo Nazionale Innovazione. «Al di là della pandemia, le regole per partire sono sempre le stesse – ha sottolineato Di Sevo – bisogna fare due diligence e cercare quei fondi che investono nello stadio di sviluppo della nostra impresa; a quel punto non basta mandare una mail: occorre mettersi in contatto con i Founder delle società già in portafoglio per raccogliere feedback e creare network. Non si tratta di raccomandazioni, nel senso negativo del termine. Solo questo mese abbiamo ricevuto 200 proposte – ha aggiunto – ed è naturale che se alcune di queste hanno reference vengano valutata in un certo modo rispetto ad altre».

Cosa ci fate con quei soldi?

Nella chiacchierata con Lisa Di Sevo abbiamo parlato anche degli effetti della pandemia sul settore economico e delle opportunità di questa epoca. «Detta fuori dai denti: oggi è uno dei momenti storici più importanti in cui in Italia si può fare startup. È un mercato nascente per il Venture Capital, anche dal punto di vista degli operatori. Guardiamo all’impatto che ha avuto l’azione di CDP sull’ecosistema dell’innovazione». Questo non significa che sia facile. «Quando si fonda una startup, nel kit di partenza non può mancare l’investor deck, con numeri e ipotesi di crescita. Bisogna dare l’idea che, con gli investimenti richiesti a un VC, la startup sappia qual è il traguardo da raggiungere in termini di crescita del team o del business. E poi il pitch: ogni Founder è prima di tutto un venditore della propria idea: bisogna sapere raccontare una storia di successo, legarla al team o alla tecnologia».

 

In un palinsesto che ha messo al centro le voci e le migliori esperienze di donne nel mondo dell’impresa, della società e della cultura, l’intervento di Lisa Di Sevo a illimitHER dedicherà spazio anche al ragionamento sul gender gap che riguarda l’ecosistema dell’innovazione. Stando al report trimestrale del MISE pubblicato in luglio, le startup a prevalenza femminile rappresentano soltanto il 13,2% dell’intero panorama italiano. «Con queste cifre è inevitabile che il numero di investimenti su quelle realtà sia più basso. Ai vertici mancano le donne: bisogna facilitare il loro ingresso nel networking. Ma i talenti ci sono eccome: le Female Founders al vertice delle startup che abbiamo nominato come figure da tenere d’occhio hanno raccolto 45 milioni di euro complessivi dal 2015 a oggi».

 

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