Quattro consigli di Nik Storonsky, Ceo di Revolut, la fintech dei record | Smartmoney

Ultimo aggiornamento il 27 gennaio 2020 alle 14:30

Quattro consigli di Nik Storonsky, Ceo di Revolut, la fintech dei record

«1) Approfondisci, 2) Collabora, 3) Sii concreto, 4) Non fermarti mai», sono i consigli che Nik rivolge ai ragazzi che vogliono fare carriera nel fintech.

“Stakanovista” è l’aggettivo che più si adatta a descrivere Nik Storonsky: è il Ceo e cofondatore di Revolut, la fintech cresciuta alla velocità della luce nell’ultimo anno, con un incremento della sua valutazione da 350mila a 1,7 miliardi di dollari (fonte Forbes). Oggi la piattaforma di servizi finanziari può contare su 3,7 milioni di utenti attivi ogni mese.

«Lavoro dalle 8 del mattino alle 22:30, il 99% della mia vita è dedicato al lavoro», è una delle sue dichiarazioni, con buona pace del “work life balance”.

Gli abbiamo fatto qualche domanda in un momento cruciale per la sua fintech , al lavoro per espandere i suoi servizi finanziari nel mondo: «Lanceremo negli Stati Uniti e in altri mercati in Nord, Centro e Sud America, Asia-Pacifico e Medio Oriente».

Dalla laurea in fisica a Mosca al fintech

Laureato in fisica e tecnologia all’Università di Mosca, Nik studia economia presso la New Economic School di Mosca, prima di trasferirsi a Londra dove lavora come trader, prima per Lehman Brothers e poi per Credit Suisse. Da un suo bisogno personale, quello di inviare soldi all’estero senza pagare ingenti commissioni, nasce poi l’embrione che darà vita a Revolut:

«Avevo cercato un canale che mi permettesse di fare un cambio di valuta più equo. Ma non ci ero riuscito. Allora ho capito due cose: 1) Di avere una buona idea. 2) Di possedere la determinazione per realizzarla. Dovevo quindi solo fare del mio meglio per creare qualcosa che potesse rivoluzionare un’industria e migliorare la vita delle persone».

Insieme all’amico e collega, Vlad Yatsenko, sviluppa un’idea semplice quanto geniale: garantire ai suoi utenti i tassi di cambio interbancari. Per i non addetti ai lavori, si tratta dei tassi dinamici con cui le banche scambiano le valute. Revolut non applica commissione e ricarichi, su cifre inferiori alle seimila sterline. I tassi li ottiene da terze parti, da società di servizi finanziari accreditate come Morningstar e Currencycloud:

«Siamo partiti dal confronto con molte persone esperte nel settore del banking e del payment. Il confronto è stata la base. Poi l’idea ha iniziato a circolare ed è piaciuta: abbiamo ottenuto un primo seed di 1,5 milioni di sterline (a cui poi sarebbero seguiti altri round per un totale di 336 milioni di dollari, secondo Crunchbase, ndr)».

All’inizio, ci racconta Nik, è stato tutto un percorso in salita: «Molti continuavano a ripeterci che eliminare le fee era impossibile, ma abbiamo lavorato sodo e dimostrato che potevamo farlo. Poi c’è stata un’altra montagna da scalare che si chiama “fiducia”. Le persone sono scettiche, specie quando si tratta di affidare i loro soldi a qualcuno. Come siamo riusciti a conquistarle? Semplicemente offrendo quello che avevamo promesso loro: il controllo delle loro finanze e la massima trasparenza sui processi».

Revolut negli anni ha ampliato la gamma dei suoi servizi: da nuove modalità di risparmio con un meccanismo di risparmio, all’opportunità di acquistare criptovalute, fino a servizi assicurativi nel campo della salute.

Le cadute inevitabili nella gestione dei dipendenti

Nik ama paragonare la sua fintech a una navicella spaziale. Per portarla nella direzione programmata serve avere una squadra di persone “allenate e con il mindset giusto”. Non è un caso che proprio la crescita del team, così veloce in così poco tempo, abbia procurato più di un grattacapo a Nik. Come l’inchiesta di Wired che ha accusato la fintech di “stressare eccessivamente i suoi lavoratori”:

«Abbiamo imparato a gestire meglio le persone. Quello che funziona per cinque persone, non può avere lo stesso esito se riguarda ottanta o mille dipendenti»

E ci tiene a precisare che Revolut è cambiata sul serio e oggi è stata riconosciuta come una delle migliori aziende tech in cui lavorare a Londra e in Regno Unito (secondo Linkedin Rocket List e Hired).

Nik sottolinea poi ancora una volta l’importanza del team: «Non sono la tecnologia, il denaro o altre risorse a rendere grande un’azienda. Ma le persone. Se hai persone brillanti in squadra, non importa in che settore operi, avrai sempre la possibilità di fare bene e di cambiare velocemente direzione». Oggi Revolut ha più di 1.500 dipendenti.

4 azioni che portano in alto

«1) Approfondisci, 2) Collabora, 3) Sii concreto, 4) Non fermarti mai», sono i consigli che Nik rivolge ai ragazzi che vogliono fare carriera nel fintech.

Questo è il mantra che ripete per portare Revolut sempre più in alto e realizzare il sogno di “creare una vera piattaforma globale per le esigenze finanziarie di tutti: «Stiamo integrando sempre nuove soluzioni. Un’anticipazione: un nuovo prodotto per bambini che abbiamo pensato per aiutare  i giovanissimi a imparare le basi nella gestione del denaro e spendere in modo saggio, con l’esperienza e l’aiuto dei genitori».

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