I 4 pilastri dell'OpenX che rivoluziona la finanza mettendo insieme fintech e banche | Smartmoney immagine-preview

Lug 7, 2019

I 4 pilastri dell’OpenX che rivoluziona la finanza mettendo insieme fintech e banche

OpenX è il nuovo paradigma che detterà le condizioni per la collaborazione tra banche, fintech e terze parti, secondo il report di Capgemini ed Efma

Mentre le banche discutono sui vantaggi e i rischi dell’open banking, il modello è già stato superato. OpenX è il nuovo paradigma che detterà le condizioni per la collaborazione tra banche, fintech e terze parti, e permetterà alle banche di sopravvivere alle minacce delle telco sempre più pronte a “mangiare la torta” dei servizi finanziari.

Questa è l’opinione che emerge in uno studio realizzato da Capgemini ed Efma, che ha indicato i presupposti dell’OpenX, invitando le banche a mettere in discussione i loro modelli di business e dare vita a un mercato davvero collaborativo: una sharing economy dei servizi finanziari con innumerevoli vantaggi per i consumatori.

 

Perché l’Open Banking è già superato

«Fino a oggi molte banche e fintech hanno considerato l’open banking come una semplice soluzione tecnologica, senza cambiare davvero le loro strategie di business. Così facendo l’open banking ha fornito soluzioni a breve termine, per problemi di ieri, senza sfruttare davvero le opportunità che esistono», si legge nel report.

In altre parole, l’open banking finora è servito come sistema per creare nuovi prodotti finanziari, escludendo due aspetti di fondamentale importanza:

  • Il miglioramento dell’esperienza utente, che si è limitato finora alla realizzazione di interfacce grafiche più facili da usare
  • Non è mai stato realizzato un modello per monetizzare le API e usare i dati per creare prodotti personalizzati e migliorare le revenue degli attori coinvolti nel processo.

Per raggiungere in concreto questi due punti è necessario il passaggio dall’open banking a un modello di OpenX, che si fonda su quattro pilastri.

 

I quattro pilastri dell’OpenX

Secondo il report di Capgemini ed Efma sono quattro i pilastri che definiscono un nuovo paradigma per una più proficua collaborazione tra banche, fintech e terze parti:

 

  • Focus sulla customer experience (e non più sul prodotto): nel nuovo paradigma OpenX, l’interesse delle banche non è solo quello di collaborare con le fintech per offrire nuovi servizi finanziari, ma di trasformare davvero l’esperienza utente nella sua interezza, con una reale integrazione dei servizi: «L’ambiente OpenX incoraggerà le aziende a personalizzare sempre di più l’offerta al singolo utente, garantendo più trasparenza e “un’esperienza fluida” ai clienti», si legge nel report.
  • Dati come principale asset: per migliorare l’esperienza utente diventa fondamentale una corretta lettura dei dati. Conservarli o archiviarli non è sufficiente, se non sono usati “in modo strategico per creare valore, prendere decisioni migliori e aumentare le revenue”. Secondo il report, il modello da imitare è Netflix, la piattaforma di streaming che usa i dati (il comportamento dell’utente, le ore in cui usufruisce del servizio ecc.) per personalizzare i contenuti per i suoi 140 milioni di utenti. Per riuscire nell’intento, fintech e banche devono stringere partnership con società esperte nell’analisi dei dati, così da differenziarsi e monetizzare
  • La parola chiave: partnership. L’OpenX porterà le banche a interrogarsi sempre di più sul loro ruolo nell’ambito dell’innovazione. Secondo il report, invece di costruire prodotti da sole, le banche dovranno focalizzarsi sul loro core business, stringendo partnership con aziende capaci di tradurre i dati degli utenti in prodotti di valore. L’esempio da seguire è quello di alcune celebri case automobilistiche, come Audi, BMW e Daimler, che hanno stretto partnership con Here Technologies, per integrare le tecnologie di navigazione nei loro servizi, invece di svilupparle in-house.
  • Dal possesso alla condivisione. Il quarto pilastro è quello più importante perché implica un cambiamento di mentalità per le banche e gli attori del sistema finanziario. È il passaggio dal possesso a un’economia della condivisione. «Ogni player deve puntare sulle sue forze, e trovare una nicchia nella quale può essere leader, sfruttando al contempo le competenze degli altri partecipanti che definiscono l’esperienza degli utenti». Condividere esperienze e specializzarsi sono le chiavi del nuovo paradigma.

 

La necessità delle API

Come possono riuscire le banche a mantenere la loro influenza all’interno della nuova sharing economy dei servizi finanziari? La chiave sono le API e, soprattutto, partecipare attivamente alla realizzazione di protocolli per uno standard condiviso nel loro utilizzo: «Le API sono e saranno continuamente sottoposte a un processo di standardizzazione per due motivi principali: per migliorare la qualità delle loro performance e la sicurezza», si legge nel report.

Capgemini ed Efma ragionano poi anche sui possibili modelli di revenue delle API. Da quelli più diretti, come la divisione delle revenue tra banche e fintech che le utilizzano, al modello fee (dove si pagano fee per l’accesso), fino a modelli di guadagno più indiretti, che saranno quelli più popolari nell’OpenX.  Come i due che descriviamo:

 

  • Referred business sales leads: un’organizzazione espande i suoi canali di distribuzione, integrandosi con i propri partner.
  • Actionable data from insight: le organizzazioni raccolgono e condividono dati (come le decisioni sugli acquisti, il bisogno di prestiti ecc.) o informazioni contestuali (profili di rischio o proiezioni di guadagno..) per far crescere i loro business insieme:

 

«Nel modello di revenue “Actionable data”, le aziende collaboreranno per identificare delle nuove opportunità, favorendo le attività di cross selling e up selling», si legge nel report.

Un esempio di quest’approccio è la britannica Starling Bank, che ha creato un vero e proprio marketplace-vetrina per altre fintech. Queste possono farsi conoscere al pubblico di Starling che, dal suo canto, può così aumentare l’offerta per offrire più valore ai propri clienti, incrementare il traffico sulla piattaforma e le interazioni. Le fintech possono anche accedere ai dati della banca, per ottimizzare e migliorare i servizi che offrono sulla piattaforma.

I nuovi ruoli nell’OpenX

Il report indaga poi i ruoli che i nuovi attori del marketplace dei servizi finanziari potranno avere. Al modello tradizionale “integrato” – nel quale un’azienda mantiene il controllo del servizio, dalla sua creazione alla sua distribuzione – con OpenX nascono nuovi ruoli, che vengono così descritti:

 

  • Fornitori: che si impegneranno unicamente alla realizzazione del prodotto, lasciando a terze parti la distribuzione.
  • Aggregatori: le aziende che delegheranno la produzione e creazione dei servizi a terze parti, ma manterranno il controllo sui loro canali per la distribuzione.
  • Orchestratori: che avranno il compito di coordinare i partner per creare più valore lungo tutta la filiera.

 

Il nodo sicurezza

La realizzazione del modello OpenX passa per alcuni ostacoli, come la sicurezza dei dati e la paura di perdere il controllo degli stessi da parte delle banche. Senza dimenticare il problema della privacy che sarà sempre più sentito dai consumatori.

La soluzione è ancora una volta nella parola “collaborazione”: «Il marketplace OpenX vedrà i suoi player sviluppare e adottare tecnologie standardizzate e superare le sfide della sicurezza e della privacy, lavorando con specialisti ed enti di controllo. Le banche dovranno lavorare con i player di altri ecosistemi per massimizzare l’utilizzo dei dati ed essere sempre al primo posto nella mente degli utenti durante tutta la loro esperienza nei servizi finanziari», si legge nel report.

 

Il report è gratuito. Clicca qui per scaricarlo.

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