immagine-preview

Nov 20, 2018

Look Lateral, quando la blockchain è un’opera d’arte

Come un'azienda che si divide tra Seattle e Mantova ha reso totalmente digitale il mercato dell'arte. Trasformando il proprio business model e offrendo un nuovo strumento finanziario agli artisti

C’erano una volta il baratto e poi le monete, protagoniste di un mercato fragile fatto di scappatoie, corruzioni, speculazioni e possibili furti. Poi arrivò Internet, che tutto stravolse, introducendo nuovi rischi e nuove riflessioni su transazioni, pagamenti e sicurezza. Riducendola a poche righe, si potrebbe raccontare così la storia prima della Blockchain: che per l’Italia è una delle tante parole del grande vocabolario dell’innovazione che unisce nuovo e tradizionale. Con Blockchain si possono creare nuove monete, ma anche comprare e vendere quanto di più raffinato ci sia in circolazione: l’arte, come dimostra la storia di Look Lateral.

Che cos’è la Blockchain

Innanzitutto, Blockchain – letteralmente “catena di blocchi” – è una tecnologia: nata 10 anni fa e approdata in Italia nel 2012, basa il suo funzionamento su un immenso registro pubblico di dati condivisi, decentralizzati e non modificabili. Quello che la rende interessante facendo la sua conoscenza – e prevedendone un sempre maggiore protagonismo nella nostra epoca – è che per “dati” possiamo intendere informazioni di ogni tipo che necessitino di una veicolazione sicura.

 

Blockchain non solo permette le transazioni di criptovalute, come Bitcoin, che l’hanno resa famosa prima agli addetti del settore e poi alle cronache: con la blockchain diventa possibile anche la condivisione di ricerche e studi scientifici, l’eliminazione degli intermediari nello scambio di informazioni digitali nel campo della cybersecurity, la verifica dell’autenticità di certificati ufficiali, la redistribuzione delle risorse pubbliche da parte del Governo e della pubblica amministrazione, la riduzione del rischio di brogli in caso di elezioni, la distribuzione energetica. O persino l’acquisto di opere d’arte.

La sua unità di partenza, che è anche la base del suo meccanismo, è la funzione di hash (una sorta di impronta digitale) che genera stringhe di 40 caratteri per ogni singola informazione. Per rendere più semplice questo concetto, pensiamo a quello che è stato proprio il primo utilizzo della Blockchain: spostare denaro e produrre guadagno. Immaginiamo di dover dare 10 euro ad un amico: questa operazione corrisponde ad una stringa di informazioni che spiega lo spostamento di denaro da A a B. L’amico B a sua volta userà quel denaro per pagare 5 euro a C. Un’altra stringa viene generata, parzialmente riproducendo la prima, raccontando cioè tutto il percorso della cifra sin dal suo generarsi.

 

Si possono effettuare innumerevoli transazioni: quello che non si può fare è  cancellare dalla memoria parti di codice, perché tutto è riportato sul registro che comprende i possessori del denaro e il suo utilizzo. “Per la prima volta la tecnologia ci permette di operare anche in assenza di fiducia, prevenendo manipolazioni tipici della moneta che tutti conosciamo, e che fu, agli albori una uguale rivoluzione – spiega Gian Luca Comandini, docente e cofounder di AssoB.it, l’associazione per lo sviluppo delle tecnologie Blockchain e founder di You&Web Agency – Ma restando in termini di rivoluzione, la Blockchain vi posso assicurare che sarà di gran lunga superiore a quello che fu l’avvento di Internet, e l’hanno capito anche quelli che pubblicamente la attaccano, perché nel frattempo la stanno osservando investendovi”.

Più fiducia per tutti

È la sicurezza la chiave di volta della Blockchain: a partire dall’accesso ai dati sempre possibile e trasparente fino ad arrivare alla sua “non-hackerabilità”, per la quale sarebbe necessaria una potenza computazionale oggi inesistente. La centralità dei computer nell’economia attuale rende possibile misurare il valore economico anche attraverso la potenza di calcolo: uno spostamento di pensiero su cui si basa proprio la rivoluzione delle criptovalute.

 

Quella che adesso si rafforza è proprio la cosiddetta “totale automazione del meccanismo di fiducia”. Ne è un esempio particolarmente originale l’esperienza di Look Lateral, che ha sede a Seattle e un’anima italiana, ed è nata per occuparsi di arte, tecnologia e finanza, partendo da un prodotto editoriale e diventando poi referente per gallerie di arte contemporanea.

A Mantova ha presentato la sua evoluzione – raccontata ad un pubblico trasversale sulla sua nuova piattaforma web – accanto a Bitviking: startup quest’ultima fondata per costituire una mining farm e creare soluzioni applicative per clienti e aziende basate sulla Blockchain. Quello che fa Look Lateral non è molto diverso dall’acquisto di opere d’arte – o parti di esse – dando la possibilità di acquistare sotto forma di token quote di proprietà certificate tramite Smart Contract: protocollo di transazione computerizzato che esegue i termini di un contratto soddisfacendo le condizioni comuni ma riducendo al minimo contestazioni e le necessità di intermediari.

La crescita di Look Lateral

Look Lateral ha scelto il mercato statunitense, più normato rispetto a quello italiano, per crescere e consolidarsi anche tramite fundraising: ambisce a diventare una delle prime aziende a effettuare un STO (Security Token Offering) e a operare secondo modalità che alla solidità della finanza tradizionale uniscono la sicurezza della Blockchain. “A gennaio abbiamo messo in vendita il 5% dei nostri utility  tokens in una prevendita riservata ai possessori di Dragon – racconta Pietro Ferrazzi, del team legale di Look Lateral – I Dragon sono i token emessi dalla società Dragonchain fondata da Joe Rots, ex programmatore Disney, anch’essa con base a Seattle e che sta sviluppando la blockchain su cui girerà la piattaforma Look Lateral. La prevendita è andata esaurita in circa 15 minuti”.

 

 

Dopo un’attenta e profonda analisi con avvocati e investitori internazionali, la società ha deciso di emettere altri 500,000,000 token di LOOK security, “Che rappresentano il 20% di Look Lateral Inc. nel suo insieme, includendo il marchio, il magazine, il suo sistema di tagging e di provenance, la sua metodologia di pricing basata su algoritmi proprietari e FIMART (il mercato finanziario dell’arte) ” aggiunge Ferrazzi. Questo equivale a dire che il valore dei token sarà direttamente connesso alla salute di Look Lateral: più cresce quest’ultima, più varrà ogni singolo LOOK.

 

Infine, il token finisce per diventare l’equivalente di un pacchetto azionario: “Il LOOK sarà sempre negoziabile e, oltre ai dividendi societari, garantirà ai suoi titolari un ulteriore dividendo giornaliero, calcolato in percentuale sulla mole delle transazioni di Fimart. Il daily dividend sarà distribuito inizialmente in moneta FIAT e, successivamente, sotto forma di frazioni delle opere d’arte compravendute”. Sommando all’investimento finanziario anche una contropartita, tangibile, in quadri o statue o qualsiasi altra forma in cui l’arte si incarna.

Rimani sempre aggiornato sui
temi di StartupItalia!
iscriviti alla newsletter