Come funziona Apple Pay (e perché non è affatto una novità)

Ultimo aggiornamento il 10 settembre 2014 alle 8:29

Come funziona Apple Pay (e perché non è affatto una novità)

Come ci si aspettava, Apple Pay ha fatto il suo ingresso nel settore di pagamenti. Il sistema, basato su NFC e Touch ID, funziona sia offline sia online, ma non è niente di nuovo.

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Apple ha appena presentato la nuova piattaforma di pagamenti Apple Pay a Cupertino. La piattaforma sarà integrata nel nuovo Apple 6 in lancio negli Usa nel mese di ottobre. Apple quindi entra, anche pesantemente, nel settore dei pagamenti, espandendo la sua piattaforma chiusa usata per gli acquisti digitali su ITunes e focalizzandosi sul mondo proximity, ossia nel pagamenti nel mondo fisico, attraverso la tecnologia NFC. In più, lo stesso wallet potrà essere usato per transazioni online anche fuori iTunes.

In realtà, cosa veramente porta Apple nei pagamenti è la forza: la massa critica rappresentata da 800 mln di user dell’attuale wallet chiuso di iTunes. E con esso quindi una potenza di fuoco, globale, che nessuno fino ad oggi è riuscito a mettere in campo.

Queste persone, se passeranno all’iPhone 6 avranno la possibilità di usare lo stesso wallet, aggiungendo anche altre carte di credito e di pagamento, attraverso l’upgrade dell’applicazione Passbook, per effettuare pagamenti via NFC nei negozi che accetteranno il sistema. Negli Stati Uniti ovviamente Apple che gioca in casa parte alla grande con già 220 mila negozi aderenti, appartenenti a catene molto importanti (Disney, Sephora, Starbuck, Target, Staples, Mc Donalds, etc ). Potranno usarlo anche online (sempre presso i merchant on line convenzionati, si parte con Uber e Groupon ma non solo)

La user experience, a detta di Tim Cook sarà unica, in perfetto stile Apple, con un semplice touch sul proprio IPhone (chiamato Touch ID) sarà possibile, avendo precaricato le proprie carte, pagare nel negozio avvicinando lo smartphone al POS abilitato. Le carte potranno essere precaricate anche utilizzando la “ISight” camera dell’ IPhone 6. Allo stesso modo sarà possibile fare transazioni online, riconoscendosi sul sito del partner, senza inserire la propria carta di credito, come del resto già oggi accade con PayPal, Masterpass e Visa Check out, per citare i principali, ma facendo in maniera remota dialogare il wallet Apple su smartphone con la parte sul sito.

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Ora, qui è il punto, Tom Cook definisce tutto questo “so cool” per lui e per Apple tutto ciò è un’enorme innovazione rispetto all’uso tradizionale delle carte di credito. I sistemi dei pagamenti, sue parole “are broken” e Apple porta un nuovo mondo.

A essere sinceri c’è ben poco di veramente nuovo, la tecnologia NFC esiste da oltre un decennio, il secure element che ne garantisce la sicurezza all’interno dell’Iphone non è dissimile da quelli già esistenti in giro, il fingerprint che dovrebbe essere usato per il Touch ID è già stato lanciato da PayPal con Samsung e PayPal stessa ha già recentemente lanciato un sistema “One touch”, come la startup Venmo. L’uso della foto per la cattura dei dati delle carte è già ben presente perfino nella app italiana di Paypal (come il riconoscimento fingerprint del resto). Anche l’esperienza on line con Apple Pay non sembra essere particolarmente diversa da come noi oggi in Italia usiamo PayPal, Masterpass in Italia sta lanciando e tra un po’ arriverà Visa Check out… Poi vedremo…

Ma la cosa più importante, dal punto di vista della industry, è che se il sistema “è rotto” Apple continua a poggiarsi ad esso. Senza la tradizionale carta di credito, nata oramai 60 anni fa circa, il wallet non fa proprio nulla, e senza un negoziante che abbia adeguato il proprio POS idem. Alla fine il wallet usa di fatto lo stesso schema di PayPal, interponendosi tra i tradizionali circuiti di pagamento e il merchant, senza sostituirli, senza cambiare le logiche, senza portare alcuna vera innovazione, direi degna di Apple. E PayPal ha quasi 15 anni….

Di fatto Apple mette insieme da un lato il proprio ecosistema e gli applica sopra pezzi e cose che altri (PayPal, Samsung ma anche Vodafone o altre TLC o altre banche) hanno già fatto.

La user experience sarà sicuramente studiata al massimo per essere seamless e perfetta e tutti la studieremo  ma non c’e’ una vera rivoluzione.

Comunque sono tutte cose non difficilmente replicabili. Anzi, con l’HCE, la smaterializzazione del secure element già lanciata da altri player, e terreno su cui si è buttata Google dopo la sua esperienza non entusiasmante sul Google Wallet, basato su NFC, addirittura il sistema di Apple tra qualche mese potrebbe perfino apparire già superato.

Non è un breaktrough vero questo. Non è iTunes che ha cambiato per sempre il mercato della discografia. E’ l’ingresso di un player da muscoli di acciaio e fascino da vendere nel mercato dei pagamenti. Ma con altri player concorrenti comunque ben posizionati.

Muscoli, una user base potenzialmente enorme, e fascino potrebbero comunque portare all’NFC nuova linfa vitale, cambiare i destini di una tecnologia che sembrava non farcela, e di un mercato che tranne qualche eccezione continua a non decollare rispetto alle previsioni. Questo si, ma non sarà una digital disruption vera.

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