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Mag 16, 2019

Jeff Koons, il suo coniglio è da record: 90,1 milioni di dollari

Nuovo primato per un artista vivente assegnato al "rabbit" di acciaio inox. Ma il mercato dell'arte vive da vent'anni un'esplosione incalcolabile: giro d'affari delle aste oltre i 14 miliardi di dollari

La cifra è da record: 91,1 milioni di dollari, primato per un’opera di un artista vivente. Ben oltre quello stabilito lo scorso novembre per un lavoro del pittore, incisore e fotografo britannico David Hockney, quel “Ritratto di artista (piscina con due figure)” che si era fermato a 90,2 milioni di dollari. Lo scenario è sempre un’asta di Christie’s e l’oggetto della salata contesa è stato “Rabbit“, uno dei celebri conigli in acciaio inox realizzati dal 64enne statunitense Jeff Koons nel 1986. Una serie limitata a tre esemplari.

L’acquirente

Ad aggiudicarsi quel lavoro evidentemente ispirato a un giocattolo gonfiabile per bambini – base d’asta 50 milioni – è stato il gallerista Robert Mnuchin, padre del ministro del Tesoro statunitense Steven, in sala a New York insieme al collezionista Peter Brant. Il pezzo apparteneva al patron della casa editrice Condé Nast, Samuel Irving Newhouse, scomparso due anni fa a ottant’anni.

Non è ovviamente la prima quotazione milionaria per Koons (nella foto qui sopra), alfiere del gusto kitch neo-pop adoratissimo dalle élite di mezzo mondo: già nel 2013 il suo “Baloon Dog (Orange)”, la scultura a forma di cane alta tre metri e lunga quasi uno in più (nella foto sotto), realizzata negli anni ’90, era stato battuto all’asta per 58,4 milioni di dollari. Il prezzo effettivo dell’ultimo record è in realtà di 80 milioni che salgono appunto a 90,1 con i diversi diritti coinvolti e le differenti commissioni della transazione.

Koons, già sposato per pochi mesi con l’ex pornostar Ilona Staller all’inizio degli anni Novanta da cui ha avuto un figlio, ha da poco annunciato che si ritirerà dal lavoro e chiuderà il suo studio a New York. Anziché infiacchirle l’annuncio deve aver rimpolpato le quotazioni: non è questo il caso ma l’arte contemporanea è uno degli investimenti più interessanti per chi abbia ampia liquidità (e non solo). Un po’ bene rifugio un po’ speculazione, alimenta un circuito parallelo di investimenti che, talvolta, toccano vette inaudite come in questo caso.

Il boom delle aste

D’altronde secondo le analisi del gruppo francese Artprice e della società cinese Artron il fatturato mondiale delle aste, per rimanere solo a quel canale di vendita, ha vissuto negli ultimi vent’anni un’autentica esplosione. Solo nel 1998 il giro d’affari globale era di 2,7 miliardi. Nel 2017 si è attestato a 14,9, con una crescita del 456% legata anche a un parallelo aumento delle quotazioni di alcuni artisti al top internazionale e al loro aumento in termini assoluti. Se infatti vent’anni fa venivano trattati i lavori di poco più di 53mila nomi, due anni fa si sono battute opere di ben 132mila creativi. Anche le case d’asta se la passano bene: se nel 1998 erano 690 sigle in tutto il mondo oggi sono quasi 900 per quasi un milione di lotti piazzati. Anche le geografie sono anche profondamente cambiate (i Paesi in cui si tratta l’arte tramite le aste sono una sessantina, con Shanghai, Pechino, Dubai e Hong Kong come nuovi epicentri oltre a quelli tradizionali).

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