Così i pagamenti mobili rivoluzioneranno anche distributori automatici
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Ultimo aggiornamento il 10 aprile 2015 alle 15:02

Ecco perché anche i distributori automatici di snack hanno bisogno dei pagamenti mobili

L’altro giorno ho preso un caffé con un imprenditore che ha una bella idea: permettere ai consumatori di usare mobile money, invece che contante, per i milioni di distributori automatici che, al momento, accettano solo monete e banconote. Basterebbe un congegno bluetooth in un distributore – l’installazione sembra facilissima – e tac, fatto. Paresh Patel... Read more »

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L’altro giorno ho preso un caffé con un imprenditore che ha una bella idea: permettere ai consumatori di usare mobile money, invece che contante, per i milioni di distributori automatici che, al momento, accettano solo monete e banconote. Basterebbe un congegno bluetooth in un distributore – l’installazione sembra facilissima – e tac, fatto.

Paresh Patel è il fondatore e CEO di PayRange. Ingegnere di formazione, ha investito nell’industria della vendita automatizzata tanti anni fa, e quest’esperienza gli dà una prospettiva chiara sulle debolezze nel mercato. La più grande è il contante stesso. Un’enorme percentuale delle chiamate di servizio con cui hanno a  che fare gli operatori di distributori automatici sono originate da vandalismo, soldi che s’incastrano in vari modi, o il bisogno di ridare il resto corretto.

Persino quando il distributore lavora perfettamente, tantissime vendite non si realizzano a causa del sistema di pagamento arcaico. La gente vuole ancora comprare cose ma spesso non lo fa perché non può. Non hanno contante, la macchina non funziona, oppure per troppe non hanno ricevuto il resto giusto e ora non ci riprovano più. Una recente ricerca della Coca Cola ha rivelato che il 43% delle persone che si avvicina a un distributore non ha i soldi giusti per fare un acquisto.

Il fattore della forma è, alla lettera, il fattore limitante. Immaginate di possedere un club, con file di persone che vorrebbero entrare. Eppure, inesplicabilmente, il vostro pompatissimo buttafuori rifiuta di fare passare quasi la metà di loro! Il buttafuori rappresenta le opzioni di pagamento di oggi. (Se la macchina accetta le carte, molte persone sono sospettose sulla sicurezza della transazione, così lasciano perdere. Patel ricorda i dati dell’Automatic Merchandiser Magazine: nonostante costosi meccanismi per le transazioni con carte siano in giro da decenni, sono incorporati soltanto da circa il 5% dei distributori).

Allo stesso tempo, la domanda per i prodotti da vendere non è cambiata. Questi elusivi millenials, così ambiti eppure così difficili da comprendere! Non usano cabine telefoniche o libretti d’assegni, ma vogliono soda e barrette di Snickers proprio come il resto dell’umanità. È vero, la ricerca citata è sponsorizzata dall’industria e andrebbe usata cum grano salis. Ma non è esagerato dire che anziani e hipster hanno voglia di snack e bevande veloci come la gente di 40 anni fa. Se ciò è corretto, Patel potrebbe averci visto lungo.

Sarà qualcosa di grosso? Proprio non lo so, e a una parte di me non importa. Forse il valore cumulativo per l’umanità sarebbe più grande se si compisse una profonda trasformazione nel valore nutrizionale di cosa esce fuori dai distributori automatici, piuttosto che modernizzare il modo in cui paghiamo questi prodotti.

Ma un’altra parte di me è impressionata da Patel e dalla sua idea. Ho ben presente il problema che ha identificato. Voglio dire, chi non ha avuto l’esperienza di trovarsi davanti a un distributore automatico e non comprare nulla perché mancava solo una monetina per la somma esatta, o perché tutto quel che avevi in portafoglio erano banconote di taglio troppo grande per essere prese dalla macchina? PayRange è anche un cash killer, il che vuol dire che il sottoscritto è predisposto a volerne sapere di più (vedi il mio libro). Come nei primi tempi di Square, la società vuole insinuarsi in mercati che sono storicamente, e spesso esclusivamente, dominati dal contante.

Tuttavia, la cosa più interessante sull’azienda di Patel è che… è piccola. Come molti imprenditori, vuole far soldi, probabilmente in somme che non potrebbero essere descritte come piccole. E secondo le sue valutazioni, il mercato di PayRange è, di nuovo, tutt’altro che piccolo. Dove voglio andare a parare è la più larga discussione sul futuro del denaro, o piuttosto IL FUTURO DEL DENARO. Come compriamo o non compriamo le barrette di dolciumi non è esattamente una componente fondamentale di un discorso maiuscolo, discorso di solito dominata dai temi dell’inclusione finanziaria, del mobile banking, e sempre di più da Bitcoin.

Ma la startup di Patel è un buon promemoria del fatto che nessun settore dell’economia sarà risparmiato da una revisione minuziosa e forse da uno sconvolgimento durante la rivoluzione monetaria ora in corso, quella dei pagamenti con dispositivi mobile. Dovunque ci sia frizione della transazione, lì ci sarà innovazione, persino dentro qualcosa di così apparentemente ordinario e non importante come le macchinette automatiche nel corridoio del vostro ufficio.

A una fiera di settore ,a Chicago lo scorso mese, Patel sperava che il suo piccolo staff potesse consegnare ordini per 2500 campioni di PayRange, con il prossimo obiettivo di 10 mila per la fine dell’anno. Ma il suo messaggio agli operatori di distributori automatici sembra aver colpito nel segno. Dopo 15 ore di fiera, Patel aveva 33mila ordini.

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Per quanto riguarda un argomento completamente diverso, vi voglio dare una notizia eccitante: nonostante la mia fascinazione per il futuro dei soldi rimanga incurabile, di recente ho speso un po’ di tempo per esplorare il futuro dell’editoria. Il risultato è Firsthand, un’antologia di alcuni dei miei progetti preferiti dello scorso decennio, rimasterizzati per il web con poscritti, slideshow, video e altro. Include un capitolo da ognuno dei miei liberi, accanto a una dozzina di pezzi lunghi da Wired, Nature e altre testate. Spero gli darete un’occhiata!

Testo tradotto da Francesco Riccardi.

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