Il più grande merito di Bitcoin? Aver salvato le monete nazionali
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Ultimo aggiornamento il 27 aprile 2015 alle 15:13

Il più grande merito di Bitcoin? Aver salvato le monete nazionali

“Affideresti i tuoi risparmi di una vita agli Stati Uniti d’America o a un manipolo di strambi smanettoni?”: non è questa la domanda da farsi per interrogarsi sul ruolo di Bitcoin.

David Wolman

Qualcosa di strano è avvenuto da quando è nata questa sorta di Bitcoin mania. La confusione post crisi finanziaria sulla natura del denaro mixata alla venerazione di Satoshi (Nakamoto, ndr) e a una spolverata di fervore per Occupy Wall Street ha creato un’atmosfera nella quale le persone comuni (non gli economisti) hanno cominciato a chiedersi cosa fosse la moneta, come funzionasse e da dove derivasse il suo valore. (Risposta: una speciale polvere di stelle chiamata trust).

In giro per il mondo, le persone si stanno svegliando da un periodo di accettazione indiscussa delle loro valute nazionali (o dell’euro) come unica opzione possibile. E questa è una buona cosa.

Oltre al denaro per il quale paghi le tasse, si possono possedere dollari, yen, pesos o corone. Ma queste sono tutte monete emesse dalle banche centrali. Si sa: moneta dello stato. Valute private o alternative sono relativamente comuni (miglia aeree Ven, Bristol Pound) ed esistono da sempre (Amazon Coins, Auroracoin, Stellar). Ma queste valute non sono state studiate per sfidare o far finire il regno della moneta.

Bitcoin invece era progettato proprio per questo, o almeno molti dei suoi sostenitori sostengono che lo fosse, e anche io credo che potesse esserlo.

Tuttavia quando si ascoltano quasi tutte le conversazioni riguardanti Bitcoin si ha come l’impressione che, nonostante sia affascinante, importante, e che magari valga la pena farci degli esperimenti, saresti un pazzo a investirci la tua pensione. Anche al culmine della crisi del debito europeo, o quando i ciprioti si vedevano confiscare i loro soldi, non c’è mai statal’impressione che le masse fossero pronte ad abbandonare del tutto la moneta dello stato.

Bitcoin è cool, fantastico, una nuova forma di denaro, ma non per questo stai per barattare tutti i tuoi dollari o euro con questa moneta. Questo breve avvertimento, che ho sentito innumerevoli volte, è ancora eloquente riguardo al futuro dei soldi. Molte persone non la metterebbero mai in questi termini, specialmente se di mentalità anti-governativa, ma il fatto è che Bitcoin e le miriadi di altri esperimenti sulle criptomonete non hanno eliminato la fede in istituzioni note come Stato o la valuta che questo emana per alimentare il commercio. Quando vengono posti davanti alla domanda “Affideresti i tuoi risparmi di una vita agli Stati Uniti d’America o a un manipolo di strambi smanettoni?” le persone stanno ancora dalla parte della loro nazione (o, toccando ferro, dell’eurozona).

E grazie a Dio! Dopotutto, troppi scricchiolii della nostra già precaria fede nello Stato, e tutto il castello di carte potrebbe crollare. Nel caso vi dimenticaste, la moneta dello stato è il ricamo utilizzato per tenere insieme quell’entità che organizza la società, meglio conosciuta come governo.

A causa della sua ingegnosa componente tecnologica, Bitcoin potrebbe ancora diffondersi in modo massiccio, come io stesso ho suggerito in questo saggio di quasi un anno fa. E per molti motivi spero che accada. Tuttavia questo successo potrebbe dare alle monete nazionali ancora una spinta. In che modo? Grazie alla competizione.

Come mi ha recentemente spiegato Marc Hochstein, autore di American Banker, i responsabili delle valute nazionali “potrebbero cooptare molte delle cose che oggi fanno sembrare così speciale la criptomoneta” – soluzioni veloci, maggiore privacy, metodi anti-contraffazione, e così via. Combinate tutto questo con il vantaggio che le monete nazionali (e l’euro) hanno già sotto forma di storia, territorio, legge, forze armate, e una tollerabilità quasi universale, e le monete nazionali di domani saranno onnipotenti.

Dovrei comunque aggiungere che il recente calo di Bitcoin a 100 dollari è interessante ma non è ciò che ha motivato questo post. Le variazioni nel breve termine sono poco rilevanti per quanti di noi sono sufficientemente pazzi da essere ossessionati dalle conseguenze che tutte queste innovazioni monetarie avranno tra alcuni anni.

In un altro appunto, sto cominciando a studiare una cosa nota come Yerdle (piattaforma per regalare gli oggetti che non si utilizzano più, ndr). C’è un equivalente in Europa? Se sì, fatemi sapere. Sono in contatto con uno dei fondatori, un ragazzo notevole che si chiama Adam Werbach— e a breve scriverò qualcosa a riguardo. Ciò che voglio sapere è se Yerdle può rivoluzionare l’economia degli oggetti vintage, o se è solo una versione elegante della datata abitudine ben riassunta nella foto qui sotto. Stay tuned.

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Testo tradotto da Marta Eleonora Rigoni

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