Libra finisce nel cassetto? Ecco come cambia la moneta di Facebook | Smartmoney

Ultimo aggiornamento il 17 aprile 2020 alle 12:21

Libra finisce nel cassetto? Ecco come cambia la moneta di Facebook

Dopo le difficoltà degli scorsi mesi la strategia ne esce ribaltata: si punta alla complementarietà con le valute tradizionali e a fare della divisa di Facebook il veicolo di scambio internazionale

Molto cambia sotto il cielo di Libra. La valuta digitale di Facebook, ripetutamente descritta – a dirla tutta con un po’ troppo semplicismo – come una moneta globale futuristica in grado di fondare un nuovo tipo di economia, fa marcia indietro. O meglio, è costretta a ripensarsi dalle fondamenta. Poche ore fa la piattaforma californiana e i molti partner che l’hanno sostenuta nel corso dei mesi, a partire dallo scorso giugno, hanno presentato un piano molto meno ambizioso per la valuta virtuale. Si tratta dell’inevitabile conseguenza di tutti i dubbi mossi sempre negli scorsi mesi dai regolatori internazionali nonostante il fresco via libera dell’Autorità federale di vigilanza sui mercati finanziari (Finma) svizzera per la gestione dei pagamenti.

Il nuovo schema di Libra

A quanto pare, il nuovo schema per Libra potrebbe ruotare intorno a una rete di pagamenti più tradizionale nel quale le singole unità di valuta saranno comunque collegate a una moneta locale. E non a un paniere generale, come si preventivava nel libro bianco diffuso nei mesi scorsi. In realtà quella moneta parallela, la vera e propria Libra, potrebbe comunque sopravvivere ma non avrà più la centralità di prima, diventando in sostanza un veicolo di scambio all’interno della rete globale che un collegamento con le realtà finanziarie esterne, che rimarrà in mano a un aggancio secco con le diverse divise locali.

Una strategia complementare

Un cambiamento di strategia, quasi un “pivoting” come si dice, legato proprio ai numerosi ostacoli incontrati nel corso degli ultimi mesi. Con l’apice dello scorso ottobre, quando Mark Zuckerberg è stato chiamato a riferire di fronte ai membri del Congresso statunitense e vagamente accusato di voler schivare o evitare le approvazioni degli enti regolatori. Dallo scorso autunno, insomma, la frenata del progetto si è rivelata più brusca del previsto. Nel frattempo molti partner essenziali, perché maggiormente coinvolti nella filiera dei pagamenti e della finanza digitale (Visa e Mastercard su tutte ma anche PayPal) hanno mollato l’associazione.

Il progetto dovrebbe comunque essere varato nel corso dell’anno, altre due società si sono aggiunte alla ciurma (Shopify e Tagomi) portando il gruppo a 22 elementi. Matthew Davie, Chief Strategy Officer di Kiva e uno dei cinque membri del consiglio di amministrazione di Libra, ha spiegato che il lockdown da coronavirus, in questo senso, non ha affatto rallentato i piani. Al contrario, ha “sottolineato la necessità di un sistema di pagamento digitale più funzionale come Libra, che permetta alle persone di pagare per le cose anche quando sono bloccate in casa”. E chissà, magari di accreditare in tempi più celeri sussidi e garanzie per le aziende emesse dalle diverse amministrazioni pubbliche.

Non solo: “Il virus ha sottolineato il bisogno di pagamenti digitali – ha spiegato Davie – se guardiamo a quelli che sono più penalizzati, sono le persone e le realtà che non sono connesse digitalmente”. Non solo le autorità di regolamentazione. Molti altri si oppongono al piano di Zuckerberg e soci. La Cina, per esempio, che vuole la sua valuta digitale (che in forme diverse viene sperimentata in alcuni altri paesi del mondo come in Svezia).

Tutto considerato, insomma, l’approccio delle compagnie impegnate nell’impresa sembra essersi alleggerito e smussato più su una complementarietà al sistema che verso una sostituzione tout court delle valute nazionali. Il nuovo libro bianco rilasciato dall’associazione, che ha sede in Svizzera, racconta infatti la volontà di creare più monete digitali che abbiano alle spalle le valute nazionali, per rendere più semplice il commercio locale. Mentre la Libra in se e per se funzionerebbe da canale per pagamenti e trasferimenti internazionali.

Addio all’architettura aperta

Addio anche all’architettura “aperta”, che poi in fondo così aperta non era fin dall’inizio, visto che era fortemente centralizzata anche nelle idee iniziali. Libra sarà un sistema chiuso nel quale solo i partner possono costruire strumenti e ambienti, come i borsellini digitali, destinati agli utenti e ai clienti. Insomma, tutto lascia pensare che Libra partirà ma come veicolo parallelo alle divise tradizionali, che possa facilitarne la digitalizzazione e i pagamenti e che il suo lato più interessante e originale potrebbe dunque essere la gestione dei flussi internazionali di denaro. Nel frattempo, cambiando del tutto argomento, Facebook ha deciso di annullare ogni evento in presenza con più di 50 persone fino a giugno 2021.

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