Bitcoin: chi entra dopo Tesla? E cosa succederebbe?
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Ultimo aggiornamento il 10 Febbraio 2021 alle 15:47

Bitcoin: chi entra dopo Tesla? E cosa succederebbe?

Intervista a Mir Liponi, CEO di satoshi design, ed esperta di criptovalute

Non è mai esistita una moneta così pop: anche l’attrice Lindsay Lohan ha twittato sui bitcoin. La criptovaluta sta vivendo settimane di fuoco: non soltanto il valore è arrivato a toccare la cifra record di oltre 48mila dollari, ma un’azienda di primo ordine come Tesla ha deciso di investirci 1,5 miliardi di dollari. L’impresa di Elon Musk ha addirittura annunciato che presto potrebbe accettare pagamenti in bitcoin per vendere le proprie auto elettriche. «La settimana scorsa Michael Saylor (il CEO di MicroStrategy, azienda che ha investito tutta la propria tesoreria in bitcoin, ndr) ha avuto un meeting a porte chiuse con investitori. Mi aspetto che grossi attori presto entreranno. Si vocifera di Google, Oracle e Apple». Mir Liponi, CEO di satoshi design, è esperta del tema bitcoin. StartupItalia l’ha intervistata per fare chiarezza sugli ultimi sviluppi del mondo crypto.

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Arrivano i big

«Prima MicroStrategy e oggi Tesla: il bitcoin non è più un tabù e credo che ci saranno ingressi a catena – ha argomentato Mir Liponi – Sono però scettica su quanti entreranno per restare». In questa nuova corsa all’oro digitale, la frenesia sui mercati si è spesso mescolata a confusione e folklore. Senza contare la pioggia di meme che, tra sfottò e ironia, rischiano però di giocare brutti scherzi a risparmiatori poco avveduti. Il caso simbolo è quello di dogecoin. «Io lo definisco un meme prezzato. È come uno scambio di figurine online di valore, ma dietro non c’è nulla. Il progetto è nato come uno scherzo e continua ad esserlo. Anche se molte persone ci hanno investito e temo andranno a perdere». Da diverse ore si rincorrono i rumor sul prossimo big che entrerà nel mondo criptovalute: ma il focus non si deve per forza spostare sulle industrie miliardarie.

Musk

Bitcoin: serve l’elettricità

Un recente articolo del Guardian ha infatti sottolineato quanto sia cresciute le ricerche online sul mondo bitcoin e non solo in paesi come Libia, Ucraina e Cuba. Un pò come se in assenza di un potere centrale autorevole e affidabile, con l’economia allo sbando e poche certezze, la moneta virtuale possa configurarsi come l’ultima chance per sbarcare il lunario. «Ma non sottovalutiamo la sopravvalutazione del bitcoin – ha avvertito Mir Liponi – è vero che potrebbe essere molto utile a chi è unbanked e vive in contesti di crisi. Ma questa moneta funziona bene se l’infrastruttura tecnologica e l’elettricità reggono». Condizioni non sempre garantite dove diritti e tutele vengono violati.

Michael Saylor, CEO di MicroStrategy

Ce ne sarà per tutti?

Tornando poi ai big che potrebbero investire miliardi in bitcoin, facendo salire il valore alle stelle, non esiste un rischio che un bene finito – il protocollo stabilisce al massimo 21 milioni di bitcoin – finisca con il tenere fuori la maggior parte della popolazione mondiale? «In realtà nel codice software di bitcoin non si parla mai di bitcoin come unità di misura, ma di SATS. Un bitcoin è divisibile in otto decimali. Potenzialmente tutti potranno possederne frazioni: ce n’è abbastanza per garantire un’economia a livello globale. E la frazione di bitcoin non è detto valga poco. Detto questo senz’altro alcuni potranno entrare in maniera limitata».

Mir Liponi, CEO satoshi design

 

Il tema inquinamento

C’è infine un tema all’apparenza secondario, ma che si lega comunque al futuro dei bitcoin e al loro impatto sull’ambiente. Tutto sta nel mining, un processo complesso alla base della criptovaluta. «Il mining – ci ha spiegato Mir Liponi – è un sistema in cui alcune parti della rete dimostrano in maniera inequivocabile di aver speso risorse scarse e di averle impegnate su una precisa versione della storia delle transazioni di bitcoin. Bitcoin può aver tante storie: è un sistema decentralizzato. I miner sono attori della rete che impiegano risorse economiche scarse come energia elettrica, spese di raffreddamento, spese hardware e le mettono su una versione della storia». La maggior parte dei miner si trovano in Cina dove il costo dell’elettricità e dei chip è più bassa che altrove. «Per un miner – ha concluso l’esperta – l’energia spesa è un costo e quindi tenderà sempre a minimizzare il dispendio di energia. Bitcoin avrà sempre più bisogno di energia elettrica, ma speriamo che l’innovazione compensi questo consumo».

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