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Ultimo aggiornamento il 21 agosto 2019 alle 7:00

DressYouCan: noleggiare abiti è cool e fa bene al pianeta

Il fashion renting nasce negli USA e conquista anche Regno Unito e Cina e arriva in Italia, paese d'alta moda. Un business che nel 2023 si stima raggiungerà 2 miliardi di dollari. A Milano c'è DressYouCan, con showroom e consulenti

Il trionfo del vintage lo aveva già in qualche modo preannunciato: l’usato negli abiti fa tendenza, anche quando non è l’abito anni ’60 che spunta fuori dall’armadio della mamma. Basta che sia in buono stato e risolva una voglia di stile senza tempo. La sua evoluzione si chiama fashion renting e ha naturalmente il sapore a stelle e strisce, dove il noleggio di beni è un modo di vivere particolarmente diffuso, sempre più amato anche nel Regno Unito e in Cina. Allied Market Research, agenzia statunitense che si occupa di ricerche di mercato, stima che nel 2023 il settore varrà la cifra record di quasi 2 miliardi di dollari ed è anche l’incontro perfetto tra le tendenze di moda e il rispetto ambientale, rispettando il mantra del riciclo. La testata spagnola El País scrive che negli ultimi 15 anni la durata dei capi di abbigliamento è diminuita del 36% e oggi i vestiti hanno una vita media inferiore ai 160 utilizzi: una situazione che genera ogni anno 16 milioni di tonnellate di rifiuti tessili nella sola Unione Europea.

 

DressYouCan: la startup milanese con showroom

“Sono trent’anni che compro vestiti e non ho mai niente da mettermi”: sembra una battuta ma poi tanto battuta non è, perché a quanto pare le donne di solito amano quello che comprano, ma odiano i due terzi di ciò che è nei loro armadi. Gli armadi sono spesso pieni di abiti che sembrano superati e l’attesa è tutta per i saldi, che raramente sono vere occasioni per i clienti e spesso sono opportunità per le aziende di rimettere in vendita capi con modelli, colori o taglie davvero poco interessanti. Il noleggio fashion si infila nelle crepe di questo sistema di vendita e risolve portafoglio, spazio e stile: è nata così DressYouCan, startup milanese protagonista del fenomeno che promette “un armadio infinito” per ogni occasione, dal cocktail party al gala, dal matrimonio come sposa o come invitata, offrendo anche consulenza e sartoria nello showroom in zona Colonne di San Lorenzo a Milano.

“L’idea della nostra startup è l’esatto opposto della moda low cost: punta sulla qualità e rende l’abbigliamento di classe alla portata di tutti con prezzi accessibili e con un sistema di noleggio online e offline molto semplice che sta riscuotendo grande successo” spiega Caterina Maestro, fondatrice di DressYouCan. L’idea è anche quella di togliersi lo sfizio di indossare un capo d’alta moda che non possiamo permetterci economicamente: non è tanto diverso da quello che fanno le fashion blogger, più generalmente influencer che negli anni – e sulla base di accordi commerciali – si sono costruite una professione alla ricerca di followers su Instagram mostrando abiti e accessori di famosi brand talvolta con coraggiosi e creativi accostamenti.

L’influenza dei social

E sono proprio loro, ma anche docenti universitari, ad essere stati coinvolti in uno studio condotto da Espresso Communication per indagare sulle nuove abitudini fashion degli italiani. Lo spiega il professor Giovanni Maria Conti, docente di Storia e Scenari della Moda presso il Politecnico di Milano: “Il fashion renting rappresenta un nuovo modo di consumare soprattutto per Generazione Z e Millennial, i target più attenti alla sostenibilità. Da tre anni a questa parte il concetto di sharing si è allargato e andiamo verso un consumo che non è più originato dal possesso, ma dalla possibilità di poter utilizzare, anche solo per poche ore, un oggetto: probabilmente non è più il tempo di possedere, ma di potersi permettere un’esperienza”.

D’altronde sono proprio i social ad alimentare lo stress e la frustrazione legati alla propria immagine: il cambiamento deve essere continuo, e come racconta la rivista Business of Fashion una donna su 2 prova frustrazione al pensiero di portare uno stesso outfit più volte di fronte ai colleghi. Quando Kate Middleton indossa uno stesso abito due o tre volte fa notizia, perché tanto più un personaggio è esposto tanto più deve rispondere alle aspettative di chi osserva. A quello sguardo collettivo però ci esponiamo tutti, chi più e chi meno. Noleggiare un abito insomma è l’occasione per mostrare di cambiare senza cambiare davvero se non per quell’occasione, evitando il riciclo da una parte e dall’altra l’acquisto inutile di un abito che probabilmente non indosseremmo più. Il fashion renting si dimostra particolarmente utile anche per i bambini o nei momenti di transizione della propria vita, come durante la gravidanza, quando il corpo di una donna cambia in fretta e richiede di mese in mese abiti diversi.

E torniamo al tema ambientale: il Guardian avvisa che se nei prossimi anni non ci sarà un cambio di passo di qui al 2050 l’industria del tessile sarà responsabile di un quarto del consumo del carbon budget, causando un aumento della temperatura di ben 2C. Parola chiave sostenibilità, dunque, che per DressYouCan si traduce anche in una maggiore attenzione nel delivery: le consegne vengono effettuate a Milano in collaborazione con TakeMyThing, un servizio di pony sharing eco friendly che permette di ridurre le emissioni di CO2.

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