Rischio Brexit "no deal", Satispay ottiene licenza in Lussemburgo immagine-preview

Mar 28, 2019

Rischio Brexit “no deal”, Satispay ottiene licenza in Lussemburgo

La startup milanese trasloca: opererà in Europa con un'autorizzazione del Granducato. Il Ceo Dalmasso: "Possibili disservizi da un'uscita della Gran Bretagna senza accordo"

Mentre rafforza la squadra per l’espansione all’estero nominando Giorgio Ponticelli Chief international development officer, Satispay trasferisce anche la sua licenza in Lussemburgo. Il gruppo tricolore che ha sviluppato una efficace piattaforma per i pagamenti nei negozi o con cui scambiarsi denaro rinuncia infatti alla licenza originaria ottenuta a Londra tramite la controllata Satispay Ltd. La sede principale era e resterà a Milano ma il braccio operativo, viste le ansie e le incertezze della Brexit, trasloca al di là della Manica.

I rischi della Brexit senza accordo

Il gruppo, dunque, si cautela in vista di una possibile uscita caotica e senza accordo della Gran Bretagna dall’Unione Europea e annuncia di aver ricevuto l’autorizzazione dalle Autorità del Granducato a operare come Istituto di moneta elettronica (Imel). Non reggono più le semplificazioni offerte dalla City per le startup né l’attrattività di una piazza finanziaria senza eguali al mondo (almeno fino a oggi). Il piano prevede inoltre il trasferimento di una quindicina di dipendenti in Lussemburgo dove Satispay opererà attraverso un’altra controllata al 100%: Satispay Europe SA. Quella licenza varrà ovviamente negli altri 28 (e in futuro 27) Paesi dell’Unione.

Abbiamo operato fino ad ora con la licenza di Imel in capo alla controllata Satispay Ltd, con sede a Londra, ma ormai molti mesi fa abbiamo deciso di avviare la richiesta di autorizzazione in un altro Paese con il preciso obiettivo di tutelare i nostri utilizzatori da possibili disservizi che una Brexit, specie con no deal, avrebbe potuto comportare – ha spiegato Alberto Dalmasso, cofondatore e Ceo di Satispay (nella foto sopra) – dopo un’approfondita analisi di vari mercati abbiamo trovato in Lussemburgo un ambiente estremamente professionale, con un regolatore preparato a offrire al mercato tutte le garanzie di sicurezza e correttezza, garantendo al contempo ai nuovi entranti del settore la possibilità di operare in un framework tecnico regolatorio che favorisce la crescita e risponde alla necessità di realtà come noi di procedere speditamente”. Un contesto ritenuto evidentemente più snello, in termini di procedure, di quello italiano.

Le strategie di espansione

Il prossimo passo della startup – che dalla nascita ha raccolto 42 milioni di euro in particolare da Iccrea Banca ma anche, più di recente, Copper Street Capital, Endeavor Catalyst e Greyhound Capital – sarà l’espansione tedesca dei mesi a venire e poi in altri mercati. Intanto, entro fine mese, gli utenti saranno informati dei cambiamenti che nella sostanza nulla mutano sul piano operativo. “Sono lieto di dare il benvenuto a Satispay in Lussemburgo – ha spiegato Pierre Gramegna, ministro delle Finanze lussemburghese – come hub dei pagamenti leader in Europa, il Lussemburgo è oggi la prima scelta per le fintech che desiderano e pianificano di servire con successo i propri clienti europei per crescere a livello internazionale”. E pensare che potrebbe essere Milano.

Il piano B per lasciare Londra

Se Londra prova a resistere (in fondo, per la classifica degli hub europei pubblicata qualche mese fa da EU-startups, Londra resta salda al primo posto seguita da Berlino e Parigi nelle mete più attrattive per le giovani imprese) centinaia di startup stanno già mettendo a punto un piano B per lasciare il Regno Unito. Specialmente quelle che operano, come Satispay, nel mondo del fintech, certo più e meglio regolamentato di altri ambiti, che vede Lussemburgo come la meta obbligata. Per gli altri settori, invece, la destinazione più adeguata – come ben sanno i colossi hi-tech mondiali – potrebbe essere Dublino.

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