SplittyPay la startup italiana che salva portafoglio e amici | Smartmoney immagine-preview

Gen 28, 2019

SplittyPay la startup italiana che salva portafoglio e amici

La fintech italiana, presente al Ces di Las Vegas, ha ideato una soluzione di payment che facilita l'organizzazione dei viaggi di gruppo

Las Vegas parla la lingua del fintech italiano. Tra le startup presenti al Ces di Las Vegas, alla più importante fiera di innovazione al mondo, c’era SplittyPay, una fintech nata da due amici, Alberto Porzio e Matteo Destantini, alle prese con le complesse organizzazioni dei viaggi di gruppo last minute, dove di solito uno paga anticipando le spese, e gli altri gli restituiscono i soldi, quando lo fanno, spesso in ritardo.

Da questo problema nasce la loro startup che salva il portafoglio, oltre all’amicizia. Abbiamo incontrato Alberto, al rientro dalla tournée americana. Ci racconta come nasce SplittyPay e cosa ha imparato sul fintech.

 

 

Alberto, 27enne con un exit alle spalle

Alberto e Matteo non sono nuovi al mondo startup. Qualche anno fa hanno ideato ZZZleepandgo, cabine ipertecnologiche in aeroporto per aiutare i viaggiatori che vogliono farsi una dormita, in attesa tra un volo o un altro.

La startup ha avuto successo fino all’exit: «Abbiamo venduto a un fondo di investimento austriaco», ci confessa Alberto che non può dirci di più sull’acquirente e sulla cifra.

Dai “letti” in aeroporto al fintech il salto è grande, ma Alberto un po’ di esperienza nei pagamenti l’aveva già fatta: le cabine di ZZZleepandgo sono dotate di un sistema di pagamento automatico: «Ho dovuto studiare per avere un’infarinatura sul settore. Il settore del payment è pieno di player, è difficile affermarsi».

Proprio sul payment è focalizzata la nuova “avventura” di Matteo e Alberto. “Avventura” è il termine giusto visto che la fintech nasce proprio dall’amore per i viaggi dei founder:

«Spesso ci capita di organizzare viaggi di gruppo e dover pagare in fretta per non perdere l’offerta. Succedeva di frequente che la persona che anticipava la somma, aveva difficoltà poi a farsi restituire i soldi dagli altri del gruppo. Allora dopo l’ennesima litigata con i “ritardari” abbiamo cercato delle soluzioni sugli app store. Ma nessuna risolveva nello specifico il nostro problema. Allora abbiamo ideato SplittyPay».

 

Investono 60mila euro, poi arrivano gli angel e il crowdfunding

Il funzionamento di SplittyPay è semplice: consente ai portali, soprattutto quelli nel campo dei viaggi e del food delivery, di offrire ai clienti la possibilità di inserire più carte di credito per i pagamenti, sia appartenenti allo stesso soggetto, sia a soggetti diversi.

Così il totale può essere diviso in quote. Il primo a pagare la sua quota può inviare una notifica agli altri, che sanno di dover coprire la cifra totale entro il tempo in cui l’offerta è garantita.

Per realizzare la startup i due amici hanno investito 60mila euro di tasca propria per poi attirare l’attenzione di alcuni angel che hanno finanziato la startup con 150mila euro. Da qualche giorno poi si è conclusa la campagna di equity crowdfunding lanciata sul sito 200Crowd, con altri 150mila euro raccolti.

Matteo e Alberto hanno speso la maggior parte del loro tempo nel primo anno di vita della startup (nata nel 2018) nella ricerca di un team: tra loro c’è Valerio Buniato, esperto in fraud and payment, con un passato in Lastminute e Booking:

«Abbiamo dedicato tempo al primo grande ostacolo nella creazione di una startup: la ricerca delle persone giuste. Ora siamo focalizzati sulla parte commerciale. Siamo una realtà giovane nel mondo del payment e non è facile trovare uno spazio. Per fortuna, siamo già entrati in contatto con alcune grandi realtà e speriamo di chiudere accordi più presto possibile».

A Las Vegas con B-Heroes

La fintech è stata selezionata tra i primi 40 progetti del programma di accelerazione per startup, B-Heroes e ha avuto così la possibilità di promuoversi alla fiera americana:

«Sia per la prima startup che per questa, non abbiamo puntato su idee “disruptive”. Quelle sono molto difficili da trovare e spesso è come cercare il Sacro Graal. Meglio, focalizzarsi su qualcosa che risolva un problema ai consumatori. Anche su business esistenti che, tuttavia, non soddisfano al 100%. Capire come modificarli per realizzare qualcosa di nuovo», conclude Alberto.

 

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