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Ott 11, 2018

Tate: che cos’è e perché vorrete cambiare fornitore d’energia

Un nuovo modo di pensare all'elettricità e al gas di casa. Azzerando i costi nascosti e puntando sulla semplicità d'uso

Quella che state per ricevere potrebbe essere l’ultima bolletta del vostro vecchio fornitore d’energia: l’obiettivo di Tate, una startup che ha casa a Firenze in Nana Bianca, è di riuscire a convincervi a cambiare grazie alla semplicità. Semplicità d’uso, semplicità dell’offerta: che nasconde un meccanismo complesso, ma totalmente trasparente per l’utente finale. E che potrebbe essere replicato e scalare in tanti altri settori: si comincia con la corrente elettrica, a breve ci sarà il gas. In futuro chissà.

 

Questione di fintech

Quello che fa la differenza tra Tate e tutti gli altri è l’approccio: come ci racconta Micael Saillen, uno dei fondatori della startup, il punto di partenza non è stato quello tradizionale di chi vuol mettere in piedi un servizio di fornitura energetica. Assieme ai suoi co-founder ha deciso di costruire Tate come una fintech: quindi un servizio finanziario, visto che pur sempre di pagare per un bene si parla, mediato dalla tecnologia e in particolare dallo smartphone. Il tutto doveva essere semplice da usare: semplice entrare in Tate, semplice cambiare gestore, semplice capire quanto costa l’energia.

Da questo approccio è scaturito un lavoro che ha portato alla nascita dell’app, per iOS e per Android, che oggi è il punto di partenza per l’esperienza Tate. Si scarica l’app sullo smartphone e, bolletta alla mano, servono meno di 10 minuti per completare l’iscrizione (i ragazzi di Tate scommettono che ce la si possa fare anche in cinque) e avviare le pratiche di cambio gestore: della burocrazia si occupa Tate, nel giro di qualche settimana (da un minimo di un mese a un massimo di due: dipende da quando si fa domanda) si passerà al nuovo fornitore senza interruzioni nel servizio o scartoffie da compilare.

La differenza principale tra il vecchio e nuovo, però, è che con Tate l’energia si paga al prezzo di costo: non ci sono ricarichi sul prezzo del kilowattora, quello che in gergo tecnico si chiama PUN (Prezzo Unico Nazionale) viene girato identico al consumatore. La politica di trasparenza è assoluta, le condizioni di fornitura sono scritte in linguaggio comprensibile e sono pubblicate nella homepage del sito: non ci sono costi nascosti, e anche il modo in cui viene presentato il conto in bolletta è quanto di più chiaro e comprensibile possibile. Tra l’altro, l’energia Tate arriva tutta da fonti rinnovabili: ma questo non determina alcun sovrapprezzo.

Niente costi nascosti

Per trasformare l’energia in una startup fintech occorreva immaginare un modello di business differente: i margini di Tate arrivano tutti da una quota fissa, anche questa trasparente e definita, che i consumatori si ritrovano in bolletta. Parliamo di 0,95 euro al mese (più IVA) per ogni kilowatt di potenza del contatore: quindi sono 2,85 euro al mese più IVA per la maggior parte dei clienti, visto che le utenze domestiche di solito dispongono di un contatore da 3kW di potenza.

 

L’approccio differente ha spinto anche a scegliere un modo diverso di raccontare il modello scelto: “Non ci sono clienti su Tate, ma membri” spiega Saillen. I membri Tate pagano un costo fisso per usufruire dei servizi disponibili sulla piattaforma, che ora riguardano luce e gas ma che in futuro potrebbero allargarsi ad altre categorie verticali, e che comprendono tra l’altro una ottimizzazione periodica dei prezzi applicati.

Il “segreto”, se così si può definire, è che la sostenibilità del modello non è legata al costo della materia prima: “Non ci esponiamo al rischio più grande del settore, la scommessa sul costo dell’energia” spiega Saillen. Tipicamente i margini per un fornitore sono legati all’utile che è in grado di produrre rispetto al costo dell’energia stessa: la differenza tra quanto viene pagato il kilowattora dall’utente, e quanto costa la fornitura, genera i profitti. In questo caso si è scelta una strada diversa, puntando sulla tecnologia.

Un modello differente

Il modello di Tate si basa su una struttura molto diversa da quelle dei fornitori tradizionali: fa leva sulla liberalizzazione avvenuta ormai più di 10 anni fa nel settore, non mette in piedi una struttura pachidermica per la gestione delle offerte che si moltiplicano tra le innumerevoli promozioni a scadenza, punta forte sulla semplicità (ci sono solo due offerte, una a prezzo variabile (PUN) e una a prezzo fisso) e su una struttura snella e agile. Tate si occupa, in automatico, di applicare sempre il prezzo migliore possibile: se cala il costo dell’energia, le condizioni economiche possono essere aggiornate e l’app invia una notifica per segnalare le novità. Basta un clic per accettarle, così da iniziare subito a risparmiare.

 

Tate ha sviluppato una piattaforma tecnologica che accoglie l’utente, gli semplifica il processo di abbonamento (l’app viene continuamente affinata per essere facile da utilizzare), ed è il punto di contatto tra membri e Tate (se ce ne fosse bisogno). Questo significa, ci racconta Saillen, anche mettere a disposizione una chat in cui si possono chiedere informazioni e assistenza. “Ma non è un call-center” ci tiene a precisare, è più una sorta di concierge a disposizione della community: a cui fare domande per avere in cambio soluzioni. “Niente tempi di attesa, niente musichette”: dall’altra parte dello schermo c’è il team Tate, il cui obiettivo è soddisfare i membri Tate e far risparmiare loro sulla bolletta dell’energia.

“In Italia, secondo le stime più recenti, possiamo contare su 6 milioni di potenziali clienti” chiosa Saillen. Sono i millennials, o come qualcuno li chiama nativi digitali, ma anche tutti coloro i quali hanno già iniziato stabilmente a utilizzare il proprio smartphone per fare acquisti di beni e servizi: sono 19 milioni gli italiani che svolgono operazioni finanziarie online, e su loro Tate punta per crescere rapidamente. Con in mente già progetti per replicare questo modello in altre nazioni dell’Europa.

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