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Set 19, 2018

Google Pay è arrivato in Italia. Tutto quello che c’è da sapere

Il servizio è disponibile da oggi. Si tratta di un unico sistema per effettuare transazioni nei negozi, su smartphone e negli store virtuali

Dopo Apple Pay e Samsung Pay si completa il primo trittico di strumenti che trasformano lo smartphone in un portafoglio. Anche per un semplice gelato. Da oggi è infatti attivo, anche in Italia, Google Pay.

Android è il sistema operativo più diffuso al mondo. Secondo gli ultimi dati di Statista è vicino all’88% di adozione globale, il che vuol dire lasciare agli iPhone solo il 12% restante (al netto di chi ha ancora un Windows Phone o un vecchio BlackBerry OS). È evidente dunque che permettere a una gran fetta di questa popolazione mobile di utilizzare lo smartphone per pagare velocemente, online e in negozio, vuol dire aprirsi a un mercato immenso e in parte inesplorato.

Ci aveva provato, dopo Apple Pay, per prima Samsung, con l’omonimo Pay. Ma la porzione dei telefonini Galaxy è comunque irrisoria rispetto al più ampio spettro degli Android.

La mossa doveva arrivare da Google e così è stato. Dopo aver portato in 20 paesi al mondo Google Pay, il gigante di Mountain View fa il grande passo pure in Italia, dove l’app è finalmente disponibile (e gratuita dal Play Store).

Qualsiasi dispositivo con sensore NFC può diventare un portafoglio capace di pagare presso gli esercenti che hanno un pos di nuova generazione, quelli con il simbolo del collegamento wireless. Nelle grandi città come nei piccoli centri, i lettorini tradizionali stanno scomparendo, tanto che entro il 2020 il 100% dei pos in circolazione sarà NFC Ready, stando alle ricerche che Big G ha svolto in Europa.

Come si attiva

Dicevamo dell’app. Una volta scaricata, bisogna effettuare passaggi molto semplici per associare il proprio circuito al servizio. Per ora sono nove: Nexi, Widiba, Revolut, Boon, Mediolanum, N26, CartaBBC e Hype, a cui si aggiungeranno entro l’anno anche Iccrea Banca e Poste Italiane, quest’ultima la grande assente dalla piattaforme rivali e quindi un motivo in più per scommettere sul successo del metodo su Android.

Dopo aver concluso le impostazioni, Google chiederà di creare un codice personale, obbligatorio però solo oltre la soglia dei 25 euro, sotto i quali il pagamento avviene semplicemente avvicinando il telefono al pos. Poca sicurezza? Beh, è la stessa procedura del contactless via carta, dove basta poggiare la tessera sul dorso del terminale per finalizzare l’acquisto.

In tema di protezione però Google Pay si può considerare anche migliore. Durante e dopo la transazione le informazioni sul conto, come IBAN e numero seriale della carta, non vengono comunicate al venditore, che riceve solo un token univoco associato all’utente. Nel caso di fughe di dati, la privacy è tutelata.

Anche al polso

Come la concorrenza, Google Pay si estende oltremodo sugli smartwatch. Con indosso un orologio Android Wear si può lasciare il cellulare in saccoccia e pagare col polso. A entrare in gioco è sempre e solo il chip NFC, che in automatico apre l’app quando riconosce la vicinanza di una transazione. E niente paura: se passate “per sbaglio” al fianco di un pos, non c’è rischio di saldare il conto di un’altra persona perché la distanza tra lettore e dispositivo abilitato deve essere minima.

Come anticipato, Google Pay funziona con qualunque piattaforma in grado di accettare il contactless, tra cui Esselunga, McDonald’s, Leroy Merlin, Autogrill, Bette, H&M, Flixbus e una serie di siti web già partner dell’iniziativa: Flixbus, booking.com. Deliveroo, sui quali Pay funge da mezzo di mobile payment predefinito, prelevando i soldi direttamente dal conto inserito. Nei prossimi mesi arriveranno altre collaborazioni, così come possibili offerte e promozioni dedicate, per invogliare a usare il servizio che è già semplice, veloce e comodo anche per pagare un semplice caffè o un gelato.  Per tutte le altre informazioni, vi rimandiamo al sito ufficiale.

 

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