Elena Lavezzi racconta come bruciare le tappe in una startup | Smartmoney
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Ultimo aggiornamento il 4 ottobre 2019 alle 15:43

Elena Lavezzi racconta come bruciare le tappe in una startup

Uber, Circle e oggi Revolut: Elena Lavezzi offre consigli alle donne che desiderano seguire le sue orme e fare carriera nel tech

Dove c’è un mercato per una startup da aprire, lì c’è Elena Lavezzi, manager di 32 anni, è un esempio per tutte le donne che vogliono fare carriera nel tech. Una triennale in Bocconi, e poi da lì un percorso di globetrotter che l’ha portata a New York, Parigi e poi Londra. Con il suo talento avrebbe potuto sfondare come manager nelle grandi multinazionali della consulenza, ma ha scelto di giocare sul campo più duro e “fangoso” delle startup. Prima con Uber, poi con Circle, l’unicorno delle criptovalute secondo solo a Coinbase, e poi oggi a Revolut, altro unicorno di Nikolay Storonsky che con la sua fintech ha oggi sette milioni di utenti nel mondo.

Come responsabile della crescita per il Sud Europa, si sta occupando di aumentare la community degli utilizzatori dei servizi di Revolut«Quando ho iniziato a lavorare nel mondo dell’innovazione, con stage malpagati, mia madre  era un po’ preoccupata e mi diceva che con i miei studi avrei potuto ottenere un lavoro più sicuro. Ma io cercavo la sfida, non volevo lavorare per promuovere un’azienda già nota. Volevo, al contrario, essere io a contribuire a rendere noto un business ancora sconosciuto», spiega Elena che abbiamo raggiunto per farci raccontare di più su di lei e su come devono muoversi le ragazze di talento che vogliono far carriera nel tech.

Dalla smart mobility alla finanza

«Ti racconto la mia storia. Io arrivo nel mondo del tech giovanissima. Con Uber la mia prima grande occasione.  Poi ho risposto al richiamo delle sirene del fintech che, come come la mobility, mi affascina perché è un settore dove esistono modelli di business che impattano sulla vita di milioni di persone», esordisce Elena che nella sua giovane carriera può già vantare un record, l’unica italiana ad aver lavorato in tre unicorni, un traguardo che le è valsa un articolo su Forbes«Lavorare nelle startup ti porta ad avere competenze trasversali, dal business development al marketing, fino a conoscere nozioni anche nel campo dell’ingegneria. L’approccio snello con cui si lavora ti consente di apprendere tanto ed essere flessibile. Quando abbiamo aperto Uber in Italia eravamo tre persone e tutte abbiamo imparato a fare moltissime cose ed ad assumerci grandi responsabilità per la nostra età. La stessa cosa in Revolut oggi, in poche persone riusciamo ad aprire tantissimi mercati. Un approccio impensabile per una grande azienda».

 

Elena ci spiega che lavorare per una startup significa, innanzitutto, buttarsi nella mischia, “essere pronti il giorno prima a montare i tavoli dell’Ikea, quello dopo a definire delle partnership, saltellando da un progetto all’altro”. Una condizione che le ha permesso di uscire continuamente dalla propria “comfort zone” e aprirsi alle novità.

Le principesse del tech

Elena è un esempio per tutte le donne che vogliono fare carriera nel tech e bruciare le tappe. Affinché il tech apra le porte a talenti come lei, c’è, tuttavia, ancora tanto lavoro da fare. La manager ha potuto usufruire dei vantaggi di un “approccio anglosassone” (come lei stessa ammette) nel quale le distinzioni tra generi e orientamenti sessuali, hanno un’importanza secondaria rispetto alla capacità di riuscire a svolgere bene delle mansioni: «Bisogna mettersi tutti un po’ in discussione. Le donne che ricoprono ruoli di rilievo devono imparare a raccontarsi di più e meglio. Le startup invece devono essere ancora più chiare nelle “job description”, sulla loro apertura verso il talento delle donne. E poi anche la stampa dovrebbe proporre più casi di eroine del tech, che di eroi».

 

E poi c’è anche una riflessione più generale che le giovani “tech lover” devono fare: «Vedo ancora tanta paura tra le giovani, ma anche tra i giovani, di seguire percorsi non tradizionali. Uscire dalla comfort zone significa imparare ad abbracciare ogni genere di rischio senza il timore di sbagliare, supportare progetti in ambiti che non c’entrano a volte nulla con la propria formazione, e soprattutto ascoltare l’istinto. Sembra una banalità: ma solo noi sappiamo quello che vogliamo essere e il nostro potenziale».

Un mantra e il valore della condivisione in Revolut

Elena ci svela qual è uno dei suoi mantra che ripete a se stessa nei momenti di maggiore scoramento: «Di fronte a un obiettivo, muoviti tanto per raggiungerlo, poi sarà lui a muoversi verso di te», ci racconta. Una filosofia che la aiuta a superare le tante sfide di Revolut oggi: «Quello di Revolut è un bel viaggio. L’atmosfera che si respira è molto ambiziosa, si dà molto valore al tema della condivisione. E sono ridotti al massimo i passaggi burocratici per avere risposte dal management. Con due passaggi arrivi a parlare con il Ceo».

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