3 consigli fondamentali degli sviluppatori a chi vuole fare (bene) un’app fintech

Le app fintech non sono come le altre. E richiedono attenzioni particolari per essere funzionali ed espandersi su nuovi, promettenti, mercati. Si parte da una domanda: Apple o Android?

Mobile e fintech sono fratelli siamesi. Hanno due cervelli ma camminano nella stessa direzione. Tra nuovi attori nati per gli smartphone e protagonisti della finanza che cercano il loro spazio, spesso l’attività passa da un’app. Ci sono caratteristiche che un’applicazione deve avere a prescindere dal settore. E specifiche questioni da affrontare se si decide di sviluppare un’app dedicata al mondo del fintech. Finacemagnates.com ha chiesto agli sviluppatori di Leverate di indicare le più importanti.

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Apple o Android? Entrambi

Sviluppare un’app per il mondo del fintech non consente di scegliere. Non c’è una direzione obbligata: ce ne sono due. Non conta il gradimento ma l’efficacia. Non importa, quindi, essere mela-maniaci o fan di Android: nessun operatore può permettersi di scegliere uno dei due contendenti. Preferisci hamburger e odi l’hot dog? Non importa. L’unica domanda lecita non è “chi scelgo?” ma “quali sono le differenze di sviluppo tra Apple e Android?”.

Se Apple è più user friendy, Android è più developer friendly. Perché la Mela ha linee guida più stringenti. Ad esempio, essendo una white label (cioè un’etichetta sulla quale si può appiccicare una altro marchio), Android consente direttamente allo sviluppatore di richiedere l’approvazione dell’app. Apple obbliga invece il singolo cliente a farlo. Un passaggio in più che può incidere sui tempi di realizzazione (e quindi sui costi).

Poco tempo, tante versioni

Sviluppare per Apple è un procedimento più rigido ma, da un certo punto di vista, meno complesso. Perché Cupertino produce sia hardware (iPhone e iPad) che software (iOS). Una gamma limitata di combinazioni facilita la vita. Android, per quanto “developer friendly”, ha un inconveniente: il sistema operativo è firmato da Google, ma deve combinarsi con una varietà enorme di dispositivi. È la caratteristica che consente ad Android di essere il dominatore del mercato, ma anche un elemento da valutare in sede di sviluppo. Spesso si tratta di dispositivi molto diversi per caratteristiche e qualità. Il che implica scelte che variano da mercato a mercato. Se si punta su Paesi in via di sviluppo, ad esempio, il focus sarà su dispositivi di fascia bassa. Discorso diverso se si guarda a Europa e Stati Uniti.

Altro tema: Apple spinge di più sugli aggiornamenti. Per cui il 93% degli utenti di iPhone e iPad possiede una delle due versioni più recenti di iOS. Al contrario, solo lo 0,7% degli utenti Android si è dotata dell’ultima versione, Marshmallow, nonostante siano passati già alcuni mesi dal rilascio: su due dispositivi su tre girano ancora KitKat o Lollipop. Significa che, oltre alla complicazione della varietà, lo sviluppo su Android deve badare molto più di Apple alla compatibilità con versioni precedente.

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Si fa presto a dire Cina

Parola d’ordine espansione. Le app fintech devono incontrare spesso vincoli regolatori che cambiano da Paese a Paese. Ma questo non può significare fermarsi a ogni dogana. Quando si parla di espansione, il pensiero deve correre in Cina. Ma c’è un problema: il mercato cinese è diverso dagli altri. E non solo per la (forte) barriera linguistica ma anche per motivi di censura, piattaforme, canali di distribuzione. Ad esempio: Google in Cina non funziona a dovere. E neppure Goolge Play. E allora? Per distribuire un’app Android sarà necessario stringere accordi con una l’arcipelago di Android App Store autorizzati. Un modello “distribuito” che incide sul costo di lancio.

Non funziona neppure Google Cloud Messaging, il servizio che consente agli sviluppatori di inviare messaggi sulle diverse piattaforme. Per le attività in cloud bisognerà appoggiarsi a un operatore locale. E non è scontato che sia capace di raggiungere l’intero territorio. E come si analizzano i risultati? Dimenticate Google analytics. Cercate una strada alternativa. E non dimenticate che l’ecosistema social, da QQ a Weibo, è molto diverso da quello occidentale.

Paolo Fiore
@paolofiore

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