Giancarlo Donadio

Giancarlo Donadio

Ott 12, 2016, 10:36am

Questi sono i 7 banalissimi errori che una startup fintech non deve fare

Non conoscere bene le regole, puntare su venture sbagliati, credere che fare una piattaforma di payment sia una passeggiata e altri errori in cui si imbatte spesso chi fa fintech. E come evitarli

«Se non fai errori stai lavorando su problemi che non sono abbastanza difficili. E questo è un grosso errore», scrive Frank Wilczek, premio Nobel per la fisica. Il suo insegnamento è valido nella scienza come nelle startup, specie nel fintech dove gli ostacoli, tra regolamenti e la competizione delle big company, conducono dritti dritti alla strada dell’errore.

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Eppure ne esistono alcuni, di errori, che possono essere evitati perché sono comuni (se altri ci sono cascati, tu puoi fare attenzione…) e si scansano con un po’ di piccoli accorgimenti, che tutti sono in grado di fare. Ecco con l’aiuto della multinazionale bancaria BBVA, e di Pascal Bouvier, venture partner a Santander InnoVentures, i sette errori da evitare assolutamente se il tuo sogno è creare una fintech di successo.

1. I prodotti non si vendono da soli

Tutti gli startupper sognano di inventare la nuova Uber e alcuni hanno davvero idee disruptive. Eppure, non tutti sanno che un’innovazione, per quanto rivoluzionaria, non si vende da sola. I piani di marketing e un team capace di sviluppare delle strategie di vendita, sono necessari nel fintech, più che in un altro campo, vista la complessità dei tuoi utenti potenziali. Dopotutto, stai “toccando i loro soldi”, uno degli aspetti che di più hanno a cuore.

2. Non dare peso ai cicli economici

Una soluzione fintech può essere validissima oggi e morire nel giro di un anno. Il contesto economico nella finanza tecnologica gioca infatti un ruolo ancora più determinante che bisogna tenere in assoluta considerazione. Pensiamo a una piattaforma di lending che non stabilisce strategie a priori in caso di aumento del tasso di interesse nel tempo. Mettere in conto questa e altre variabili può salvare la startup dal fallimento.

3. Occhio ai regolamenti prima di tutto

Privacy, uso dei dati, gli infiniti regolamenti dell’industria finanziaria. Anche l’idea più innovativa è destinata a naufragare se non tiene in considerazione le mille e più leggi che regolano il mondo della finanza. Pensiamo solo agli aspetti legali dei processi di Know Your Customer (KYC) e Anti-Money Laundering. Pascal Bouvier consiglia alle fintech di assumere subito una figura chiave, un responsabile compliance, necessario per mettere fin da subito a posto tutti gli aspetti legali.

4. Meglio un venture che ne sa

La ricerca dei capitali comporta nelle fintech due grossi scogli da superare. Il primo è sempre di natura legale, specie quando si cercano soldi all’estero. Gli investitori stranieri rispondono a un contesto normativo diverso dal nostro e quindi è importante conoscerlo bene prima di approcciarli. L’altro ostacolo è nella scelta del venture. Meglio puntare su qualcuno che ha una profonda conoscenza del mondo bancario e finanziario e delle leggi che lo regolano. Solo così si può pensare di lanciare un guanto di sfida serio ai giganti del settore.

5. La credibilità è la chiave

Investitori o clienti si affideranno all’online per misurare la credibilità della soluzione e un sito “under costruction” non è proprio quello che si aspettano di vedere. Un portale, anche minimale, deve contenere la descrizione del prodotto e tutto il materiale (foto, link su eventuali articoli). La credibilità è essenziale per fare affari e un sito è la lettera di presentazione con cui la fintech si mostra al mondo.

6. Non pensare a difendersi

La difesa della proprietà intellettuale diventa ancora più importante nel fintech. Per Bouvier quando tutto sembra facile, ci sono due insidie pronte a portare la startup al fallimento: 1) la tecnologia è già coperta dal brevetto di una big company nel campo in cui opera. 2) La soluzione è tanto semplice che è replicabile da terzi senza molti sforzi. In questa giungla diventa fondamentale sapersi proteggere prima di essere sbranati da una tigre.

7. Il payment è tutt’altro che facile

Molti si lanciano nel mobile payment perché resta uno dei settori più promettenti del fintech. Secondo uno studio di TrendForce, il valore del mercato raggiungere i 620 miliardi di dollari alla fine di quest’anno, toccando il trilione nel 2019. Malgrado i numeri, il payment è uno dei terreni più insidiosi, in cui molte startup sono scivolate. Chi investe deve coinvolgere tutti i diversi attori del sistema (merchant, utenti, processori, altri network). Ed è assicurato che farli lavorare tutti in armonia è una missione davvero complessa. Una soluzione per farcela? Secondo Bouvier bussare alle porte di una banca e chiedere aiuto.