L’uomo che da solo contava più di una banca centrale, J. P. Morgan

Prima della Federal Reverve e dell’antitrust, banche, acciaio ed elettricità (ma non solo) si chiamavano tutte J. P. Morgan. Storia di uno dei banchieri più potenti (e temuti) di sempre

Correva l’anno 1913. Il 31 marzo moriva a Roma all’età di 75 anni John Pierpont Morgan, uno dei banchieri americani più famosi di sempre. A dicembre di quello stesso anno nasceva la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti D’America. C’è chi dice che questi due eventi siano in qualche modo collegati. Soprattutto perché in vita J.P. Morgan fu molto più potente dei 15 presidenti che si sono succeduti fino ad ora alla guida della principale istituzione bancaria americana. E che quindi la paura di un simile accentramento di potere in una sola persona abbia portato alla nascita di un sistema bancario centrale. Ma cominciamo dall’inizio.

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Ritratto di famiglia

John Pierpont Morgan nasce il 17 aprile 1837 a Hartford, nel Connecticut. Suo padre Junius Spencer Morgan lavora prima nel commercio dei prodotti essiccati. Poi l’incontro con il banchiere George Peabody lo introduce al mondo della finanza, lo stesso mondo che avrebbe poi lasciato in eredità al figlio. Anche la madre Juliet Pierpont proviene da una famiglia facoltosa. Tra i suoi antenati uno dei fondatori dell’università di Yale.

J.P. cresce a Hartford e si fa chiamare Pierpont. I suoi genitori hanno altri quattro figli, ma dopo la morte del fratello all’età di 12 anni lui rimane l’unico figlio maschio. Per Pierpont mamma e papà hanno grandi ambizioni.

Quando è solo un bambino, il padre fa tenere in mano a Pierpont un milione di dollari. Per fargli imparare da subito cosa significhi evitare il rischio. Frequenta la Hartford Public School e in seguito l’Episcopal Academy a Cheshire. Riesce a superare poi l’esame di ammissione alla English High School of London nel 1851. L’anno successivo una febbre reumatica lo colpisce tanto duramente che per il dolore non riesce a camminare. Suo padre dedide quindi di mandarlo nelle Azzorre per farlo riprendere. Ma i viaggi del giovane Pierpont non finiscono qui. Dopo un anno trascorso nelle isole portoghesi, il padre lo manda in Svizzera a studiare e soprattutto a imparare il francesce. In seguito studia all’universtità di Göttingen e in sei mesi riesce a cavarsela anche con il tedesco. Infine torna a Londra con una laurea in storia dell’arte.

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Dai fucili (difettosi) alla “Morganization”

Nel 1857 inizia a lavorare a Londra nell’ufficio del padre. L’anno successivo si sposta a New York e qui comincia la sua carriera. Il suo lavoro a Londra gli permette di conoscere bene il sistema bancario inglese e di stringere realzioni importanti con i banchieri della City che gli torneranno poi utili quando stimolerà la nascita delle grosse corporazioni industriali americane. Durante la guerra civile americana Morgan compra 5 mila fucili al costo di 3,50 dollari ognuno. Li rivende poi sul campo di battaglia a 22 dollari iniziando uno dei suoi business migliori. Peraltro con fucili risultati poi difettosi utilizzati per combattere una guerra alla quale Pierpont aveva fatto in modo di non partecipare, pagando un sostituto 300 dollari per prendere il suo posto.

A guerra finita si dedica all’affare della rete ferrioviaria. I milioni di investimenti stranieri arrivati hanno attirato anche molta corruzione e comportamenti scorretti e presto il settore attraversa una crisi. Pierpont Morgan è, però, in prima linea per fare da garante per gli investitori: se una compagnia avesse fallito sarebbe intervenuto lui a sistemare le cose. È così che dà inizio a una strategia finanziaria che lo accompagnerà durante tutta la sua carriera e che è stata definita “Morganization”: creare un monopolio eliminando la competizione e massimizzando i profitti attraverso la riduzione della forza lavoro e dei loro stipendi.

Nel 1885 organizza l’accordo tra le due maggiori ferrovie del Paese, la New York Central Railroad e la Pennsylvania Railroad. Il monopolio che ne deriverà sarà poi oggetto della preoccupazione del presidente Theodore Roosvelt, salito alla Casa Bianca nel 1901. Suo il merito di aver intentato una delle prime cause antitrust della storia proprio contro il consorzio ferroviario di J. P. Morgan. Causa che, per inciso, vincerà.

Il monopolio dell’acciaio

Nel 1871 J. P. Morgan entra in società con Anthony J. Drexel costituendo la Drexel, Morgan & Company. Quella che nel 1895 alla morte del suo socio sarebbe diventata la J.P. Morgan & Co, una delle principali banche al mondo. In quel periodo si dedica soprattutto a rilevare e riorganizzare attività economiche in difficoltà.

Durante la crisi del 1893 quando il tesoro federale arriva quasi ad essere a corto di oro, Morgan propone al governo americano di comprare oro da lui o dalle banche europee. La proposta fu all’inizio rifiutata ma dopo un incontro ottenuto con il presidente Cleveland, Morgan ottiene la possibilità di vendere l’oro direttamente al Tesoro americano in cambio di un bond a 30 anni. Nel 1892 segue la fusione tra Edison General Electric e Thomson-Houston Electric Company per dare vita alla General Electric. Nell’elettricità Pierpont aveva sempre creduto, fin da quando aveva assunto Thomas Edison per portare la luce elettrica nella sua casa sulla quinta strada. Il padre Junius non era convinto che quello sarebbe diventato il petrolio del futuro, ma J.P. Non l’aveva ascoltato. Con Edison aveva creato la Edison Eletricity Company e aveva permesso a metà Manhattan di collegarsi alla rete elettrica. Dopo la morte del padre, Pierpont ottiene il controllo anche della J.S. Morgan & Co e, con un patrimonio ora quadruplicato, comincia ad entrare in contatto con la Carnegie Co. con l’intento di assorbire il business della società. Finanzia la creazione della Federal Steel Company e acquisisce la Carnegie entrando così a tutti gli effetti nel settore dell’acciaio. Con l’acquisto di altre compagnie arriva poi alla creazione della United States Steel Corporation, la prima azienda al mondo a valere più di un miliardo di dollari.

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Il Titanic e altri investimenti sbagliati

Nel 1907 gli Stati Uniti attraversano una nuova crisi. Anche in questa circostanza l’intervento di Morgan si rivela decisivo. Organizza un gruppo di banche per riorganizzare i flussi di denaro e le linee di credito e scongiurare il rischio default.

Ma nella storia di J.P. Mongan c’è anche qualche investimento sbagliato. Nel 1900 mette a disposizione di Nikola Tesla 150 mila dollari per lo sviluppo di un sistema di comunicazione senza fili, quello che sarebbe stato poi sperimentato da Guglielmo Marconi. A causa di alcuni cambiamenti nel progetto iniziale, però, Morgan decide poi di ritirarsi dall’investimento. Nel 1902 fiuta l’affare della metropolitana londinese e cerca di investire dei capitali. A ostacolarlo trova il magnate Charles Tyson Yerkes che avrebbe poi controllato le linee sotterranee. Nello stesso anno finanzia anche la nascita dell’International Mercantile Marine Company, una compagnia di navigazione che puntava a controllare i trasporti oceanici. La IMMC possiede anche il transatlantico Titanic. Ed è proprio il suo affondamento a segnare la strada verso il fallimento della compagnia.

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Ricco e sfacciato

Tra un sigaro e l’altro fumato a ripetizione durante la giornata, comunque, J.P. Morgan riesce quasi sempre ad ottenere ciò che vuole. È un uomo determinato e la sicurezza che ha è evidente anche nel suo modo di porsi e nella sua figura. Nemmeno una malattia che lo colpisce al naso deformandolo nel tempo riesce a scalfire il suo modo di fare deciso e quasi prepotente, come se fosse contento che anche il suo aspetto risultasse respingente. Pierpont sa benissimo di poter disporre di capitali enormi e non ha vergogna di dimostrare la sua ricchezza. A chi gli chiede quanto costi mantenere il suo yacht, lui risponde: «Se devi chiedere quanto costa, vuol dire che non te lo puoi permettere». Lui invece può permettersi di averne diversi. Oltre alle barche costose, Morgan colleziona anche libri, dipinti, oggetti d’arte e soprattutto gemme, tanto da diventare uno dei principali collezionisti americani.

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L’eredità

J.P. Morgan muore nel sonno, l’ultimo giorno di marzo del 1913, mentre è in vacanza a Roma. La sua immensa eredità va al figlio che porta il suo stesso nome, J. P. Morgan Jr. Si stima che le sue proprietà distribuite in gran parte tra le banche di New York e Philadelphia oggi varrebbero 25,2 miliardi di dollari. Per non parlare del suo patrimonio artistico. Molte delle opere che possedeva sono ora al Metropolitan Museum di New York. Per quanto riguarda i libri, l’edificio in cui erano custoditi è oggi una biblioteca pubblica, The Morgan Library & Museum.

Lara Martino
@martinolara

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