Questo biohacker vuole impiantarci un micro bancomat nel dito

Un chip impiantato nel dito farà prelevare e pagare senza usare bancomat o carte di credito. L’esperimento di un ex biologo molecolare (con un nome che è tutto un programma)

Immagina un futuro in cui per pagare basta avvicinarti alla cassa e mostrare il tuo dito. È questa la vision di Meow-Ludo Meow Meow, nome da cartone animato (ma vero) di un ex studente di biologia molecolare australiano, oggi startupper. Meow  si è fatto impiantare un chip Nfc sottopelle all’interno di un esperimento con lo scopo di velocizzare gli scambi commerciali. Solo una follia? Niente affatto, è un progetto serissimo tanto che per realizzarlo sta cercando partnership con la Commonwealth Bank e Opal (l’azienda delle tessere elettroniche dei mezzi pubblici di Sidney) e con Mastercard.

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Da biologo molecolare a biohacker

Difficile in poche parole sintetizzare la vita di questo ragazzo. Nel bel mezzo degli studi di biologia molecolare decide di mollare. Le prospettive di lavoro nel suo settore non sono tra le più allettanti: «I laureati in biologia molecolare sono fottuti in questo Paese. Nel New South Wales, su 6 milioni di persone ci sono solo 12 posizioni aperte per il biotech. Allora ho iniziato seriamente a preoccuparmi», racconta Meow a Inverse. D’altronde non è uno studente modello e ha paura di buttare via troppo tempo. Navigando su Internet scopre dell’esistenza di 2 laboratori in Usa, BioCurios e GenSpace, che sono spazi aperti a tutti dove biologi collaborano con hacker (dalla fusione del termine nasce la parola “biohacker” ) e cittadini comuni di ogni genere di formazione per sviluppare progetti che uniscono la biologia con l’hitech: «Ho iniziato a incontrare amici che come me condividevano la necessità di democratizzare la biologia. Abbiamo fatto riunioni per 4 anni. Alla fine abbiamo deciso di aprire anche noi un lab», continua il racconto Meow.

Cos’è Biofoundry

Il laboratorio, alla fine, lo apre. Si chiama Biofoundry. Il progetto del chip Nfc impiantabile è solo uno dei tanti che il team sta sviluppando. L’unica regola, l’assenza di regole: «Non mi ci vedrei bene in un laboratorio tradizionale, con qualcuno che mi indica quale protocollo usare, quale meno. A me piace sperimentare, provare. Invece di focalizzarmi su una sola disciplina ho anche imparato a fare il carpentiere, a lavorare i cavi elettrici. Questo credo sia la filosofia del biohacking, eliminare ogni genere di limitazioni per esplorare liberamente senza pressioni esterne o obiettivi specifici». Il lab lavora per esempio su apparecchi capaci di fare test per malattie sessualmente trasmissibili che possono essere costruiti per 60 dollari, mentre oggi i macchinari tradizionali hanno costi che partono dai 26 mila. Oppure un’altra tecnologia che prelevando dei campioni di liquidi fa la scansione del Dna: «Potrai sapere se rischi il cancro al seno e quindi aumentare la frequenza delle tue visite di controllo», racconta Mowe a ABC Net.

Nella vision Meow il microchip servirà non solo a pagare, ma anche a monitorare lo stato di salute della persona interagendo con altri dispositivi nel campo dello health sensor. E a pymnts.com dice: «Immagina di avere un sensore che riesce a misurare il tuo livello di glucosio nel sangue oppure il tuo battito cardiaco. Dopo aver analizzato il tuo stato di salute potrebbe inviar ei dati ad applicazioni come Fitbit (smartwatch per amanti dello sport, ndr) che potrebbe, a sua volta, consigliarti di fare una corsetta ed evitare di mangiare un Mars».

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Meow e il “Partito della Scienza”

Meow si è candidato alle prossime elezioni amministrative che si terranno in Australia il 2 luglio. Si presenterà nelle liste dello Science Party. Intervistato dall’Huffington Post sulle sue idee politiche ha anche svelato il perché del suo nome, che “ha cambiato perché non molte persone possono replicare quest’esperienza”. Il suo programma punta a tornare a dare lustro allo studio delle scienze in Australia, mortificato dai tagli del governo australiano: «Negli anni Settanta e Ottanta il Paese era orgoglioso dei suoi progressi tecnologici, oggi vedo una nazione piena di razzismo e con sempre meno menti brillanti. Bisogna tornare a investire sulla tecnologia, perché in fondo tutti problemi dell’umanità siano risolvibili attraverso la scienza».

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Altri biohackers da conoscere

Sono migliaia e tutti impegnati in progetti che applicano tecnologia al corpo dell’uomo per migliorare la sua vita e aumentare le sue percezioni sensoriali. Tra i più strambi e originali quello di Neil Harbisson, artista che ha impiantato un dispositivo nella sua testa per percepire colori invisibili all’occhio umano e condividerli. Moon Ribas che si è fatta installare nel braccio un aggeggio che, collegato a un sismografo, vibra quando la Terra si muove. O Rob Spence, regista canadese che a seguito della perdita di un occhio da bambino, si è fatto installare una videocamera nel bulbo oculare che trasmette le immagini su un monitor. E Patric Lanhed che si è fatto installare un piccolo computer sottopelle che conserva la chiave del suo portafoglio di Bitcoin. Per sbloccarlo e trasferire la criptomoneta deve solo muovere la mano. Un metodo chiamato bitcoin bio payment.

Giancarlo Donadio
@giancarlodonad1

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