Storia di Lemonway, la startup francese che vuole prendersi il posto di PayPal in Europa

La prima startup fallisce, poi fondano Lemonway e per scalare subito esportano il fintech in Africa. Oggi hanno più di 1 milione di clienti, tra i quali 300 operatori di crowdfunding

C’è la mela (Apple). La mora (Blackberry): «Perché non può esserci anche il limone?» così spiega l’origine del nome sua azienda, Sébastien Burlet, francese, è l’ideatore di Lemon Way, una delle startup più interessanti nel panorama del fintech francese, e non solo. Nata come piattaforma di pagamenti mobile, quando ancora in pochi avrebbero scommesso sul settore, negli anni ha saputo cambiare il suo business in relazione ai tempi, entrando da protagonista nell’economia collaborativa.

lemonway-team

Una startup andata male prima di Lemonway

A 24 anni, di ritorno da un’esperienza di vita e lavoro negli Stati uniti, Sébastien realizza la sua prima startup, una web agency, Sunflower nel 1997: «Ho importato Internet dagli Stati Uniti quando non era ancora sviluppato in Europa» racconta. Nel 2006 cede l’attività quando capisce che il mondo e la Rete stanno andando in un’altra direzione: «Erano arrivati i primi telefoni mobili sul mercato. Ero sicuro che sarebbero entrati a far parte del quotidiano di tutti. In quell’anno ho depositato il primo brevetto. C’era solo un concorrente sul mercato, una startup israeliana, Vipera».

Per scalare subito hanno puntato sull’Africa

Per iniziare e depositare il brevetto Burlet investe di tasca sua 15 mila euro. Ma il payment è un settore molto costoso: servono soldi per fare promozione ed espandersi. Cerca partner e incontra Damien Guermonprez e Emanuele de Cazzotte, entrambi investitori (Damien è l’ex presidente di Banque Accord). Grazie anche a loro apporto lancia la startup: 3 anni per creare, perfezionarla e trovare una partnership, quella con BNP Paribas: «Abbiamo iniziato ad accordarci con banche e operatori. Abbiamo puntato da subito sull’Africa dove i pagamenti mobili potevano espandersi più velocemente, vista la debolezza delle strutture bancarie e la scarsa fiducia negli istituti di credito (Camerun, Madagascar, Costa D’Avorio, Algeria, Mali). Ma anche utenti in Europa e in Canada). Nel 2015 Lemon Way ha supera quota 1 milione di clienti.

Leggi anche: Viaggio nel continente nero, dove una startup su 3 è fintech

Il coraggio di pivotare

Negli anni la competizione delle startup di payment si fa più dura. Intanto il mercato sta cambiando: «Stavano nascendo delle piattaforme nuove con dei sistemi di pagamento complessi che le banche non sapevano gestire: più pagatori, più destinatari delle somme, più rimborsi: è in quello spazio che ci siamo inseriti».  Oggi Lemonway gestisce i pagamenti di circa 300 piattaforme di crowdfunding in 12 Paesi del mondo (in Italia, lo usa per esempio il sito Produzioni dal Basso). E non solo. Il sistema di pagamento viene scelto anche per i marketplace, biglietterie ed eventi, casse comuni e regali di gruppo, piccoli annunci tra privati. La vera forza di Lemon Way è il sistema antifrode, un algoritmo incrocia i dati (IP, email, VPN, carte prepagate…) e riesce così a individuare e segnalare comportamenti insoliti dei clienti in tempo reale.

Instant payments (con WeChat)

Recentemente la startup ha aperto un ufficio a Londra e stretto una partnership con il colosso della messaggistica mobile WeChat: «È incredibile come i social network sono più sofisticati di quelli americani. I cinesi li usano per comprare, pagare e prenotare».

Il sogno: diventare il PayPal europeo

Buoni risultati e accordi prestigiosi. Eppure Sébastien e il suo team sognano in grande e puntano a sfidare MangoPay e a creare la PayPal europea. Lo hanno rivelato in un’intervista a Business Insider: «Ce n’è bisogno e proveremo a farlo noi. Ma dovremmo prima diventare un B2C. Per questo stiamo lavorando con diversi partner per creare una banca digitale».

Giancarlo Donadio
@giancarlodonad1

  • fabrizio foschi

    salve giancarlo, avrei bisogno di chiederle alcune info in merito a lemonway, come posso contattarla?
    grazie e un saluto
    fabrizio foschi

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