Giancarlo Donadio

Giancarlo Donadio

Set 21, 2016, 11:30am

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Set 21, 2016, 11:30am

Una startup fintech fa pagare i fornitori in soli 30 secondi, Tipalti

30 milioni in 3 round, ne parla anche Forbes. E' la fintech israeliana che è riuscita ad automatizzare procedure per i pagamenti che richiedevano quasi un'ora

Per Forbes è una delle fintech più promettenti degli ultimi anni. Si chiama Tipalti ed è una piattaforma che opera nel b2b e aiuta le aziende nelle operazioni di pagamento ai fornitori. Il Ceo è Chen Amit, imprenditore seriale che ha già venduto una startup a Nokia-Siemens. Con Tipalti ha raccolto fino a oggi 30 milioni in tre round. L’ultimo (14 milioni di dollari) qualche settimana fa da SGVC, il venture che finanzia alcune delle più grandi fintech americane, come Sofi, l’unicorno dei prestiti per studenti: «Un’azienda che usa i nostri software gestionali riduce il carico di lavoro del suo ufficio contabilità dell’80%», spiega Amit a Forbes.

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Storia di una startup nata in una notte

Chen Amit racconta le circostanze che hanno portato alle origini della startup che oggi ha superato i 2 miliardi di transazioni l’anno. La sua storia inizia nel 2010 quando incontra Oren Zeev, amico e venture capitalist il quale, durante una telefonata notturna, gli parla di un problema di una delle startup nel suo portfolio che impiega troppo tempo e risorse nel preparare le fatture ed eseguire i pagamenti ai suoi fornitori. Allora cerca di capire come potrebbe aiutarla (Tipalti in lingua ebraica significa “prendersi cura di qualcuno”). Amit impiega tutto l’anno successivo a scrivere un codice con il fine di rendere automatiche le varie attività che compongono il processo di pagamento (fatturazione, scelta della modalità di pagamento, trasferimento del denaro, adempimenti fiscali, archiviazione delle fatture…).  Il 2012 è l’anno di lancio della startup sul mercato reso possibile dai 3 milioni che lui e Zeev riescono a raccogliere.

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Gli altri ci mettono 48 minuti, loro 30 secondi

Tipalti si rivolge soprattutto alle aziende che hanno fornitori sparsi per il mondo, ognuno con la propria moneta, il proprio metodo di pagamento preferito e le tasse. I vari software funzionano con 120 valute e consentono transazioni su diversi canali (PayPal, carte di credito, bancomat, assegni…). Questo riduce i compiti del team di lavoro che deve unicamente compilare una scheda con le caratteristiche di ognuno dei fornitori, mentre tutto il processo parte in automatico: «La gestione di tutte le attività, tra migliaia di regole, da quelle bancarie a quelle dei governi, diventa uno dei costi più alti per un’azienda perché il primo metodo che ha per farlo è di assumere sempre più personale, man mano che cresce», spiega Amit che sostiene che la sua soluzione riduce i tempi da 48 minuti a 30 secondi, facendo risparmiare all’azienda circa 4mila ore: «In questo modo si elimina l’errore umano, il rischio di esporre l’azienda a frodi o a penalità fiscali. Mentre al contempo, si offrono maggiori spazi di libertà al CFO che può usare il tempo risparmiato per far crescere l’azienda in modo più veloce».

Il fintech, una montagna da scalare

Con il nuovo finanziamento intende investire in ricerca e sviluppo per continuare nella sua vision di “automatizzare il processo di pagamento ai fornitori per startup, medie e grandi aziende”. Per lui il fintech è come uno spazio da occupare gradualmente, dove bisogna partire da un piccolo problema per poi risolverne sempre di nuovi: «Devi spingerti sempre oltre – spiega Amit – e più lo fai, più la salita si fa dura, più stai diventando speciale».

Giancarlo Donadio
@giancarlodonad1