Giancarlo Donadio

Giancarlo Donadio

Lug 18, 2016, 11:20am

Vale già 42 milioni la startup che ti fa risparmiare quando usi la carta di credito, Revolut

Revolut applica sempre il tasso di conversione migliore, abbattendo le commissioni sulle transazioni con carta di credito all'estero. Il Ceo è russo, ma la fintech è 100% made in Uk

Più di 14 milioni di dollari raccolti e una valutazione di 42 milioni. Continua la corsa di Revolut, l’app per viaggiatori che promette chiarezza e convenienza sui tassi di cambio e l’abbattimento delle fee nelle transazioni con carta di credito all’estero. Il Ceo è Nikolay Storonsky, startupper di origine russa residente a Londra, che ha costruito un business da 200 mila utenti con una media di 1.500 nuove iscrizioni al giorno. La sua storia è raccontata da Business Insider e Forbes.

revolut-cofounders-vlad-yatsenko-left-and-nikolay-storonsky

Nikolay Storonsky (a destra) con il cofounder Vlad Yatsenko

Da zero a 42 milioni                 

Specializzato in operazioni di trading con i derivati, Storonsky lavora prima per Lehman Brothers  e poi per Credit Suisse: «Mi capitava di viaggiare spesso. E mi rendevo conto che perdere soldi nei cambi e di spendere tanti quando compravo con carta di credito a causa delle fee previste. Grazie al mio background finanziario sapevo esattamente quale tasso era quello più conveniente. Inizialmente ho pensato a una carta che permettesse operazioni con più valute, ma mi è stato detto che era impossibile da realizzare. Ma ero determinato a trovare una soluzione che funzionasse», spiega il founder a Forbes. Il primo finanziamento che ottiene è di 3,5 milioni da parte di Venrex Point9, Seed Capital e Balderton Capital (è il venture che ha finanziato fintech di successo nel settore p2p leding come Zopa e Crowdcube, di equity crowdfuding): «Il mio background finanziario mi ha favorito nella negoziazione, aiutandomi a risultare più credibile verso gli investitori», continua lo startupper, che viene aiutato a portare la sua idea sul mercato da Level39, tra i più importanti acceleratori al mondo nel campo finanziario.

revolut 2

Come funziona Revolut

Revolut offre innanzitutto una carta prepagata, circuito Mastercard, dove l’utente può caricare soldi, direttamente dal suo account bancario, e usarla per fare pagamenti in più di 90 valute. La carta converte automaticamente i soldi nella valuta locale ai migliori tassi di cambio, il cosiddetto tasso interbancario, lo stesso che usano gli istituti finanziari per prestarsi soldi fra loro.

Revolut offre trasparenza sul tasso di cambio, che viene segnalato in tempo reale da un calcolatore. Tuttavia, il vero risparmio è nelle fee con le operazioni con la carta che vengono abbattute. L’app consente poi di inviare e ricevere soldi in modo istantaneo via social ed sms anche ad utenti che non hanno scaricato l’app.

L’app monetizza con una fee del 2%, solo sui prelievi superiori alle 500 sterline. Ma l’obiettivo è offrire ai clienti tutta una serie di servizi finanziari, dai prestiti, alle assicurazioni. E poi espandersi verso le aziende: «Abbiamo già una cinquantina di imporese  che si sono messe in lista e ci chiedono di realizzare un servizio per loro», spiega Storonsky a Business Insider.

revolut 3

L’ultimo round: 9 milioni

A Balderton si è aggiunto Index Ventures (è quello che ha investito in Transferwise, Facebook e Dropbox) per una cifra complessiva di 8,96 milioni di dollari. Mentre è attiva la campagna di crowdfuding lanciata su Crowdcube che permette a tutti di diventare investitori nel progetto con”sole” 10 sterline. In poche ore superato il milione di dollari di raccolta. I nuovi investimenti e il volume di soldi trasferito e speso attraverso le carte prepagate Revolut (parliamo a oggi di circa 500 milioni di dollari) hanno portato l’app a una valutazione di 42 milioni di dollari.

«La Brexit non ci fa paura»

La startup ha ricevuto recentemente una licenza dal Financial Conduct Authority, l’authority finanziaria in Uk, per operare in altri Paesi sotto le leggi dell’Unione Europea. Una situazione che potrebbe cambiare, anche se Storonsky ammette di non essere preoccupato: «Penso che andrà tutto bene. D’altronde di vorranno 2 anni per qualsiasi decisione su leggi e regolamenti. E se per qualche ragione non riusciremo a ottenere le licenze, ci trasferiremo a Berlino e ripartiremo da lì».

Giancarlo Donadio
@giancarlodonad1