Emanuela Perinetti

Emanuela Perinetti

Ott 24, 2015, 7:20am

Emanuela Perinetti

Emanuela Perinetti

Ott 24, 2015, 7:20am

Perché le startup fintech sono sempre più sexy per le banche (che stanno investendo tantissimo)

Le startup fintech hanno qualcosa che le banche non hanno: la customer base. Lo scorso anno sono triplicati gli investimenti sul fintech (solo Santander ha investito 100 milioni). L'Italia è tra i paesi con le banche che innovano di più nel mondo

Le aziende nel payment hanno raggiunto la cifra di 1miliardo di dollari nel solo Q1 del 2015 attraverso 214 accordi con venture, angel, e anche tante banche. Un segnale di cooperazione che testimonia l’obiettivo comune di proporsi ai clienti con proposizioni e servizi che siano di valore reale per loro.
Secondo il report di Accenture “The future of FinTech and banking”gli investimenti globali in Fintech sono triplicati nel 2014, crescendo globalmente del 201% in un anno.  Il settore sta diventando sempre più competitivo con diverse startup che hanno già avviato partnership con corporation e stanno scalando il proprio business.

Credits: theguardian.com

Credits: theguardian.com

La customer base è l’asso delle startup fintech

La collaborazione tra banche e startup fintech si sta affermando come la strada da percorrere, le banche hanno infatti qualcosa che le startup fintech non hanno, e di cui hanno estremo bisogno: la customer base. C’è un’offerta di innovazione e tecnologia che le startup fintech possono indirizzare, e c’è una domanda che le banche possono guidare. Il connubio può funzionare.

Le banche offrono l’opportunità di scalare (spesso questo è proprio il punto debole delle piccole aziende), le startup fintech offrono ad oggi le soluzioni che massimizzano la soddisfazione del cliente e contribuiscono a “svecchiare” l’immagine della banca. Alcune delle banche più illuminate sembrano avere già colto il messaggio. Santander ad esempio, come espresso nella ricerca “FinTech 2.0 Paper: Rebooting Financial Services” ha descritto questa via cooperativa come “l’evoluzione del Fintech”.

Un vero e proprio FinTech 2.0, in una fase in cui le 300 banche che controllano i 3,8 trilioni di dollari di revenue possono davvero investirne una buona parte in startup e re-ingegnerizzare la propria infrastruttura. Le banche dunque sarebbero meno dinosauri di quanto non si pensi. Molte iniziative sono state già intraprese.

Alcuni interessanti esempi di collaborazione già avviati sono sintetizzati nel grafico (che anche se non pienamente esaustivo costituisce un’ottima sintesi).

startup-fintech_grafico2015

Le partnership delle banche sul Fintech

Lo strumento preferito è la creazione di un programma di accelerazione specifico o di un incubatore per startup fintech (43%).

Quali sono le banche che innovano di più

Anche in Italia ne abbiamo avuti degli esempi virtuosi con UniCredit, CheBanca! e Banca Sella. All’estero le best practice non mancano. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, nel 2014, la sola Santander ha investito 100 milioni di dollari nel venture capital di startup fintech a livello globale. HSBC ha allocato 200 milioni di dollari di investimento nel Regno Unito. Particolarmente illuminate anche Sberbank in Russia e BBVA in Spagna con investimenti di circa 100 milioni di dollari ciascuna. Ancora negli Stati Uniti Citibank che ha creato Citi Ventures con uffici a New York ed in Silicon Valley. Tra gli investimenti annunciati spiccano Betterment, Click Security, Datameer, Jumio, Platfora, Ready for Zero, Shopkick e Square.

Insomma, il Fintech 2.0 per riprendere il concetto dell’analisi di Santander, che vede le startup entrare nella catena del valore agendo in simbiosi con le banche per offrire una proposition di valore ai clienti finali, sembra un essere percepito da tutti gli attori dell’ecosistema come soluzione win-win per tutti, innovatori e “dinosauri”.

Emanuela Perinetti