Le banche non bastano: su Borsadelcredito.it saranno i privati a prestare soldi alle imprese

La startup Fintech Borsadelcredito.it aggiunge il peer to peer lending alla sua piattaforma di prestiti

Investire i propri risparmi nell’economia reale, scommettere sul lavoro dei piccoli imprenditori offrendo loro il credito che gli istituti bancari gli hanno negato. Fra qualche giorno sarà possibile farlo con pochi click e senza neanche un foglio di carta. Borsadelcredito.it (di cui abbiamo già scritto qui) ha da poco ricevuto il via da Bankitalia a poter svolgere l’attività di peer to peer lending, una forma di prestito tra privati che al contrario di quello che fanno altri portali in Italia si concentra in questo caso nel rapporto tra piccoli risparmiatori e piccoli imprenditori.

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Borsadelcredito.it è una startup Fintech che lavora con questo tipo di imprese già da quasi due anni gestendo più di 10mila richieste, l’attività svolta finora però era stata solo quella di consulenza nel credito, la creazione di una sorta di ponte digitale tra le società bisognose di un prestito e gli istituti bancari. Un servizio a cui ora si affianca quello del P2P, che fa diventare questo portale “il primo e unico in Europa a fornire un servizio di credito alle piccole imprese così completo: sia bancario che attraverso fondi privati”. A dirlo a SmartMoney è Antonio Lafiosca, l’ad dell’Istituto di pagamento ma anche uno dei fondatori della startup insieme ai due co-fondatori iniziali Alessandro Andreozzi e Ivan Pellegrini. “Le banche continueranno a stare sul nostro portale  – aggiunge Lafiosca – in questo modo il nostro cliente dopo aver inserito la sua richiesta di credito avrà la possibilità di accedere sia ai prodotti bancari che a quelli p2p. In quest’ottica, tutti i nostri partner lavorano sulla piattaforma in piena collaborazione e quello che ci preme di più è dare un‘alternativa importante e concreta alle piccole imprese”.

Allargare il business al P2P per colmare una lacuna

La decisione di allargare l’attività di Borsadelcredito.it anche ai prestiti da privati si deve al fatto che sul mercato mondiale, ma in particolare su quello italiano, si sia creato uno spazio per nuovi operatori, per la cosiddetta finanza alternativa, uno spazio lasciato libero dalla finanza tradizionale. In particolare, spiega Ivan Pellegrini “le piccole imprese – quelle a cui ci noi rivolgiamo e che compongono più del 90% del tessuto imprenditoriale italiano – che chiedono finanziamenti di piccolo taglio (per esempio sotto i 50 mila euro), trovano sempre più difficoltà ad accedere al credito bancario, non per un tema di rischio o di merito di credito ma per un problema di business model delle banche che non sono più in grado di sopportare i costi di un’operazione di finanziamento di una piccola impresa”. Il target è quello delle partite Iva, sono fornai, artigiani, baristi, commercianti, liberi professionisti e piccoli imprenditori che si sentono sempre più esclusi dai circuiti tradizionali del credito. Un mondo che questa startup Fintech ha imparato a conoscere bene nei suoi quasi due anni di vita, che le ha permesso di rendersi conto dell’esistenza “di un problema di compatibilità fra le offerte delle banche e le esigenze delle imprese, che vengono da noi tutti i giorni e fanno richieste di credito. Da qui la decisione di offrire un prodotto come quello del P2P che possa coprire questo gap”, spiega Pellegrini.

Come funziona il prestito personale alle imprese

Mettiamo il caso che un fornaio abbia bisogno di un prestito per allargare la sua panetteria. Dovrà iscriversi alla piattaforma e fare una richiesta che gli impiegherà cinque minuti di tempo, entro 24 ore saprà se la sua domanda è stata accettata e in questo caso entro tre o massimo cinque giorni avrà i soldi sul conto (tutto senza aver utilizzato nemmeno un pezzo di carta, si tratta di un’esperienza totalmente digitale, basta un qualunque dispositivo mobile o un computer).

Dal lato del prestatore le cose sono ugualmente facili. Si parte sempre dalla registrazione tutta digitale in 5 minuti. La startup si occuperà di portare a termine tutti gli adempimenti relativi alla legge antiriciclaggio e i controlli a cui è tenuta. Dopodiché se tutto risulta in ordine, il prestatore non dovrà fare altro che inoltrare un bonifico presso la  banca depositaria (i soldi nono entrano mai nel patrimonio di Borsadelcredito.it, quindi nell’eventualità di un fallimento non saranno aggredibili dai creditori e resteranno tutelati dal fondo interbancario di tutela dei depositi). Una volta versati i soldi e passati i controlli, il prestatore definirà la sua offerta (manualmente o quella da noi suggerita) e deciderà di prestare in tutti i mercati o solo in alcuni definendo anche a tasso a cui vorrà farlo. La piattaforma aiuta a prendere questa decisione, informando l’utente sul suo posizionamento rispetto agli altri prestatori e rispetto alla domanda delle imprese che stanno chiedendo un prestito.  Definita l’offerta, il sito l’incrocia con la domanda e se tutto va bene eroga il prestito al richiedente che ogni mese tramite un addebito diretto automatico (il vecchio Rid) restituisce la rata.

Dal 4 settembre è possibile prenotarsi come prestatori. Proprio a chi ha la possibilità e la voglia di investire i propri risparmi prestandoli alle imprese che ne fanno richiesta è dedicata infatti la campagna “Sali a bordo per primo”: una promozione della durata di tre settimane (fino alla data in cui la piattaforma partirà con l’operatività completa) che garantirà tutta una serie di vantaggi fra cui zero commissioni per 1 anno e la possibilità di invitare amici e avere ricompense.

Tre forme di garanzia contro i rischi

Ma cosa ci guadagna la piattaforma e chi ci lavora? “Al netto delle promozioni, su chi presta guadagniamo al massimo l’1% annuo sulle somme prestate e non ancora restituite. Chi invece riceve il prestito paga una commissione di istruttoria variabile in base alla sua classe di rischio e che va dai 500 euro a un massimo di 3.000 euro per gli importi più grossi (ovviamente una cifra più competitiva rispetto a quella richiesta delle banche). Non c’è necessità di aprire altri conti correnti, pagare bolli o altri balzelli quindi non ci sono ulteriori costi nascosti all’interno del rapporto. Il richiedente –  sempre in base alla sua classe di rischio – paga anche una commissione confluisce in un fondo di garanzia per i prestatori che interviene nel momento in cui il richiedente cominci a non ripagare, per mitigare così il rischi di inadempienze”, spiega Antonio Lafiosca.

Il destino del prestatore sta infatti molto a cuore ai soci di Borsadelcredito.it visto l’elevato rischio reputazionale che la startup corre, “lo mitighiamo fondamentalmente in tre modi: 1) estrema diversificazione dell’investimento (un prestatore che mette 5.000 euro presterà al massimo un 5-10% alla stessa impresa), 2) fondo di protezione che assicura il sistema dalle perdite fisiologiche e di sistema, 3) modelli di scoring con elementi di valutazione innovativi, tipo social e web che aiutano a comprendere le capacità del cliente sfruttando le tecnologie e che abbandonano alcuni vecchi schemi tradizionali”. Alla selezione delle imprese del sistema è dedicata un’estrema cura e se poi proprio dovessero cominciare a esserci ritardi nei pagamenti, la palla passerà a Borsadelcredito.it che si occuperà di sollecitare gli inadempienti e fare di tutto per il recupero anche attraverso operatori specializzati esterni.

Obiettivi per il futuro

Per il futuro Ivan Pellegrini è più che ottimista. “Quest’anno triplicheremo il fatturato rispetto allo scorso che è stato il primo. Abbiamo raddoppiato anche i dipendenti: ora siamo in dieci (con un età media 30 anni, anche meno visti i nuovi ingressi)”. L’attuale patrimonio di equity è di un milione di euro raccolto in 5 diversi round di investimento. “Fino ad oggi sono entrati business angel, professionisti, amici e parenti. Inoltre, abbiamo avuto accesso al credito bancario con un prestito di 300 mila euro. Adesso abbiamo aperto un altro round di investimento, sempre per un milione di euro, ma questa volta rivolgendoci a fondi di venture capital. Siamo in trattativa avanzata e pensiamo di chiudere entro l’anno”, conclude Pellegrini aggiungendo infine che per i prossimi anni ci sono importanti obiettivi di erogato: “contiamo di arrivare a diverse centinaia di milioni di erogato. Dal nostro sondaggio è emerso infatti che la gente è molto affascinata dalla possibilità di investire nell’economia reale, di prestare in maniera diretta, disintermediata e tangibile a chi poi trasforma questi soldi in lavoro e futuro del nostro paese””.

  • Mlisssa

    Magnifico.la fine delle banche…..magari ….un mondo migliore una nuova era…..niente è per sempre

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