Gabriele Madala

Lug 4, 2014

Un team di hacker italiani difende i nostri dati bancari: storia di Cryptolab (e di un algoritmo milionario)

La startup italiana Cryptolab, fra le 14 finaliste del GrandPrix, ha creato un algoritmo in grado di proteggere i documenti anche in cloud computing.

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Avrebbero potuto fare gli hacker e invece hanno scelto di creare le barricate informatiche. Schermi per proteggere dati sensibili, soprattutto quelli che riguardano i conti in banca. Sono Cryptolab, startup fin-tech tra le 14 finaliste del CheBanca GrandPrix (ecco le altre 13), con sede a Imola.

Massimo Bertaccini, Alessandro Passerini e Tiziana Land hanno alle spalle almeno una dozzina di brevetti tra crittografia, sicurezza informatica e algoritmi scritti col sudore dei polpastrelli. “Uno di questi brevetti ha permesso di eliminare il token – spiega Massimo -, quella chiavetta col display sul quale si legge un codice per fare operazioni di pagamento online e che alcune banche forniscono”. Per fare tutto questo, cioè scrivere l’algoritmo Hiper Crypto Sistem, Massimo e soci hanno dovuto sgobbare per ben 10 anni.

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Il team di Cryptolab

Il laboratorio si è trasformato una società, e più precisamente una srl, nel 2012 e ha già raccolto 1 milione di dollari. Si occupa principalmente di sicurezza dell’home banking ma la nuova sfida è il cloud computing.

“Quando scegli di caricare online un documento non criptato il provider sa di cosa si tratta – continua Massimo -. Per nascondere i dati basterebbe criptare il file. Peccato che una volta fatto non sia più possibile fare una ricerca online proprio perché lo stesso provider non è in grado di riconoscerlo a meno che non gli si fornisca la chiave di decriptazione. Così facendo, però, saremmo punto e a capo”.

Massimo e soci hanno lavorato 5 anni per risolvere l’annoso problema di proteggere i propri dati online con il risultato di aver creato secure cloud encryption. “Alla fine siamo riusciti a sviluppare un algoritmo che permette di caricare file criptati. È una specie di filtro che consente al provider di trovare un documento pur non sapendone niente e di restituirlo criptato”.

Sembra una magia incomprensibile a un comune mortale ma ora il nuovo brevetto è in fase di test che durerà per i prossimi due mesi e, di conseguenza, il lancio sul mercato avverrà a settembre. “Lanceremo due tipi di prodotto – commenta Massimo -. Una versione per clienti, un’app a 0,99 centesimi”.  La seconda è una versione per aziende e professionisti “principalmente per i cloud provider o per chi gestisce portafogli di brevetti ma anche professionisti come notai e commercialisti che condividono documenti con i loro clienti. Per questa versione stiamo ancora definendo il prezzo”.