Martina Pennisi

Martina Pennisi

Mag 7, 2014

L’innovazione dei trasporti passa per lo smartphone: tutto sui costi di UberPop e alternative

Lo smartphone per l’innovazione dei trasporti è un ghiotto bocconcino. Ce lo portiamo sempre dietro, è connesso a Internet e conosce la nostra posizione e possiamo utilizzarlo per pagare. Per questo, nonostante le difficoltà dei legislatori a stare dietro a tutte le novità, stanno spuntando come funghi servizi che permettono alle persone di spostarsi con... Read more »

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Lo smartphone per l’innovazione dei trasporti è un ghiotto bocconcino. Ce lo portiamo sempre dietro, è connesso a Internet e conosce la nostra posizione e possiamo utilizzarlo per pagare. Per questo, nonostante le difficoltà dei legislatori a stare dietro a tutte le novità, stanno spuntando come funghi servizi che permettono alle persone di spostarsi con l’ausilio e le indicazioni del loro dispositivo. Oggi è il giorno di UberPop, servizio di car sharing peer-to-peer dell’americana Uber.

Come nelle altre parti del mondo in cui è stato lanciato – oltre agli Usa per ora è disponibile a Bruxelles, Parigi, Barcellona e Berlino – è destinato a far discutere per la possibilità concessa agli utenti di traghettare da una parte all’altra della città e non solo passeggeri paganti (qui la durissima reazione del Comune di Milano). Su SmartMoney è un altro l’aspetto su cui ci vogliamo concentrare: il costo. Anzi, i costi. Usando il capoluogo lombardo come esempio, proprio in virtù delle numerose alternative che ospita, ecco l’elenco delle novità e relative tariffe.

UberBlack: il servizio con cui Uber sbarca nelle città. Macchine nere con autista Ncc da chiamare con l’applicazione come se si trattasse di normali taxi. Dieci euro la spesa minima. Cinque euro fissi per la chiamata e una tariffa di 0,75 euro al minuto sotto i 18 km e 1,70 sopra i 18.

UberPop: 2,50 euro a chiamata e 49 centesimi al minuto. Tariffa minima 5 euro. L’autista non è più un Ncc ma un normale utente selezionato da Uber e che deve dare alla società il 20% su ogni corsa.

BlaBlaCar: non c’è un prezzo fisso ma un suggerimento della spesa necessaria, a testa, per compiere il tratto durante il quale si vuole condividere il veicolo. Il sito non trattiene alcuna commissione. In questo caso il tragitto viene concordato in partenza e si tratta soprattutto di lunghe distanze.

Carpooling: funziona come BlaBlaCar. La differenza è che si può pagare anche online, dovendo lasciare in questo caso l’11% a Paypal.

Letzgo: applicazione appena lanciata. Non c’è un prezzo fisso ma un rimborso spese a cui il guidatore può anche rinunciare. Alla startup (italiana) chi sta al volante deve riconoscere 0,95 centesimi per ogni viaggio.

Car2Go: servizio di car sharing. Trovi l’auto sulla mappa dello smartphone e la sblocchi con la tessera magnetica che ha un costo di 19 euro. Guidi tu ma non paghi benzina o assicurazione. Costa 29 centesimi al minuto, 14,90 euro all’ora e 59 al giorno.

Enjoy: altro car sharing. Nessun costo al momento dell’iscrizione e 0,25 al minuto.

Twist: ancora car sharing, l’iscrizione ha un prezzo di 15 euro e il costo è di 27 centesimi al minuto.

E-vai: car sharing elettrico, questa volta, a 5 euro tondi tondi allora.

Eqsharing: 30 euro l’iscrizione annuale, 10 quella settimanale e 13 centesimi al minuto.

Drivenow: siamo sempre nel campo del car sharing con prezzi variabili secondo la vettura da 31 a 34 centesimi. L’iscrizione costa 29 euro.

App per i taxi: ce ne sono svariate, ne citiamo due. NewTaxi e Eztaxi. Per l’utente non c’è alcun costo aggiuntivo rispetto alle chiamate tradizionali.

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