Chi perde (o gli rubano) la carta di credito deve essere sempre risarcito, anche se lo scopre troppo tardi

Lo ha stabilito una sentenza del tribunale di Firenze, che ha condannato l’emittente della carta e la banca a risarcire un cittadino che aveva perso 30 mila euro. E mentre in Europa aumentano le truffe, in Italia paradossalmente diminuiscono.

Buone notizie per chi è sempre con la testa fra le nuvole, ma meglio riportarla comunque sulla terra se non si vuole perdere del denaro. Se smarrite il portafogli con tanto di carte di credito e ve ne accorgete solo qualche giorno dopo (quando ormai il danno è fatto e i vostri soldi hanno preso il volo) potrete essere comunque rimborsati degli importi che nel frattempo vi sono stati truffati da chi vi ha preso la carta, ma se dimostrano che non avete custodito a dovere la carta, perderete parte di quello che vi spetta. A stabilirlo è stata una recente sentenza del tribunale di Firenze in cui il giudice ha ribadito che il diritto al rimborso vale nonostante il ritardo della denuncia, escludendo naturalmente i casi in cui ci sia dolo o colpa grave.

Perde la carta di credito, ma quando se ne accorge sono già spariti 30 mila euro

La storia di Mario (nome di fantasia assegnato al protagonista della vicenda) è molto comune e comincia in un giorno di fine estate quando, probabilmente intento a pagare un acquisto appena fatto, scopre di non ritrovarsi più la carta di credito nel portafogli. Ancora non sa se lo strumento di pagamento è stato smarrito o proprio rubato, ma immediatamente si precipita a bloccare la carta e a fare la denuncia. Si scopre però quasi subito che è già troppo tardi, visto che nei giorni precedenti dal suo conto in banca sono stati prelevati oltre 30 mila euro. Guarda un po’, tutti spesi in acquisti con carta di credito.

Scontrini alla mano, Mario lamenta la mancanza di controllo da parte della società emittente delle carta di credito che, non avendo effettuato gli opportuni controlli, non si è accorta che le firme apposte sulle ricevute di pagamento erano malamente falsificate e soprattutto che Mario stesso non aveva mai speso tutti quei soldi in così poco tempo (altro fattore che quindi avrebbe dovuto destare dei sospetti e far partire le verifiche). Scatta così la richiesta di risarcimento per danno da grave inadempimento che Mario rivolge in solido sia alla società della carta di credito che alla banca (colpevole, secondo lui, di essersi affidata a una società emittente poco affidabile).

Il  giudice condanna l’emittente della carta e la banca a risarcire il cliente

Cominciamo col dire che il giudice non ha dato ragione a Mario proprio su tutta la linea. Il suo diritto al rimborso delle cifre perse è stato confermato nonostante il ritardo nello scoprire e quindi anche nel denunciare l’accaduto. Proprio per la sua distrazione però non è stata accettata la sua domanda di risarcimento per grave inadempimento causato a suo dire da banca e società emittente della carta. Il giudice ha infatti stabilito che pur essendo mancati i controlli, anche al titolare stesso della carta spetta parte della colpa dell’accaduto, visto che se n’è accorto quando ormai era troppo tardi. Proprio questa “violazione dell’obbligo di custodia” (la società emittente ha infatti dimostrato che il proprietario della carta di credito non l’aveva usata per più di due mesi e poteva quindi non aver controllato la sua presenza nel portafogli da un bel po’ di tempo) sarebbe potuta costare a Mario il 30% dell’intera cifra rubata, soldi quindi che non avrebbe più avuto indietro.

Fortunatamente però, il giudice ha accolto la sua “domanda di rimborso in via subordinata”, considerando che l’essersi accorto con qualche giorno di ritardo di aver smarrito la carta non può considerarsi una “colpa grave” dello stesso Mario ma anzi, è del tutto coerente e logico, in caso di furto o smarrimento, che il titolare della carta non sia in grado di collocare con precisione il momento della perdita del possesso sotto il profilo spaziale o temporale. Alla fine quindi banca e società emittente della carta sono state condannate a risarcire Mario dell’intera somma rubata (a cui è stata sottratta solo una franchigia di 150 euro), ma anche delle spese legali che ha dovuto sostenere e degli interessi che su quelle somme ha maturato durante lo svolgimento del processo. A pagare tutto sarà però solo la società che ha emesso la carta di credito, visto che è stata accolta anche la domanda di manlenva da parte della banca.

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La legge incentiva la tracciabilità dei pagamenti

La norma su cui il giudice del tribunale di Firenze si è basato per decidere il risarcimento di Mario (il decreto legislativo 27 gennaio 2010, n. 11, in attuazione della direttiva 2007/64/CE relativa ai servizi di pagamento del mercato interno), introduce una divisione del rischio connesso all’utilizzo delle carte di credito tale da farlo ricadere sull’intermediario, a meno che non risulti una colpa grave dell’utilizzatore cliente, sul quale resta comunque una partecipazione al rischio nella misura della franchigia di 150 euro.

In questo modo, il legislatore ha voluto favorire, salvo i casi in cui il proprietario della carta si sia comportato in maniera dolosa o gravemente colposa, la diffusione degli strumenti elettronici di pagamento, anche per garantirne la tracciabilità, mettendo a carico della banca i rischi connessi al loro utilizzo indebito e l’onere della prova (ossia, è la banca che deve dimostrare che il titolare della carta l’abbia persa dolosamente).

La legge, che parzialmente deroga ai principi generali di responsabilità da inadempimento e a quella della ripartizione dell’onere probatorio in materia contrattuale, “appare sensata e ragionevole, solo ove si consideri che l’emittente, soggetto che agisce nell’ambito di attività imprenditoriale, nella sua veste professionale può provvedere ad una valutazione preventiva del rischio conseguente all’uso indebito delle carte ed alla conseguente assicurazione del medesimo, anche in ragione del fatto che i costi assicurativi possono essere spalmati sulla platea degli utilizzatori, così evitandosi la concentrazione del rischio su singoli soggetti”, si legge nella massima a cura dell’avvocato Franco Benassi sul sito di informazione giuridica ilcaso.it.

In Europa sempre più truffe con le carte

Secondo un’analisi effettuata dalla Banca Centrale Europea e diffusa un anno fa, nell’area euro le frodi sulle carte di credito sono aumentate e la causa sarebbe da rintracciare soprattutto nelle transazioni online. Il valore totale delle truffe è aumentato del 14,8% nel 2012 rispetto al 2011, raggiungendo 1,33 miliardi di euro. In pratica, un euro ogni 2.635 spesi con carte di pagamento è stato rubato. Tuttavia, considerando che nello stesso è periodo le transazioni sono aumentate del 7,6%, le frodi come quota del valore totale di tutte le transazioni effettuate con le carte sono aumentate solo dello 0,002% sui 3.500 miliardi di euro di pagamenti effettuati nel 2012.

Sono soprattutto le “Card No Present fraud” (CNP) ad aumentare, ossia le truffe che riguardano i pagamenti effettuati senza la presentazione fisica della carta, quindi quelli online e non quelli nei negozi dotati di Pos. In confronto al 2011, è questo il canale che rispetto a Pos e Atm è diventato il più a rischio. Secondo la Bce, il 60% delle truffe avviene nell’ambito dei pagamenti online, il 23% nei negozi e solo il 17% agli sportelli Atm.

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In Italia invece si ruba di meno

L’Italia è messa meglio di molti altri Stati membri. L’ultimo rapporto statistico del ministero dell’Economia e delle Finanze dedicato alle frodi sulle carte di pagamento mostra che, da un lato, le percentuali di utilizzo degli strumenti alternativi al contante sono sempre maggiori e, dall’altro, registra un trend decrescente degli importi rubati con le carte di pagamento. Inoltre, il tasso di frode per il nostro Paese è pari allo 0,019%. Una percentuale inferiore sia a quella di altri Paesi ad economia avanzata quali, ad esempio, Regno Unito, Francia ed Australia, sia rispetto alla media dell’area SEPA (area unica dei pagamenti in euro).

Le analisi statistiche esposte nel rapporto sono state elaborate sulla base del Sipaf (Sistema Informatizzato per la Prevenzione Amministrativa Frodi ) e si riferiscono ai  dati del 2013. Il Sipaf distingue tra varie tipologie di frode: carta rubata, carta smarrita, carta contraffatta, carta non ricevuta, utilizzo fraudolento del codice della carta emessa, carta utilizzata con falsa identità e utilizzo fraudolento della carta in internet. L’analisi mostra un incremento delle transazioni non riconosciute su Internet e una netta diminuzione delle clonazioni delle carte di pagamento. Sono sempre di meno invece le manomissioni degli sportelli Atm, specie negli ultimi mesi del 2013, grazie anche all’utilizzo da parte di quasi tutti gli istituti di credito di misure di sicurezza come il rilascio di carte di pagamento dotate di chip elettronici.

Mariachiara Furlò
@mariachiarafur

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