Elon Musk è il nuovo Steve Jobs? E’ come confrontare Maradona e Pelé, ma ci proviamo

Due simboli, due visionari, due giganti. Entrambi “allontanati” dalle aziende da loro stessi fondate. Tante analogie, un po’ di rivalità, come quando Apple provava a rubargli gli ingegneri per fare un’auto elettrica. Ecco un confronto (per nulla semplice) con uno scenario di quanto “impatta” Musk sull’economia Usa

«Alla fine ciò che conta sono le azioni. Non quello che penseranno di me le persone in futuro», così ha detto Elon Musk in un’intervista storica nella quale gli è stato chiesto cosa pensasse di Steve Jobs: «La prima volta che l’ho incontrato, mi è sembrato uno stronzo».

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Nella stessa intervista cerca di stemperare i toni («è solo una mia esperienza personale»), per poi dare un affondo finale alla Apple che definisce “il cimitero di Tesla”. Musk è visibilmente arrabbiato.  All’epoca Apple sta provando a progettare un’auto elettrica, idea che poi avrebbe abbandonato, e assume ingegneri che hanno avuto poca fortuna in Tesla, “Se non sei abbastanza bravo da noi, finisci in Apple”, continua Musk.

Ci piace interpretare il giudizio di Musk su Jobs e Apple come quello di un figlio che, soffocato da una “figura paterna” troppo ingombrante, cerca di allontanarla. Ne ha bisogno forse per scacciare quelle responsabilità che gli hanno messo addosso coloro che vedono in lui l’unico erede possibile del compianto fondatore di Apple. Al dì là di alcune analisi fin troppo semplicistiche, è innegabile che per la Silicon Valley e gli startupper in giro per il mondo Musk rappresenta la nuova guida, un esempio di visionario e innovatore, capace di raggiungere Jobs e in qualche modo anche di superarlo.

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Musk Vs. Jobs

Stando anche a chi conosceva Jobs meglio di chiunque altro, il suo cofounder in Apple, Steve Wozniak, «ci sono probabilmente milioni di persone che hanno la stessa abilità di Jobs di guardare il futuro, ma sono pochi quelli che sono capaci di tramutarla in prodotti che cambiano la vita degli altri e Elon Musk è uno di questi», ha detto Woz intervistato da Business Insider.

Cosa accomuna Jobs e Musk d’altronde non è difficile da osservare. Sono entrambi due imprenditori che hanno portato la Silicon Valley a quel “upgrade” necessario per passare dall’economia dell’ICT, a un paradigma completamente nuovo, fatto di idee capaci di rivoluzionare nel profondo la vita delle persone, di superare i limiti del prodotto per diventare uno stile di vita.

Uno smartphone è un telefono. Un iPhone è un iPhone. Allo stesso modo un’auto elettrica è un’auto elettrica, una Tesla è una Tesla. Entrambi sono alla base del successo di aziende in campi diversi, Jobs con Apple e Pixar, Musk con PayPal, Tesla e SpaceX.  Entrambi hanno rivoluzionato settori dominati da lobbies. Jobs con iPod e iTunes si è messo di fatto contro tutta l’industria discografica, mentre Musk con SpaceX ha pestato i piedi a l’apparato militare e industriale americano e alle nazioni che sviluppano razzi spaziali, come i sovietici e i cinesi. Stessa cosa aveva fatto con PayPal mettendosi di traverso l’universo finanziario.

Capire chi dei due è meglio dell’altro è un mero esercizio stilistico, come a dire chi è più forte tra Maradona e Pelé. Eppure non è esente da fascino. Il popolo del tech ha detto la sua e in un sondaggio di Cb Insight ha decretato Musk come vincitore (l’imprenditore sudafricano ha battuto in “finale” proprio Jobs).

Ha contribuito quasi sicuramente la difficoltà maggiori delle sfide che Musk si è prefisso con le sue aziende, cambiare per sempre il mondo dei trasporti, colonizzare altri Pianeti e contribuire alla diffusione massiccia delle fonti di energia rinnovabile, sono obiettivi ben più profondi, come si può immaginare di quelli pur nobili del papà di Apple: «Musk è un continuo modello di ispirazione. Lui parte da una domanda, “Cosa posso fare per migliorare il mondo?”. Risolvere l’inquinamento delle auto, il riscaldamento globale, dare un piano di fuga agli esseri umani su altri Pianeti. Questo diventa per lui un vantaggio competitivo su tutti gli altri. Perché lavorare per un’azienda bella, ma normale, se puoi contribuire a un progetto che porterà l’uomo a viaggiare su Marte?», sono le parole di Larry Page, cofondatore di Google e investitore in diversi business di Musk.

Chi dubita di Musk (e perché)

Tutto quello che Musk fa è accompagnato da rischi che potremmo definire drammatici. Come ne sarebbe di SpaceX se in uno dei futuri viaggi con destinazione Marte, uno dei turisti morisse, o peggio ancora tutti? Oppure se le Tesla del futuro con guida automatica non saranno capaci di garantire la dovuta sicurezza per i passeggeri?

A questi aspetti poi si aggiungono i dubbi di tanti analisti sul modello economico che ha scelto per sviluppare le sue aziende. C’è chi critica apertamente l’imprenditore per il suo ricorrere frequente a investimenti pubblici, «Musk usa i soldi pubblici come sostegno principale dei suoi business, che altrimenti fallirebbero per i troppi debiti accumulati», è il parere di ZeroHedge.

O c’è chi ancora mette in dubbio l’intero modello di sviluppo, come Daniel Gross di Slate.com.  In sintesi Gross sottolinea le sue perplessità su un sistema che vede le tre aziende maggiore SpaceX, Tesla e Solar City (che recentemente si è fusa con Tesla) di vivere in uno stato di eccessiva interdipendenza, in modo che il successo di una è legato a quella di un’altra. Come il fallimento. SolarCity e Tesla, spiega Gross, per crescere hanno bisogno di tanta liquidità, quella necessaria ad aumentare il volume di produzione e ridurre i costi del fattore lavoro e del processo produttivo.  Mentre SpaceX, al contrario, ha liquidità in eccesso e non è un caso che abbia acquistato titoli di SolarCity per 165 milioni nel 2015 e altri 90 milioni nel 2016.

Più cresce il business dell’energia solare di SolarCity, più aumenta la domanda delle batterie fornite da Tesla. E di conseguenza più auto Tesla saranno acquistate, più aumenterà la domanda per le batterie domestiche di Solar City, con le persone che potranno ricaricare la macchina nel garage di casa propria. Senza contare che in caso di cattivi risultati delle aziende non sarà più possibile effettuare i pagamenti dei titoli venduti a SpaceX. Ne viene fuori un sistema che si sviluppa su equilibri che potrebbero essere precari in futuro.

Leggi anche: La vera storia di SpaceX

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Quanto “impatta” Musk sull’economia Usa

Per capire l’impatto reale che Musk potrà avere sull’economia tech americana bisognerà attendere ancora un decennio. Come scrive Vance nella sua biografia, gli americani potranno “svegliarsi” tra 10 anni e poter contare sulle più moderne autostrade al mondo, con macchine elettriche e stazioni di rifornimento che sfruttano le energie alternative, avere case con pannelli solari che diventano vere e proprie centrali energetiche, e potranno fare viaggi su Marte, riportando in vita lo spirito da esploratori che ha sempre contraddistinto la storia dell’uomo. La grandezza di Musk è proprio questa, quella di aver creato un suo mondo e portare le persone a viverci dentro.

Ma forse l’eredità più importante che lascerà nella digital economy americana sarà un’altra e la svela l’amico-nemico, Peter Thiel: «Ha ridato alle persone speranza in quello che la tecnologia è capace di fare per migliorare il futuro dell’umanità». Una lezione destinata a plasmare il cuore della Silicon Valley e che spiega anche perché oggi è così amato da imprenditori in erba che vogliono essere come Musk, come una volta desideravano seguire le orme di Jobs.

Giancarlo Donadio
@giancarlodonad1

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