Giancarlo Donadio

Giancarlo Donadio

Ott 16, 2016

Startup che hanno reso miliardari 25 emeriti sconosciuti

Hanno in media 36 anni e patrimoni miliardari. Professione: startupper. Ecco chi sono

E poi c’è chi dice che con una startup non si diventa ricchi… Sono 25 gli startupper presenti nella lista dei super miliardari di Forbes. Tra loro, 18 hanno meno di 40 anni, la media del gruppo si attesta sui 36.  Sono tutti alla guida, o in posizioni manageriali, nei cosiddetti unicorni, le startup che hanno raggiunto il miliardo di dollari di valutazione. Tutti insieme, i 25, hanno un patrimonio di oltre 62,4 miliardi, mentre la valutazione complessiva delle loro 14 startup è di circa 260 miliardi. “In media ognuno di loro è proprietario del 13,5% delle quote della sua azienda”, scrive Forbes che fa la lista delle 14 startup e spiega come dei trentenni sono entrati nel club dei miliardari con un business hitech.

1. Uber

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Valutazione: $51 miliardi

3 miliardari

Primi nella lista dei miliardari – startupper di Forbes non potevano mancare i fondatori del business che ha cambiato per sempre il mondo dei trasporti. Fondata nel 2009, Uber diventa unicorno nel 2013 con un investimento di 258 milioni che la porta a una valutazione di 3,72 miliardi, come spiega Forbes. Nel 2014, il Ceo, Travis Kalanick, fa il suo ingresso tra i paperoni di Forbes con un patrimonio di 3 miliardi (la startup aveva allora una valutazione di 18). L’altro cofondatore, Garrett Camp, entra in classifica un anno dopo quando è già un uomo ricco sfondato (5,3 miliardi). Insieme a lui fa la sua apparizione nella lista dei miliardari anche il primo dipendente di Uber, Ryan Graves con 1,4 miliardi. Oggi i due cofondatori hanno raggiunto entrambi quota 6,2 miliardi, mentre il “dipendente” Graves sorride con 1,5 miliardi. Nel frattempo, la startup ha chiuso altri round a nove zeri ed è approdata a una valutazione di circa 60 miliardi.

2. Xiaomi

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Valutazione: $46 miliardi

1 miliardario

Come diventare ricchi, ma tanto ricchi con gli smartphone? Saprebbe spiegarlo benissimo Lei Jun che ha fondato nel 2010 la multinazionale che oggi produce smartphone, tablet e sta investendo anche nella domotica. Oggi il Ceo ha una fortuna di 9,8 miliardi che ha raggiunto con una cavalcata incredibile. Nel 2011 la startup entra nel club degli unicorni. Nel 2012 è già nella lista di Forbes, quando Xiaomi era valutata 4 miliardi, oggi ne vale 46.

3. Airbnb

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Valutazione: $25,5 miliardi

3 miliardari

Anche loro di strada ne hanno fatta tanto, da quando iniziano ad affittare materassini gonfiabili nel loro appartamento per pagarsi l’affitto. Oggi i tre storici cofondatori della startup degli affitti brevi, Brian Chesky (Ceo), Joe Gebbia e Nathan Blecharczyk, hanno tutti un patrimonio di 3,3 miliardi e dal 2015 sono inseriti nella lista di Forbes, quando Airbnb valeva già 13 miliardi. Fondata nel 2008, la startup è entrata nel club esclusivo degli unicorni già nel 2011 (allora la valutazione era di poco superiore al miliardo). Oggi 60 milioni di utenti usano il servizio, attivo in 34mila città di 190 Paesi.

4. Palantir

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Valutazione: $20,5 miliardi

1 miliardario

Alexander Karp, Ceo della startup focalizzata su soluzioni per garantire sicurezza e privacy online, è entrato nella lista di Forbes nel 2015, quando ha debuttato con un patrimonio di 1,2 miliardi (Palantir aveva allora una valutazione di 15,4 miliardi). La startup, che vede tra i cofondatori e maggiori investitori, Peter Thiel, ex PayPal, è diventata un unicorno nel 2011. Oggi il suo valore supera i 20 miliardi. Gran parte dei soldi finiscono nelle tasche di Thiel, ma Karp non può lamentarsi con un patrimonio stimato di 1,67 miliardi.

5. Meituan – Dianping

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Valutazione: $18 miliardi

1 miliardario

Per capire il potenziale della startup di Wang Xing dovete immaginare cosa potrebbe nascere dalla fusione di due giganti come Groupon e Tripadvisor. Xing ha fondato Meituan, sorta di Groupon cinese per poi fonderlo in un affare di 15 miliardi con Dianping, che è un modello a metà tra Yelp e Tripadvisor. La joint venture ha creato un gigante che oggi di miliardi ne vale 18. Wang è già da due anni sulla lista di Forbes: è entrato nel 2014 con un patrimonio di 1,4 miliardi, oggi sono diventati 2,5.

6. Didi Kuaidi

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Valutazione: $16,5 miliardi

1 miliardario

Altro gigante cinese, altra fusione. Cheng Wei, dalla fondazione della sua startup sui trasporti, si è posto un obiettivo: battere Uber in Cina. Per riuscirci le sta provando tutte fino a fondere la sua aziende con i competitor, Kuaidi Dache. I risultati per ora sono sorprendenti, il nuovo servizio di trasporti ha raggiunto nel 2015 la cifra di 1,4 miliardi di corse. Uber per arrivare a questi numeri ha impiegato ben cinque anni di lavoro, come spiega la rivista americana. Cheng Wei è per la prima volta sulla lista di Forbes con il suo primo miliardo.

7. Snapchat

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Valutazione: $16 miliardi

2 miliardari

In inglese si chiamano self billionaires, in altre parole quegli imprenditori che per costruire le loro ricchezze hanno contato solo sulle loro forza. I più giovani self billionaires al mondo sono due ragazzi americani, Evan Spiegel e Bobby Murphy, appena 26enni e alla guida di una startup che innovando la messaggistica istantanea ha raggiunto una valutazione di 16 miliardi e tre anni prima, nel 2013, era già un unicorno con oltre 3 miliardi di valutazione. Oggi Snapchat cerca modi per portare soldi a casa, i due ragazzi devono ancora dimostrare di aver costruito un modello di business vincente.

8. Flipkart

BANGALORE, SEPTEMBER 01, 2013 : Sachin Bansal and Binny Bansal, founders of Flipkart.com poses for a picture at their office in Kormangala. (Photo by Jyothy Karat)

Valutazione: $15,2 miliardi

2 miliardari

Binny Bansal e Sanchin Bansal sono i due ragazzi indiani che hanno costruito l’Amazon asiatico, si chiama Flipkart, oggi vale 15,2 miliardi e annovera tra gli investitori Tiger Global Management, Qatar Investment Authority e Napsters. Come scrive la rivista di business americana, i due startupper sono matricole nella lista di Forbes e hanno impiegato quasi 10 anni per avere questo riconoscimento (la startup è attiva dal 2007). Ognuno di loro può contare oggi su un patrimonio di 1,2 miliardi, destinato a crescere visto l’ingresso in Borsa a cui l’azienda si sta preparando.

9. Pinterest

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Valutazione: $11 miliardi

2 miliardari

Nel 2010 viene creato il social dei “pin”. Nel 2012 raggiunge una valutazione di 1,7 miliardi. Ma Ben Silbermann and Evan Sharp, i cofondatori della startup, devono aspettare altri anni per essere annoverati tra i paperoni di Forbes. Nella lista ci finiscono nel 2015 quando la valutazione di 11 miliardi della startup li porta a raggiungere un patrimonio di 1,6 miliardi.

10. Dropbox

Photo: Ariel Zambelich/Wired

Valutazione: $10,4 miliardi

1 miliardario

Non attraversa il suo momento d’oro, la startup del file sharing di Drew Houston. Forbes svela che alcuni investitori hanno deciso di ridurre il loro apporto di denaro all’azienda, mentre i competitor, vedi Box, si fanno sempre più agguerriti. L’ultimo round di investimento che ha portato la startup a una valutazione di 10 miliardi è avvenuto ormai due anni fa. Tuttavia, Houston se la cava bene e perde solo duecento milioni sul suo patrimonio secondo la stima di Forbes, da 1,2 miliardi a 1 miliardo. Il Ceo ha fondato la startup con il suo amico al MIT, Arash Ferdowsi, che oggi deve “accontentarsi” di 500 milioni. La startup è nel club degli unicorni dal 2011, da quando dopo un round di 250 milioni, ha raggiunto una valutazione di 4,6 miliardi.

11. WeWork

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Valutazione: $10 miliardi

2 miliardari

In più di un’intervista Adam Neumann, il fondatore ha legato l’origine della sua idea di business, un portale per riunire tutti gli spazi di coworking, ai kibbutz israeliani, forme associative e volontarie di lavoratori fondate su regole di uguaglianza, nonché sul concetto di proprietà comune. La sua startup, WeWork, l’ha fondata nel 2010 a New York con un amico, Miguel McKelvey. Entrambi possono oggi esultare per i numeri dell’azienda, 40mila membri e 16 città che usano gli spazi di coworking promossi. I due debuttano sulla lista di Forbes quest’anno dopo che la startup si è resa protagonista di un round di 434 milioni, raggiungendo una valutazione di 10,2 miliardi. A seguito del finanziamento, il patrimonio di Neumann ha raggiunto 1,5 miliardi, mentre McKelvey può “accontentarsi” di 1 miliardo.

12. Theranos

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Valutazione: $9 miliardi

1 miliardario

Non è un anno da incorniciare per Elizabeth Holmes, l’unica self made billionaires donna, presente nella lista dei giovani di Forbes. Oggi ha 32 anni e il suo nome è legato alle sorti di Theranos, una startup del biotech che ha ideato un modo innovativo per test del sangue più rapidi e meno costosi. Ai successi e alle copertine (tante) dei primi periodi, quando la startup era valutata 1, 12 miliardi, si sono susseguite diverse vicissitudini legali e societarie, che hanno contribuito a macchiare l’immagine dell’azienda. Ciò malgrado, la Holmes mantiene la sua posizione nella classifica di Forbes, anche se il suo patrimonio ha “lasciato per strada” oltre due miliardi nell’ultimo anno, 1 miliardo oggi rispetto ai 3,6 del 2015.

13. DJI

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Valutazione: $8 miliardi

3 miliardari

Primo miliardario al mondo con i droni. Con la storia di Frank Wang si potrebbe scrivere un romanzo. Inizia a costruire droni nel dormitorio nel college a Hong Kong, siamo nel 2006. Negli anni seguenti ha saputo creare una startup che oggi vale 8 miliardi e controlla il 70% del mercato. Wang fa la sua comparsa sulla lista di Forbes per la prima volta quest’anno, insieme a Swift Xie, il responsabile del marketing e a Lu Di, il primo investitore. Forbes svela che il patrimonio di Wang è di 3,6 miliardi, seguono Xie e Di con 1,3.

14. Tanium

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Valutazione: $3,5 miliardi

2 miliardari

Ultima nella lista una bella storia familiare che ha come protagonisti un padre David Hindawi e suo figlio Orion che nel 2007 hanno fondato un’azienda specializzata nella cybersecurity, che oggi ha clienti come Amazon e Visa. Tanium ha raccolto round che hanno portato l’azienda a una valutazione di 3,5 miliardi. Oggi padre e figlio detengono il 60% delle quote azionarie.

Nella lista non ci sono le IPO

Forbes non ha inserito all’interno dell’articolo le startup e i fondatori che hanno già realizzato un IPO. Quindi non trovano posto, tra gli altri, Facebook, Twitter, LinkedIn e Square.