Redazione

Apr 17, 2016

VIDEO: Quando, 11 anni fa, Zuckerberg spiegava Facebook. A un’aula vuota

In questo video d'archivio un ragazzo sconosciuto di nome Mark Zuckerberg parla del suo nuovo social network, Facebook. Ad ascoltarlo, in aula ad Harvard, solo 20 studenti

Gira un po’ nascosto, nella rete, un video che mostra Mark Zuckerberg davanti a una ventina di studenti di Harvard parla di Facebook, quando il social era ancora un’idea promettente riservata alle università. L’occasione è il CS5O (Introduction to Computer Science), un corso per studenti dei primi anni che oggi è uno dei più seguiti, con 900 iscritti. Merito anche di Zuck?

E Zuck salì in cattedra, in sandali

Corre l’anno dicembre 2005. Facebook è stato lanciato circa un anno prima, febbraio 2004.  Zuckerberg, 21enne, è già fuori da Harvard, avrebbe lasciato l’università qualche mese dopo il lancio del social. E da semisconosciuto racconta le difficoltà tecniche, e le tante altre sfide, dal punto di vista della privacy e legale, che il social sta affrontando nel suo anno di vita. E offre consigli agli studenti (pochi) che sono andati ad ascoltarlo: «Penso che sarebbe molto utile per voi ragazzi se veniste a seguire i corsi che io stesso ho seguito e anche conferenze come questa» evidenzia forse un po’ irritato dalla scarsa affluenza. Poi aggiunge: «Sto scherzando». Ma mica tanto?

mark zuckerberg in sandali

«Ci sono tante cose fighe che puoi fare oggi sul web con 100 dollari»

«La generazione prima di Google non poteva fare un sito senza avere spendere tanti soldi in componenti hardware. Penso a eBay, per esempio, che ha iniziato con 50 mila dollari di macchine. Oggi puoi fare la stessa cosa in un dormitorio. Come abbiamo fatto noi, prendendo in prestito macchine per 100 euro al mese e usandole per raggiungere 30mila utenti» spiega Zuckerberg che, seppur agli inizi, aveva già una cinquantina di collaboratori .

«La tecnologia è sorprendente, fate cose anche senza soldi»

«Invece di preoccuparvi di quello che farà Google o un competitor, pensate a quello che potete fare voi. C’è tanta roba da cui partire. E invece di dover uscire dalla vostra stanza per raccogliere soldi, come succede in un business tradizionale, ora potete fare un sacco di cose senza che i soldi siano la vostra preoccupazione principale» consiglia Zuckerberg che aveva già raccolto un grosso investimento: nel settembre 2004 aveva ottenuto 500 mila dollari da due angel come Peter Thiel (PayPal) e Reid Hoffman (LinkedIn).

«Cosa faccio per la maggior parte del tempo? Assumo gente»

Nel suo discorso agli studenti Zuckerberg affronta vari temi, da quelli tecnici, a quelli legati al business. Dei primi parla volentieri, mentre sembra meno a suo agio quando si tratta di affrontare problemi più specifici legati al business. Qui ci sono alcune cose che abbiamo trovato interessanti.

Minuto 6. Zuckerberg parla di una delle scelte più importanti che ha dovuto prendere per far scalare il suo business. Come quella, che attribuisce a se stesso, di aver voluto utilizzare MySQL (relation database system open source) separati per ognuna delle università del network “scelta che ci ha aiutato a non morire qualche mese dopo”.

Minuto 18.  Uno studente gli chiede come trascorre la maggior parte del suo tempo e lui risponde “assumendo persone”: «Non cerco mai persone con un background importante di studi o competenze specifiche, ma persone che sono in grado di apprendere cose velocemente. Dustin (Moskovitz, uno dei cofondatori del social, ndr), il mio coinquilino a Harvard non aveva nessuna preparazione in informatica, studiava economia. Come è una persona intelligente capace di imparare diverse cose. Come altri nostri collaboratori che hanno studiato matematica e non programmazione».

Minuto 50.  Zuckerberg parla di una consuetudine che aveva in ufficio, “Ceo office hours”, tempo nel quale qualsiasi dipendente, dalle 14 alle 16 poteva parlare con lui di e dare feedback sul suo lavoro: «Un giorno uno dei miei è venuto da me e mi ha detto che sarebbe stato carino di mostrare gli aggiornamenti con le nuove amicizie che le persone stringevano. Ma è solo uno esempio delle cose fantastiche nate da questi incontri».

 

(a cura di Aldo V. Pecora e Giancarlo Donadio)