Lorenzo Gottardo

Lorenzo Gottardo

Nov 11, 2017

Il Cremlino in guerra con Zuckerberg: “Se Facebook non rispetta la legge, lo oscuriamo”

Nel mirino ora c'è Facebook. Mentre Twitter si è piegata alla legge del 2015 che impone di conservare i dati di cittadini russi su server all'interno della Federazione Russa. Il pericolo è il blocco del sito come accadde a LinkedIn

Mossa e contromossa. Quella tra il Cremlino e i principali social network americani, colossi come Facebook e Twitter, si sta trasformando in una vera partita a scacchi. Una partita dove ogni azione prevede da parte dell’avversario una reazione uguale e contraria.

Mentre negli States in molti ancora si interrogano sulla viralità dei post di propaganda e sulla loro effettiva capacità di condizionare le ultime elezioni presidenziali, dalla Russia viene annunciato un nuovo giro di vite sulle aziende web straniere che operano nel Paese.

Controlli e minacce

Roskomnadzor, l’agenzia federale russa per la supervisione delle comunicazioni, ha fatto sapere che nei prossimi tempi intensificherà i propri controlli sui social media esteri per verificare che vengano effettivamente rispettate le leggi russe. Una in particolare. Quella risalente al 2015 che impone alle compagni (siano estere o locali) che elaborano e archiviano dati personali di cittadini russi, di conservarli soltanto in server situati all’interno dei confini nazionali.

Una legge che il principale inquilino del Cremlino, il presidente Vladimir Putin, ha voluto per proteggere le informazioni sensibili dei suoi connazionali. E che afferma come “gli operatori di siti web dovrebbero garantire la registrazione, sistematizzazione, archiviazione, elaborazione e rimozione dei dati personali dei cittadini russi utilizzando database situati sul territorio della Federazione Russa”.

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Lo scorso settembre, Roskomnadzor aveva già anticipato che, in caso di violazioni evidenti, il blocco di Facebook sarebbe immediato. “In futuro pianificheremo una serie di interventi di supervisione finalizzati all’analisi delle attività dell’amministrazione di Facebook in termini di elaborazione delle informazioni personali degli utenti russi, dei termini di servizio per gli utenti e del rispetto della legislazione esistente”. Questo il contenuto del comunicato emesso dall’azienda statale.

In tutto ciò una sola cosa è certa. Il Cremlino è già riuscito a piegare Twitter al suo volere. Con una nota pubblicata nei giorni scorsi, il social media di San Francisco ha affermato di “essere pronto a localizzare i propri server e database nel territorio della Federazione Russa entro la metà del 2018”.

Ora la palla passa a Facebook che, secondo alcuni istituti di ricerca, nel 2016 sarebbe stato frequentato almeno da 22 milioni di russi. Un numero non indifferente, nemmeno per la società di Mark Zuckerberg.

 

Il precedente LinkedIn

La conseguenza peggiore per il gigante della Silicon Valley potrebbe essere il blocco completo del proprio sito. Qualcosa di simile a ciò che è accaduto a LinkedIn nel novembre del 2016. Quando, in sole 24 ore, la Roskomnadzor dispose il blocco degli accessi al social, dando seguito a una sentenza del tribunale statale di Mosca.

Un confronto/scontro cominciato a inizio di quello stesso anno quando la Kommersant denunciò l’azienda statunitense per aver perso i dati di 167 milioni di iscritti tra i quali anche cinque milioni di utenti russi.

Il social network dedicato al mondo del lavoro con circa 400 milioni di utenti nel mondo si era opposto, infatti, alle disposizioni del Cremlino. E alla legge del 2015 che impone alle compagnie, estere e locali, che elaborano e archiviano dati personali di cittadini russi di conservarli soltanto in server situati all’interno dei confini nazionali. Linkedin non aveva avviato nessuna delle procedure necessarie per mettersi in regola determinando così il suo destino nei confini della Federazione.