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Lug 5, 2018

Stretta di Israele sulle crypto, morte dell’anonimato e nuove opportunità per chi fa business

La nuova legislazione di Tel Aviv equipara le criptomonete agli asset finanziari e affronta il tema dell'anonimato degli utilizzatori delle monete virtuali

I paradisi di chi fa business nelle crypto? Quelli in cui vigono più regole. Non è un paradosso: una buona attività di regolamentazione porta più benefici che svantaggi per chi vuole investire nel mondo delle criptovalute. È questa la prospettiva che ha portato un Paese leader nel mondo crypto, come Israele, a dotarsi di una legislazione che equipara le criptomonete ad asset finanziari. Le nuove leggi andranno in vigore a ottobre e potrebbero diventare una “stella polare” per altre nazioni.

La lungimiranza di Israele

Nel 2017 le ICO israeliane hanno superato complessivamente i 500 milioni di raccolta. Basta questo numero, riportato da VentureBeat, per comprendere quanto l’universo crypto in Israele avesse bisogno di una regolamentazione. Eppure rispondere rapidamente a un cambiamento, può essere deleterio. Ed è per questo che il governo israeliano ha avuto la lungimiranza di partire in tempi non sospetti, nel 2016, quando il Knesset, il parlamento, ha dato mandato a un’authority di analizzare il mercato delle monete virtuali, per poi adottare norme per regolarlo.

In due anni ne sono state fatte di cose. La prima a gennaio di quest’anno è stata una circolare che comprende nuove norme sulla tassazione dei token, ad esempio la regolamentazione degli obblighi fiscali delle società che raccolgono denaro tramite ICO.

E poi un set di nuove leggi, discusse a partire dalla fine di maggio, che entreranno in vigore a ottobre di quest’anno.

La morte dell’anonimato?

I nuovi regolamenti israeliani passeranno alla storia per essere i primi tentativi di affrontare, concretamente, il tema dell’identificazione dei proprietari delle crypto. Come si sa, l’anonimato, garantito dalle monete virtuali, è una delle caratteristiche che le fa preferire alle monete tradizionali. Ma allo stesso tempo è anche stato un freno all’adozione di massa

Le leggi israeliane prevedono una serie di obblighi per il fornitore di servizi finanziari crittografici. Questi ultimi dovranno:

  • Identificare i propri clienti non solo più con le informazioni standard (nome, numero di identità, indirizzo), ma anche attraverso altri identificatori, come gli indirizzi dei portafogli virtuali da cui partono le transazioni e l’indirizzo IP dei clienti.
  • Offrire altri dati aggiuntivi, soprattutto nel caso in cui il fornitore dei servizi finanziari favorisca gli scambi di criptomonete che sono conosciute per la garanzia che offrono sulla privacy, come Monero, Zcash, Zcoin e Verge.

Un passo decisivo

Più regole, più affidabilità. Le leggi israeliane possono spaventare i detentori delle crypto, eppure sono un passo decisivo. Un servizio finanziario riconosciuto come legittimo da un’authority potrà più facilmente farsi strada nel mondo finanziario, trovando (perché no?) nuove sinergie con banche e istituti di credito, che saranno più disposti a rimuovere le barricate che hanno alzato nei confronti del settore.

Un passo decisivo per l’adozione di massa e per l’apertura di nuove opportunità per chi fa business.

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