Simone Cosimi

Simone Cosimi

Set 21, 2017

Blockchain per i rifugiati: ecco come la usa (bene) la Finlandia

Il progetto con la startup locale Moni coinvolge migliaia di persone: una carta-conto e un'identità digitale memorizzate su blockchain pubbliche lavorano per l'inclusione sociale dei migranti

La Blockchain la conosciamo ormai benissimo. È quel database distribuito peer-to-peer in cui chiunque può farsi nodo della rete e che si pone esso stesso come network di controllo di una qualsiasi transazione. Facendo così fuori la necessità di un ente terzo di supervisione. Il successo è arrivato perché Blockchain è un po’ il libro mastro dei passaggi della criptovaluta Bitcoin (ne mantiene l’anonimato ma garantisce la transazione) ma il meccanismo alla base può essere utile davvero in molti ambiti diversi, dalla finanza alle istituzioni passando in fondo per qualsiasi operazione che abbia bisogno di un controllo distribuito e quasi impossibile da scalare.

Il caso finlandese

La Finlandia sta provando a sfruttarne le potenzialità anche nel complicato ambito della gestione dei rifugiati e della loro accoglienza. In particolare, per quelli (quasi tutti) che non dispongano di conti bancari o di altri tipi di legami col mondo finanziario. La Technology Review del Mit ha raccontato come il servizio per l’immigrazione finnico abbia distribuito ai rifugiati delle carte Mastercard prepagate per due anni invece di denaro contante, collaborando con la startup di Helsinki Moni, guidata dal Ceo Antti Pennanen. Al momento il programma ha diverse migliaia di possessori.

Come funziona Moni

Il punto è che quella rete di carte è garantita dalla Blockchain. Ciascuno di quei rifugiati ha infatti un’identità digitale. Dunque la carta Moni funziona sia da conto corrente (ci si possono ricevere depositi) che come strumento per pagare acquisti o bollette. Ma soprattutto, grazie al possesso della carta e all’identità digitale registrata su una serie di blockchain pubbliche, si fa un significativo salto in avanti nell’inclusione sociale. Che passa anche da una situazione finanziaria decente e semplice da stabilire e al contempo sicura per le casse pubbliche. Anche perché la startup monitora l’uso di quelle carte e riferisce alle istituzioni che se ne occupano.

Nel dettaglio, ogni carta è dotata di un numero identificativo univoco memorizzato nella Blockchain. In virtù di come funziona quella catena di blocchi, non c’è bisogno di ulteriori verifiche, magari delle istituzioni finanziarie. Zero burocrazia. Il rifugiato ha un’identità legata a quella carta e gli estremi per usarla sono associati solo a quell’identità garantita dalla rete. Così come tutte le operazioni. Fra l’altro Moni è in versione beta pubblica in Finlandia e sarà presto lanciata in Europa a 2 euro al mese.

Le altre iniziative

Diverse altre iniziative fanno leva sulla Blockchain per aiutare le persone, in particolare quelle in maggiore difficoltà. Un’idea, quella finlandese, che sembra essere stata raccolta perfino dal Parlamento Europeo, che alla fine di agosto ha rilasciato un documento con cui istituisce un gruppo di lavoro (e i fondi necessari, 850mila euro per l’anno in corso) per capire come utilizzare al massimo la Blockchain per l’identificazione dei rifugiati. E dunque per migliorare il sistema colabrodo degli hotspot, sul quale l’Italia è particolarmente indietro. Stessa musica da parte delle Nazioni Unite.