Simone Cosimi

Simone Cosimi

Giu 29, 2016, 3:36pm

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Giu 29, 2016, 3:36pm

La sharing economy varrà 570 miliardi entro il 2025. Uno studio

L'ultima analisi di PwC traccia uno scenario roboante per il prossimo decennio: ricavi in crescita fino al 50%. E l'85% del fatturato finirà nelle tasche dei microimprenditori

Secondo PricewaterhouseCoopers l’ecosistema della sharing economy varrà 570 miliardi di euro entro il 2025, cioè nel giro di un decennio scarso. Imponendosi come un ambito paradigmatico della nuova economia scalando di venti volte i valori attuali, stimati intorno ai 28 miliardi di euro.

L’analisi di PwC

L’ultima analisi del colosso della consulenza prevede che i microimprenditori che forniscono questi servizi (dalle case su Airbnb ai progetti di CoContest fino ai pasti di Gnammo o ai passaggi in auto di BlaBlaCar) incasseranno l’85% di quella cifra, cioè circa 487 miliardi di euro. La crescita della sharing economy, a cui Altroconsumo dedicherà a settembre un festival a Milano, il 24 e 25 del mese, sarà ampiamente diffusa e quattro dei cinque settori chiave contribuiranno ognuno per 100 miliardi di euro: finanza collaborativa, turismo peer-to-peer, trasporto peer-to-peer, servizi domestici su richiesta e servizi professionali.

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La sharing economy sta rapidamente raggiungendo una maggiore maturità, evolvendo da mero slogan ad opzione preferita dai consumatori più giovani – ha spiegato Rob Vaughan, economista di PwCtale crescita è solo all’inizio ed entro il 2025 in molti segmenti gli operatori della sharing economy avranno superato i player tradizionali”.

Crescono i ricavi a quota 83 miliardi di euro

In tutto il Vecchio Continente i ricavi prodotti dalle piattaforme dei cinque ambiti potrebbero raggiungere la soglia di 83 miliardi di euro. Un balzo clamoroso rispetto ai 4 miliardi di oggi. Su tutti, spingeranno i servizi per la casa con una crescita del 50%. Sono cifre di cui si avvantaggerebbero 275 società attive ad oggi nei nove Paesi oggetto dell’indagine: Svezia, Polonia, Italia, Belgio, Spagna, Germania, Olanda, Regno Unito, Francia.

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Per affermarsi come mercato di riferimento e incubatore per la sharing economy, l’Europa deve sviluppare un contesto normativo più omogeneo, coordinato e dinamico tra gli stati membri – ha aggiunto Vaughan – a tal proposito l’Agenda Europea per la sharing economy della Commissione Ue promuove la revisione da parte di ogni membro della normativa domestica e l’eliminazione di ogni barriera, garantendo la tutela della concorrenza e la protezione dei diritti dei lavoratori e dei consumatori”.