Finaliste Italian Fintech Awards: c’è chi ha soluzioni per aiutare le PMI

Tra qualche giorno, il 6 maggio, conosceremo il vincitore degli Italian Fintech Awards di CheBanca! La startup che salirà sul podio sarà scelta tra i 12 progetti finalisti che puntano a rivoluzionare l’uso che facciamo dei soldi. In palio 25mila euro, una sessione personalizzata con uno startup coach e l’opportunità di volare a Londra presso i due fintech accelerator Level39 e… Read more »

Tra qualche giorno, il 6 maggio, conosceremo il vincitore degli Italian Fintech Awards di CheBanca! La startup che salirà sul podio sarà scelta tra i 12 progetti finalisti che puntano a rivoluzionare l’uso che facciamo dei soldi.

In palio 25mila euro, una sessione personalizzata con uno startup coach e l’opportunità di volare a Londra presso i due fintech accelerator Level39 e Startup Bootcamp FinTech. All’evento parteciperanno anche speaker e autori di fama internazionale tra cui David Birch e il Ceo di Number26 Valentin Stalf.

Due finaliste aiutano le piccole e medie imprese

Nell’elenco delle magnifiche 12 sono due quelle che stanno sperimentando soluzioni per soddisfare le esigenze delle Smes (Small and medium size entreprises), le aziende cioè di piccole e medie dimensioni, le prime ad essere colpite duramente dalla crisi del 2008 e la mancanza di liquidità.

La prima di queste startup si chiama CashMe. Cosa fa? Consente alle PMI di cedere ad investitori professionali i propri crediti commerciali pendenti attraverso un processo di asta competitiva elettronica, spostando il profilo di rischio dal richiedente al “debitore ceduto”. Allo stesso tempo, gli investitori istituzionali possono investire nei crediti commerciali, beneficiando di rendimenti superiori e decorrelati rispetto agli attuali tassi di mercato.

L’altra Trakti (by Exrade) è una piattaforma social P2P che facilita le imprese, in particolare quelle piccole e medie, nella condivisione, gestione e finalizzazione delle loro trattative online. Trakti sostituisce i CRM con una suite di strumenti per la chiusura delle trattative dal vivo, con una strategia multicanale per la gestione, qualificazione e contrattualizzazione dei leads anche nella Blockchain.

Il fintech che salva le PMI

Le PMI sono il motore nel nostro Paese, 4 milioni di addetti un fatturato complessivo di 183 miliardi di euro (il 12% del Pil, secondo il rapporto Cerved del 2014). La crisi finanziaria le ha messe in ginocchio, tanto che tra il 2008 e il 2015 sono fallite 13 mila Pmi, e più di 5 mila hanno aperto una procedura concorsuale non fallimentare.

La loro salvezza è il fintech che opera in diversi ambiti per garantire un più facile accesso al credito e servizi per monetizzare con maggiore facilità.

C’è chi presta soldi 

Alcuni sono diventati grossi player a livello mondiale. Come Funding Circle, la startup britannica di Samir Desai e Sam Hodges che ha raccolto oltre 270 milioni di euro di finanziamenti che ha già destinato 2 miliardi di dollari di prestiti a piccole, medie aziende e istituzioni tra Europa e America.

Oppure Kabbage, tra le 100 migliori aziende dello scorso anno per la Bibbia del business, Forbes. L’idea è  di un avvocato Rob Frohwein che rivoluziona il mondo del lending online. La novità? Un algoritmo che analizza in tempo reale i dati di chi richiede il prestito via web e riduce i tempi di approvazione (dalle settimane delle trafila tradizionale in banca fino a 6 minuti). Fino a oggi ha raggiunto il miliardo di dollari prestati e raccolto oltre 700 milioni.

Mentre in Italia tra i protagonisti c’è Borsa del Credito che  scommette sul lavoro dei piccoli imprenditori offrendo loro il credito che gli istituti bancari gli hanno negato. Antonio Lafiosca è l’ad dell’Istituto di pagamento ma anche uno dei fondatori della startup insieme ai due co-fondatori iniziali Alessandro Andreozzi e Ivan Pellegrini: «Le piccole imprese – quelle a cui ci noi rivolgiamo e che compongono più del 90% del tessuto imprenditoriale italiano – che chiedono finanziamenti di piccolo taglio (per esempio sotto i 50 mila euro), trovano sempre più difficoltà ad accedere al credito bancario, non per un tema di rischio o di merito di credito ma per un problema di business model delle banche che non sono più in grado di sopportare i costi di un’operazione di finanziamento di una piccola impresa» spiegano. Smartmoney ne ha parlato qui.

C’è chi paga le fatture in anticipo…

Il lending non è l’unico settore pronto a fiorire. Belle realtà a livello mondiale e italiano sono nate nell’invoice finance, anticipo del pagamento delle fatture attive (MarketInvoice, Fundbox,NoviCAp Finexkap, sono le startup più interessanti a livello mondiale. Mentre in Italia è stata appena lanciata Instapartners). E altre soluzioni dal trade finance, come il pagamento anticipato nel commercio internazionale e il supply chain finance, piattaforme attraverso cui fornitori possono richiedere prestiti, o meglio pagamenti anticipati, sulle fatture attive (es. Taulia).

C’è tanto da fare

L’accesso al credito è un problema che non ha avuto ancora soluzioni soddisfacenti nel nostro Paese. Mentre sul lending ci sono startup che sono riuscite a farsi strada, sugli altri mancano attori interessanti. E alcune startup finaliste degli Italian Fintech Awards lavorano per trovare nuove soluzioni.

Leggi qui per saperne di più sull’argomento: http://smartmoney.startupitalia.eu/analisi/52858-20160325-servizi-sme-pmi-fintech

 

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