Così muoiono firme e password. Viaggio nel futuro della biometria

Da pochi mesi è iniziata una vera rivoluzione, e probabilmente non abbiamo capito quant'é importante. Dopo decenni tra carte da firmare, pin e password, è già possibile usare le impronte digitali e selfie dallo smartphone per autenticarsi o pagare in meno di un secondo. E dal 2017 sarà boom. Speciale Biometria

Dice un un report di Visa, che più di due terzi dei cittadini europei vorrebbero usare la biometria come metodo di autenticazione per pagare. Perché è conveniente, sicura, rapida, soprattutto se usata in combinazione con un dispositivo fisico come uno smartphone o una carta bancaria.

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Tutti i numeri del (potenziale) mercato della biometria

«L’identificazione e la convalida con parametri biometrici offre l’opportunità di semplificare e migliorare l’esperienza del cliente. La ricerca di Visa dimostra che la biometria è riconosciuta come forma di autenticazione affidabile quanto più i consumatori prendono confidenza con l’utilizzo di queste funzionalità sui dispositivi in loro possesso», sostiene Jonathan Vaux, Executive Director Innovation Partnership del gruppo Visa.

In Italia il 76% della popolazione sembra condividere questa visione. C’è chi vorrebbe pagare per via biometrica sui mezzi pubblici (48%), chi nei bar e ristoranti (47%), chi ci farebbe shopping online (40%), chi infine per scaricare contenuti digitali dalla Rete (39%). Il business biometrico è più che mai attivo e dinamico, e la tecnologia non si fa attendere. Ma cosa ha portato di preciso l’anno che sta per finire e cosa dobbiamo aspettarci dal 2017?

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Tutto parte dallo smartphone che riconosce le impronte

Nel 2013 Apple introdusse il primo Touch ID nei suoi iPhone. Dopo 3 anni, una percentuale sempre crescente di dispositivi, da Samsung a Huawei, si è dotata di sistemi per il riconoscimento delle impronte digitali. Agli inizi del 2016, Android ha introdotto il pagamento biometrico nel suo servizio Android Pay. Non solo i produttori di hardware, ma anche aziende software quali PayPal hanno integrato il pagamento mediante impronte, finora in assoluto il più diffuso in ambito biometrico.

Nel 2017 si prevede che ben 1 miliardo di dispositivi saranno dotati di sensori d’impronte, accompagnati da sempre più API software per permettere agli sviluppatori di utilizzarle per pagamenti e login nelle più svariate circostanze. Secondo alcune fonti, inoltre, Apple potrebbe cambiare le carte in gioco con il nuovo iPhone integrando il lettore d’impronte direttamente nel display.

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La lettura dell’occhio

Nel 2016 abbiamo visto sbarcare sul mercato consumer i sensori per il riconoscimento dell’iride. Quest’ultimo acquista il suo pattern definitivo dopo i 2 anni di vita ed è per questo che, alla stregua delle impronte, può essere usato per identificarci. Il primo a introdurlo è stata Fujitsu, nel suo NX F-04G con fotocamera frontale dotata di Led infrarosso che illuminando l’occhio permette alla videocamera a infrarossi di registrare lo schema dell’iride. Tuttavia, è grazie al Samsung Galaxy Note 7 ed al servizio Samsung Pay che il sensore dell’iride ha davvero iniziato a diffondersi (nonostante la sfortuna di quest’ultimo modello della casa coreana).

Anche se sembra che solo il 23% degli europei confidi in questa tecnologia, il dato è dovuto principalmente a sensori ancora poco diffusi, per adesso. L’anno che verrà porterà inevitabilmente nuovi modelli della concorrenza (tra cui Apple secondo alcuni rumors) che passo dopo passo introdurranno i sensori dell’iride nelle mani della nuova generazione di consumatori.

Il riconoscimento del volto (e pagare con un selfie)

Se non bastassero gli occhi, alla fine ci abbiamo messo anche la faccia. In effetti c’è chi nel 2016 ha pagato semplicemente scattandosi un selfie grazie a servizi come SelfiePay o si prepara a farlo nei prossimi mesi con Identity Check Mobile di MasterCard. Niente password da memorizzare grazie ad un algoritmo che sfruttando la nostra fotocamera riconosce i dettagli dei nostri lineamenti usandoli per confermare o meno le transazioni.

E poi, Uber. Dopo aver già ridefinito il concetto di car sharing, ha da poco introdotto il pagamento delle corse via selfie con il servizio Real Time ID-Check. Uber è di fatti il primo protagonista dell’industria automotive a integrare la biometria nella propria infrastruttura, ma nel 2017 si prevede un’espansione anche ad altri big del settore sia per i pagamenti che per lo sblocco personalizzato delle auto e delle loro funzioni.

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Dall’altra parte del globo invece, in Giappone, la NEC Corporation sta testando la sua tecnologia di riconoscimento facciale in collaborazione con aziende quali la Sumimoto Mitsui Card. Entro il 31 gennaio 2017, più di 400 impiegati dell’azienda a Tokyo avranno provato il nuovo sistema, aprendo la strada all’applicazione di massa.

Il riconoscimento viene realizzato confrontando le foto memorizzate nel database dei lavoratori con le immagini riprese dalle telecamere attive nelle mense degli uffici, in modo che ogni acquisto sia automaticamente dedotto dai salari mensili. Un futuro in cui non solo non vedremo i nostri soldi ma persino le transazioni.

Le smart card

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Assieme agli smartphone, la biometria sta conquistando terreno anche nelle smart card bancarie per autenticare i clienti e supportare transazioni sicure. In due modi: o mediante sensori integrati nella carta oppure grazie a template biometrici. Nel primo caso, il sensore è localizzato sulla carta stessa e permette di sbloccare il pagamento quando richiesto, riconoscendo le impronte digitali oppure il battito cardiaco. I template biometrici consistono, invece, in un dato biometrico memorizzato sulla carta (soprattutto l’impronta digitale) che viene letta e riconosciuta da sensori esterni alla carta stessa.

I produttori stanno investendo considerevoli risorse per realizzare sensori miniaturizzati, flessibili e a basso consumo energetico, in modo da soddisfare nel 2017 la crescente domanda di queste applicazioni quando, secondo Alan Goode di Goode Intelligence, ben 145 millioni di carte verranno usate con sistemi biometrici.

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Il futuro: riconoscere i comportamenti

Non dimentichiamoci, infine, il riconoscimento comportamentale (behavioural biometrics): non l’iride, non le impronte digitali, ma il nostro modo di camminare e muoverci potrebbe essere usato per identificarci in maniera inequivocabile. Esistono numerose aziende, tra cui anche BioCatch nel Regno Unito, che stanno promuovendo tali sistemi per la sicurezza aziendale e bancaria, ma volete un esempio ancora più vicino alla nostra vita quotidiana?

Ce l’ha mostrato Amazon, presentando il suo nuovo servizio Amazon Go (al momento solo a Seattle). Potremo acquistare beni alimentari in supermercati dedicati semplicemente entrando, prendendo il necessario e uscendo. Non dovremo pagare di persona, sarà il sistema a farlo per noi grazie ad un mix di riconoscimento biometrico e intelligenza artificiale collegati all’account Amazon dei clienti.

E mentre siamo chiamati a confrontarci con software in grado di emulare la nostra voce o addirittura falsare interi discorsi video, secondo una stima di Juniper Research, entro il 2019 circa 5 miliardi di transazioni le effettueremo con sistemi biometrici. Un decollo tecnologico accompagnato da sfide etiche e sociali per nulla scontate che non mancheremo di documentare nei prossimi mesi, un’innovazione dopo l’altra.

Valentino Megale
@QuanticMaker