10 trend globali per capire come sarà il Fintech quest’anno (e dove investire)

Intel, Google e i big della Silicon Valley fanno girare più soldi delle banche, i mobile payments e i prestiti p2p fanno boom. E’ cambiato tutto: alle banche piacciono le startup, e vogliono diventare davvero disruptive. Questi trend spiegano tutto

Sicurezza, social e mobile, le tre parole chiave del fintech nel 2016. A fare il boom saranno le startup con soluzioni per fare acquisti e trasferire denaro con sempre meno click dallo smartphone, senza alcun rischio, integrando i principali social network nel processo.

Il quadro è sempre più favorevole: ormai lo hanno capito tutti, dalle banche ai big dell’hitech (Microsoft, Google, Intel): il fintech è il settore su cui puntare. I 50 miliardi di investimenti complessivi dello scorso anno molto probabilmente saranno solo un ricordo, perché si farà molto di più. Crescono programmi di incubazione e iniziative per supportare e finanziare idee innovative. Tante le opportunità per gli startupper, la torta è grande e comprende tanti settori (con il lending e il payment e sicurezza che raccoglieranno più soldi di tutti anche nel prossimo anno). Cosa sta cambiando? L’approccio. Basta concorrenza ai grossi gruppi bancari, le startup del fintech 2.0 capiscono che ci sono più vantaggi nella collaborazione con le banche che occupando alcuni spazi del loro mercato. Ecco 10 trend del 2016 secondo il sito LTP.

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1. Il Fintech cerca appassionati, non solo esperti

I protagonisti dell’innovazione negli ultimi anni non sono esclusivamente esperti nel ramo dei pagamenti e servizi finanziari. Ma appassionati di tecnologia, persone desiderose di usare l’hi-tech per migliorare la vita delle persone. Pertanto, non è necessario essere degli specialisti del campo finanziario per innovare il settore. Le storie di aziende come Square e Stripe lo dimostrano.

2. La prima esigenza: sicurezza

Le transazioni diventano man mano più semplici. E al contempo cresce l’esigenza di sicurezza per consumatori e aziende. Tante applicazioni permettono agli utenti di muovere i loro soldi con pochi click. Ma questa velocità rende gli scambi sempre più vulnerabili e i processi di identificazione più complessi. È un equilibrio da trovare quello tra sicurezza e le soluzioni di pagamento smart. Qui c’è la sfida e spazio per startupper desiderosi di investire tempo ed energie.

3. Alle banche piacciono le startup

Già sta succedendo. I giganti del settore (da Barclay a Unicredit, Credit Agricole, Lloyds Banking Group…) hanno scelto di creare dei programmi per incubare le startup, investendo cifre importanti nell’innovazione. Oltre all’accesso al credito facilitato, fare partnership con grossi gruppi bancari significa per uno startupper avere a disposizione un vasto bacino di utenti: “Le banche insomma hanno qualcosa che il fintech non ha: i consumatori”.

4. Il predominio del mobile

Il settore del retail è stato rivoluzionato dal mobile. Per avere successo qualsiasi azienda del settore deve dotarsi di soluzioni per avvicinare lo smartphone alle vetrine dei negozi. È un passaggio drammatico per molti, ma pieno di opportunità: mentre diminuisce il numero di consumatori che mette piede in un negozio, aumenta la percentuale di chi sceglie di fare ricerche e acquisti direttamente dalla tastiera del suo telefono. Molti big lo hanno capito in anticipo. L’esempio più noto è quello di Facebook che con il tasto Facebook Shopping consente agli utenti un’esperienza di acquisto veloce e senza sforzi.

5. Arriveranno più soldi

Gli investimenti globali nel fintech hanno raggiunto i 50 miliardi di dollari quest’anno. Stati Uniti, Europa e Asia, sono le nazioni nelle quali ci sono stati i finanziamenti più grossi, come si nota dalla mappa realizzata da FintTech Week London. Tra i settori quello dei pagamenti ha attratto 1,16 miliardi di investimenti, con 12 startup che hanno raccolto cifre superiori ai 5 milioni. Un trend destinato ad aumentare anche se si analizzano gli ultimi dati: da luglio a settembre gli sono 750 milioni di dollari. Perché questo boom? Anche le piccole aziende che operano nel ramo finanziario hanno capito che la tecnologia può consentire loro di operare su mercati globali, raggiungendo anche clienti che sono dall’altra parte del Pianeta.

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6. La Silicon Valley si è fatta banca

Prima abbiamo parlato di alcuni grossi bancari che si sono interessati al fintech negli ultimi anni. Oltre a questi, molti big del settore hitech stanno occupando sempre più spazio tra gli investitori. Non è un caso se Microsoft, Google, Intel e altri brand internazionali hanno realizzato iniziative per finanziare e supportare il fintech. Qui una lista.

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7. Fintech sempre più social

Non solo aziende hitech. Anche il mondo dei social network ha capito l’importanza del fintech e integra applicazioni per facilitare le transazioni. Il precursore è stato Facebook (come spieghiamo nel punto 4). Oltre al social network più grande del mondo, ci sono altri esempi come WeChat, servizio di messaggistica istantanea con più di 600 milioni di utilizzatori, che ha recentemente annunciato un accordo per consentire il trasferimento di denaro verso 200 Paesi attraverso la piattaforma Western Union’s Connect. Due iniziative che lasciano presagire un futuro in cui prolifereranno le soluzioni per il trasferimento di denaro via social.

8. Vince chi collabora

Se il trend negli ultimi anni è stato per le startup fintech occupare gli spazi lasciati vuoti dai grossi gruppi bancari, nel fintech 2.0 le startup hanno capito che ci sono più vantaggi nel cercare collaborazioni con i big che nell’occupare alcuni segmenti del loro mercato. Sia le startup che le banche hanno punti di forza e debolezza e combinando le rispettive esperienze, possono rafforzarsi a vicenda. Il fintech 2.0 rappresenterà, pertanto, una grande opportunità di innovare le strutture e i processi dei 300 gruppi bancari che dominano il mondo con un fatturato di 3.8 trilioni di dollari.

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9. Avanti tutta per prestiti e pagamenti

Alcuni settori attraggono più investimenti di altri. Il grafico mostra come sono distribuiti gli investimenti nel fintech. Come si può notare a dominare sono il lending (con il 19%) e le soluzioni per i pagamenti che con il 15% occupano il secondo posto. Per i primi classificati c’è un investimento complessivo di 567 milioni di dollari. Seguono i portafogli virtuali (10%) e software per la sicurezza e autenticazione (7%).

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10. Cresce il club degli unicorni

Stripe, POWA Technologies, Avant, Prosper, One97 sono alcune delle startup che hanno raggiunto la valutazione di 1 miliardo di dollari. Il numero degli unicorni cresce ed è un buon segno poiché indica che c’è un trend, una reale opportunità per startupper e un interesse sempre maggiore degli investitori. Nella mappa qui sù gli unicorni divisi per settori (pagamenti, lending, sicurezza, investimenti, assicurazione, immobiliare, contabilità…).

Giancarlo Donadio
@giancarlodonad1

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