Chi paga il tetto sui pagamenti con le carte di credito. Scenari

Il tetto alle commissioni interbancarie non porterà direttamente un risparmio per i consumatori tutt'al più per i commercianti. Chi emette le carte, però, potrebbe far salire i costi e l'effetto boomerang è dietro l'angolo, come in Spagna.

All’entrata in vigore del tetto europeo imposto alle commissioni interbancarie sulle carte di credito mancano ormai pochi giorni. Ma cosa cambierà davvero dal 9 dicembre? Proviamo a fare un punto della situazione e tracciare possibili scenari.

Un possibile scenario

La moneta elettronica, è un prodotto come un altro ed ha un costo, imputabile a tutta una serie di operazioni che la filiera deve necessariamente fare per mantenere affidabile e sicuro il procedimento. Con commissioni più basse, però, le banche guadagneranno qualcosa in meno e quindi saranno costrette a riorganizzarsi, almeno nella gestione dei loro modelli di marketing delle “plastiche”, ossia delle carte di debito e credito coinvolte in questo cambiamento.

«Ci sono diverse opzioni che potrebbero verificarsi», spiega a Smartmoney Geronimo Emili, presidente di Chashlessway, specificando che alcuni istituti bancari «potrebbero decidere di aumentare i costi della carta con una fee annuale, altri potrebbero ribaltare le spese sul conto corrente, altri  ancora puntare su un maggior valore aggiunto delle carte di pagamento (e quindi farle pagare di più per questo motivo)».

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Per abbassare i costi bisogna usarle di più

Dal punto di vista dei consumatori che acquistano con carta di credito e bancomat «non ci sarà da aspettarsi nessun cambiamento in  positivo», allerta Emili che sottolinea come, secondo lui, sarebbe stato meglio intervenire: «bisognava farlo sui volumi, la verità è che la plastica in sé non è mai stata conveniente per le banche, ma è un servizio che hanno sempre dovuto dare. Soprattutto in un paese come l’Italia, in cui le carte di pagamento sono tante, ma si usano poco e lo scontrino è basso, di conseguenza: le banche ci guadagnano poco».

Se si riuscissero ad aumentare i volumi – non di emissione delle carte, ma del loro utilizzo – «le banche sarebbero più contente e ci guadagnerebbero di più», di conseguenza in questo modo si abbasserebbero davvero i costi per tutti e si alzerebbe il valore aggiunto del servizio. «L’importante è fare utilizzare questo strumento di pagamento sempre di più, se le carte continuano ad essere usate così poco abbassare i costi diventa un problema».

In Spagna il tetto non ha funzionato

In Spagna, dove già da tempo sono stati abbassati i costi delle commissioni interbancarie, uno studio del 2012 dell’Università autonoma di Madrid, ha dimostrato che con questa operazione le spese bancarie hanno avuto un’impennata del 50% dei canoni annuali delle carte di pagamento. Mentre “non ci sono prove che i consumatori hanno beneficiato di prezzi più bassi a seguito della riduzione delle commissioni interbancarie – si legge nello studio – I principali beneficiari della riduzione di interscambio sono stati i commercianti spagnoli, ma non vi è alcuna prova che anche solo una frazione di questo risparmio sia stata rigirata sui consumatori attraverso la riduzione di prezzi o un miglioramento dei servizi forniti”.

E alla fine si rischia l’effetto boomerang

Il regolamento europeo sui pagamenti con moneta elettronica che mette un tetto alle commissioni interbancarie «rischia di essere un boomerang». A dirlo a Smartmoney è Antonio Longo, presidente di Italian E-Payment Coalition, secondo il quale la norma, pur essendo tanto condivisibile nelle intenzioni, (ossia quelle di incentivare l’uso delle carte digitale), è «disdicevole nelle modalità con cui vuole raggiungere l’obiettivo». Infatti, secondo Longo, la norma europea lede la libera concorrenza perché si applica solo ad alcuni tipi di carte, quelle appartenenti ai cosiddetti “circuiti a 4 parti”, vale a dire PagoBancomat, Visa e Mastercard.

«Ciò significa, di fatto, dare un vantaggio competitivo ad American Express e Diners – spiega Longo – che non sono incluse nell’ambito di applicazione del Regolamento e che sono quindi più remunerative per gli istituti che le emettono. Le conseguenze sono penalizzanti tanto per i consumatori quanto per i commercianti». Infatti, i possessori di American Express e Diners potrebbero vedersi rifiutare le carte al momento del pagamento, visto che hanno costi di accettazione più alti. Motivo per cui anche i commercianti non vedono di buon occhio l’applicazione del regolamento.

Di contro, segnala sempre Longo, «non va meglio ai tanti cittadini, e sono la maggior parte, che in tasca hanno carte PagoBancomat, Visa e Mastercard perché il rischio che possano pagare canoni annui più costosi è davvero molto alto. A confermarlo le precedenti esperienze in Spagna, Stati Uniti, Corea e Australia, dove i governi locali hanno applicato norme simili a quella che sta per entrare in vigore nel nostro Paese».

Mariachiara Furlò
@mariachiarafur