Paolo Fiore

Mar 16, 2016

Ha vinto la generazione selfie: anche Amazon si farà pagare così. Ecco il brevetto

Amazon ha depositato un brevetto per il pagamento con selfie. Come Alibaba e Mastercard, gli usi degli utenti continuano a dettare l'agenda dei big players

Tutti in coda per un selfie. E non si tratta di ragazzini di tutte le età che aspettano l’autoscatto con gli amici o con il proprio idolo: in coda ci sono alcune delle più grandi imprese al mondo, che nel selfie ci vedono il prossimo modo per pagare online.

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Amazon, fai l’occhiolino e paghi

Ad allungare la fila ci ha pensato Jeff Bezos. Amazon ha depositato un brevetto che consentirà di autorizzare un pagamento scattandosi una foto. Il nome ufficiale è “Image analysis for user authentication” ed è “autorizza una transazione” tramite una telecamera che inquadra il suo volto. Il processo identifica l’utente e, per evitare truffe, fa un passo ulteriore: si assicura che si tratti di un umano. Come? Il dispositivo chiederà all’utente di eseguire un’azione, come ad esempio fare l’occhiolino. Si tratta di una strada applicabile non solo ai pagamenti, ma a ogni azione che comporti una barriera d’accesso. A oggi, nonostante il progresso dei sistemi biometrici, lo strumento più frequente è sempre la password. Un sistema semplice che però non manca di difetti, sottolineati nel brevetto di Amazon: la password può essere rubata, senza la possibilità di verificare che la stia usando. Molti utenti scelgono password troppo semplici e corte, facilmente intercettabili dagli hacker.

La faccia, invece, non tradisce. O almeno non dovrebbe farlo. Perché siamo ancora allo stadio del brevetto. E molto lavoro dovrà essere fatto sullo sviluppo del prodotto e (soprattutto) sul lato della sicurezza.

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In principio fu Alibaba, poi Mastercard

Jeff Bezos non è solo. Anche Jack Ma, gran capo di Alibaba, vede nel selfie la via di accesso per le transazioni del futuro. E il parere di due tra i maggiori protagonisti dell’e-commerce è qualcosa di più di un’ipotesi. Ma aveva presentato una tecnologia simile a quella proposta da Amazon durante la CeBit, in Germania. E lo aveva fatto con tanto di scatto dimostrativo. Da allora, però, è passato un anno. E ancora su Alibaba non si vede nulla di simile, a conferma che tra l’annuncio e l’uso debba passare un bel po’ di tempo.

Il più vicino alla concretezza commerciale è Mastercard. A febbraio il gruppo ha già confermato che il riconoscimento facciale potrà presto essere utilizzato da alcune tra le maggiori banche al mondo. La ratio è il funzionamento sono molto vicini al brevetto di Amazon. Le password non sono abbastanza sicure. Il dispositivo chiederà allora di scattare una voto e dare un segno di vita (ancora una volta strizzando l’occhio) per essere certo che non si tratti di un foto vecchia o, peggio, rubata.

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Selfie, ovvero: la forza degli utenti

Il consumo digitale va al di là di apocalittici e integrati. Un’azienda può suggerire ma non decidere l’uso che si farà dei dispositivi prodotti. La risposta degli utenti indicherà nuove direzioni da percorrere. Insomma: lo sviluppo è un dialogo. E il caso del selfie ne è la dimostrazione. L’irruzione dell’autoscatto ha spinto, ad esempio, ad inserire fotocamere frontali sempre più sofisticate. E sta facendo lo stesso con i sistemi biometrici, con i selfie al centro dell’attenzione.

Non è un caso se le prime sperimentazioni sono state incoraggianti: il 92% di chi ha provato il sistema di pagamento Mastercard lo preferisce alle password. Seguire “il popolo” non è questione di benevolenza. È sempre questione di (sacrosanto) business. Convertire un’abitudine a nuovi usi consente di aprire nuovi mercati con meno traumi e gli utenti abbracciano con favore una tecnologia che già conoscono. Utilizzandola per scopi più utili. Perché si può odiare o amare la sindrome dell’autoscatto, ma un giorno potremmo ritrovarci a ringraziare i selfie-maniaci per aver spinto lo sviluppo di un sistema di pagamento più comodo e sicuro.

Paolo Fiore
@paolofiore