Samsung Pay non avrà commissioni (e Apple inizia a tremare)

Samsung non ha intenzione di caricare di alcun costo intermediari e attori legati a Samsung Pay. Si parte, così, in Corea e negli Stati Uniti ci si prepara a sfidare Apple Pay.

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Samsung Pay è stato annunciato al Mobile World Congress di Barcellona (qui tutto quello che c’è da sapere) e dovrebbe sbarcare negli Stati Uniti ed in Corea del Sud nell’estate del 2015. La casa coreana non ha dato alcun dettaglio sul modello di business che adotterà ma iniziano a fioccare le prime indiscrezioni.

Come riportato da Business Korea, sembra che Samsung non voglia caricare le banche che emettono gli strumenti di pagamento e i circuiti internazionali di alcuna commissione. Apple Pay trattiene invece lo 0,0015%, percentuale che potrebbe creare qualche problema nei confini europei. Inoltre sembra che per quei fornitori di servizi a valore aggiunto e fornitori di servizi legati al pagamento online che decidano di supportare Samsung Pay arricchendone le funzionalità non sarà allo stesso modo previsto alcun riconoscimento economico. La ragione della strategia no-fee risiederebbe nella volontà della casa coreana di allargare quanto più possibile la propria quota di mercato fin dagli esordi della soluzione sui due principali mercati.

La notizia è ritenuta certa per quello che riguarda il mercato coreano, nulla di più e di diverso è stato finora svelato per gli Stati Uniti ma sembra difficile che la strategia adottata possa essere differente. Anche perché è proprio negli Stati Uniti, cioè dove Apple gioca in casa, che Samsung è pronta a dar battaglia. Dopo la mossa LoopPay e l’acquisizione della tecnologia Mst (Magnetic Secure Transmission) che consente la compatibilità con il 95% dei Pos già installati presso gli esercenti statunitensi, se arrivasse anche una intervento sul prezzo così conveniente per le banche il sistema di Samsung potrebbe diffondersi davvero a macchia d’olio. Tra gli istituti finanziari saliti a bordo si annoverano già Bank of America, JP Morgan Chase, the U.S Bank che sono anche partner di Apple ma che non hanno voluto perdere l’occasione di strizzare l’occhio alla concorrenza. La lista è destinata ad allungarsi ma l’ultima parola sarà del cliente finale ancora una volta, chiamato a scegliere (per fortuna) tra più soluzioni almeno a prima vista altrettanto valide e convincenti.

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