L’Italia dei pagamenti innovativi vale già 18 miliardi di euro

I dati del Politecnico di Milano riportano la crescita del 20% delle transazioni innovative. Per l’Nfc l’esplosione è attesa nel 2017.

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Meno contante, più dispositivi: e nell’ultimo anno il mobile commerce vola. Sempre più italiani abbandonano le banconote a favore dei soldi digitali, ed eseguono transazioni in mobilità. Nel 2014 i pagamenti digitali innovativi hanno segnato un aumento del 20% rispetto all’anno precedente, per un totale di 18 miliardi di euro di transazioni tra e-commerce, pagamenti di bollette, ricariche telefoniche e altri servizi su dispositivo portatile, arrivando a coprire il 12% dei pagamenti elettronici in Italia. I dati li ha forniti l’Osservatorio mobile payment & commerce realizzato dalla School of management del Politecnico di Milano.

Sul mercato italiano il mobile commerce costituisce ancora una piccola fetta del totale dei pagamenti digitali, ma è decisamente in ascesa: negli ultimi dodici mesi le transazioni in mobilità hanno raddoppiato la loro portata, totalizzando 1,2 miliardi di euro. Devono ancora decollare, invece, i pagamenti contactless: 12 milioni di carte sono questo tipo, ma quelle attive si limitano a 1,2 milioni. Il transato ha raggiunto quota 300 milioni di euro. Alte le aspettative per l’Nfc, che nel 2017 dovrebbe raggiungere 4,8 milioni di persone e 6 miliardi di euro processati.

Apple Pay e Samsung Pay

In questa crescita hanno un ruolo importante due fattori. Il primo è la discesa in campo, nel settore, di due giganti che probabilmente sposteranno dalla nicchia alla massa i pagamenti di prossimità. Apple Pay, il sistema di tecnologia Nfc integrato negli iPhone6 e nell’Apple Watch in arrivo in primavera che permette di pagare nei negozi semplicemente avvicinando il dispositivo ai terminali, sbarcherà in Europa a metà di quest’anno. Mancano solo poche settimane al lancio del nuovo Galaxy S6, lo smartphone di Samsung che tornerà a spingere sui pagamenti mobili con un nuovo lettore di impronte digitali e il sistema di pagamento dei coreani basato su LoopPay (ne abbiamo parlato qui).

Le banche e gli operatori mobili

Il secondo fattore sono le banche. Sebbene siano in ritardo rispetto alle grandi aziende dell’hi-tech, in realtà anche gli istituti di credito stanno mettendo in campo le prime sperimentazioni di mobile commerce. Intesa San Paolo, Banca Mediolanum e Ubi stanno lavorando con i portafogli digitali di Tim e Vodafone, mentre Postemobile gestisce le sue carte, e intendono potenziare l’offerta di carte di credito e debito, soprattutto per permettere il pagamento dei trasporti pubblici locali già in fase di decollo con 3 milioni di biglietti acquistati nel 2014. Per i bonifici da smartphone, poi, è nato Jiffy, il sistema di Sia per trasferire denaro proprio come una chat: funziona associando il codice Iban al numero di telefono. La transazione è effettuata premendo sull’icona vicino al nome in rubrica, un po’ come avviene per i messaggi su Whatsapp. Molte banche, poi, stanno cercando soluzioni alternative agli accordi con gli operatori di telecomunicazioni, e stanno sperimentano il sistema Hce (Host card emulation) dove le informazioni della carta sono nel cloud e non nella sim dello smartphone.

Il futuro hi-tech

Mobile commerce a parte, è l’intero sistema di pagamenti digitali ad aver avuto, nel 2014, un’accelerata del 3,6% a 146 miliardi. Guardando ancora ai dati dell’Osservatorio del Politecnico si nota che dal 2013 al 2014 sono in circolazione quasi 4 milioni di carte di credito in più, per un transato su carta che passa da 126 a 128 miliardi di euro. Il numero dei Pos, diventati obbligatori per legge per tutti i professionisti, invece, cresce di poco. Il commercio fisico è forse restio a digitalizzarsi? Forse. Ma i dati parlano chiaro: il futuro dei soldi è sempre più hi-tech.

 

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