Ecco come si può pagare con lo smartphone in Italia

Tutte le offerte commerciali per pagare con lo smartphone e la tecnologia Nfc in Italia, in attesa di Apple Pay.

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Ultimo aggiornamento 16 marzo 2015
Da quando è Apple ha lanciato Apple Pay il termine Nfc è entrato nel linguaggio comune. Finalmente, verrebbe da dire, perché si tratta di una tecnologia tutt’altro che nuova, come abbiamo spesso ripetuto su SmartMoney, e protagonista negli ultimi anni e mesi di numerose sperimentazioni per pagare utilizzando lo smartphone. Mentre Cupertino l’ha fatta balzare agli onori delle cronache, innescando un meccanismo di cui beneficerà l’intero settore,  anche in Italia hanno preso il via le prime offerte commerciali. Abbiamo deciso quindi di creare una guida che aggiorneremo di volta in volta per tenere sott’occhio tutte le novità e segnalare quelle più convenienti.

Partiamo, però, dai fondamentali: come detto stiamo parlando di una soluzione che consente di perfezionare le transazioni facendo scorrere lo smartphone sul Pos. Sotto i 25 euro non bisogna digitare alcun Pin, mentre se la cifra è maggiore bisogna procedere nel modo canonico. Serve innanzitutto un dispositivo dotato di sensore Nfc, caratteristica che accomuna la maggior parte di quelli in commercio (qui c’è una lista) e 11 milioni di smartphone in circolazione in Italia. Apple ha, appunto, deciso a settembre di portare la novità anche sui suoi  iPhone 6 ma di limitarla a suo uso e consumo. Il sistema operativo di riferimento per ora è quindi Android.

Dall’altra parte della cassa deve esserci un Pos contactless: esteriormente sono praticamente identici a quelli tradizionali. Per sapere se funzionano con Nfc, che non è presente solo sugli smartphone ma anche sulle carte contactless, bisogna affidarsi al negoziante o al commesso, che non sono però sempre consapevoli della novità. Un piccolo indizio può essere il posizionamento del Pos: quando è contactless è girato verso il cliente. In Italia ce ne sono 250mila e catene come Esselunga, Eataly o Ikea sono coperte.

Acquistato il telefonino e individuati i negozi, è il momento di bussare alla porta di chi ha realizzato le prime piattaforme di gestione in accordo con banche e circuiti di credito. Nei nostri confini sono gli operatori di telefonia mobile, anche se come vedremo il futuro punta altrove.

Vodafone

Sono coinvolti i clienti Vodafone, che devono dotarsi di una Sim 4G Nfc, e i possessori di una carta ricaricabile Vodafone SmartPass, su cui mettere i soldi proveniente da qualsiasi conto corrente indipendentemente dalla banca di riferimento. È attivabile a 5 euro, ogni ricarica ne costa 1. Sullo smartphone Android (qui l’elenco di quelli compatibili) va scaricata l’applicazione Vodafone Wallet che funge da portafoglio elettronico. Nell’app si possono inserire anche la Mediolanum Card e la Mediolanum Freedom Easy Card e può essere utilizzata per acquistare i biglietti per i mezzi pubblici di una serie di città italiane (qui la lista) che andranno però poi esibiti al controllore. Le città che stanno preparando macchinette per “obliterare” il biglietto sfruttando l’Nfc. Disponibili anche le carte fedeltà di queste società.

Tim

Sono coinvolti i clienti Tim, che devono dotarsi di una Sim Nfc, e a chi ha un conto presso la banca Mediolanum e una carta Freedom Easy Card di Mediolanum e i correntisti Bnl e Ubi Banca. È attivabile a 10 euro, ogni ricarica ne costa tra gli 1 e i 2,50. Sullo smartphone Android (qui l’elenco di quelli compatibili) va scaricata l’applicazione Tim Wallet. Anche in questo caso sono previste le carte fedeltà e la possibilità di pagare i mezzi pubblici. La versione per Windows Phone di Tim Wallet dovrebbe arrivare entro fine anno. Anche Tm ha la sua ricaricabile SmartPay sotto forma di Sim, firmata Intesa Sanpaolo ma non vincolata ad alcuna banca nel momento in cui si caricano i soldi. Se la si acquista entro il 30 aprile 2015 i costi di ricarica sono gratuiti per tutto il prossimo anno. Per ogni 50 euro spesi con SmartPay Tim ne dà uno di traffico telefonico. Come nel caso precedente, sullo smartphone Android va scaricata l’applicazione Tim Wallet con le sopracitate funzioni.

PosteMobile

Sono coinvolti i clienti di PosteMobile, che devono dotarsi di una Super Sim Nfc, acquistabile anche online, e i possessori di una carta Postamat o Postepay (qui la lista di tutte quelle abilitate). L’attivazione di Postepay costa 5 euro e le operazioni di ricarica variano fra l’1 e i 2 euro. L’app per Android è PosteMobile. Anche in questo caso si guarda all’acquisto di biglietti di mezzi pubblici, ma non ci sono maggiori indizi per ora.

Hce

Altra novità destinata a cambiare le carte in tavola è MySi di CartaSi. In questo caso il portafoglio digitale, sempre per Android, non ha bisogno di appoggiarsi ad alcuna Sim ma sfrutta la gestione in cloud dell’Hce. In parole povere, gli operatori sono fuori dalla partita che diventa solo un affare di banche e circuiti, Visa in questo caso. Nei prossimi mesi verranno lanciate soluzioni analoghe sempre con Visa e Mastercard. Ricordiamo che Apple Pay gestisce invece tutto attraverso il dispositivo. Quindi: con gli operatori per trasferire i dati basta non cambiare Sim, nel caso della Mela si è vincolati a iPhone e iPad e con l’Hce è sufficiente rimanere fedeli al robottino verde.

Tutte le soluzioni citate permettono anche di fare acquisti dal portafoglio digitale all’interno della Rete, mobile commerce quindi. A questo proposito non si può non citare l’applicazione di Paypal, pioniere in assoluto e pronto con la funzione Checkin a farci pagare anche all’interno dei punti vendita.

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