Quella pazza idea di restituire i soldi pubblici, in Italia. Così Flazio ricompra la sua startup

Avevano ricevuto nel 2014 un finanziamento pubblico di 400K, ieri l'annuncio dell'ultimo bonifico. Flazio: «abbiamo ricomprato la nostra startup»

Alcuni l’hanno già paragonata a SiteBuilder, altri ancora un’alternativa a WordPress. Ha all’attivo oltre 215 mila siti realizzati, si chiama Flazio, ed è una piattaforma davvero intuitiva che promette di realizzare fai-da-te un blog o un sito web in maniera intuitiva anche a chi non ne sa nulla di coding. Non ha sede in Silicon Valley ma è italianissima, anzi, sicilianissima, e nell’ultimo dei cinque anni nel quale completa (burocraticamente) il percorso di startup innovativa, spedisce l’ultimo bonifico di quei 400 mila euro ricevuti in finanziamento nel 2012 dalla provincia di Catania e da investitori privati. Ricomprandosi, di fatto, il 33% delle quote cedute quattro anni fa.

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Così Flazio ricompra la sua startup

Con quei soldi pubblici Elisa e Flavio Flazio, inizialmente accelerati da Tim #Wcap, hanno creato a Catania più di 20 posti di lavoro, di cui 10 a tempo indeterminato.

E tra le diverse strade per finanziare una startup avevano scelto quella forse più difficile, certo, con il paracadute di quei famosi denari “a fondo perduto” che arrivano dalle casse pubbliche, ma utilizzati come effetto leva per la compartecipazione anche di altri investitori privati. Infatti, di quel 33% erano state cedute a loro volta un terzo (l’11% del capitale) di quote ad altri investors. Quegli stessi investitori che, dopo la riacquisizione da parte di Flazio, ora hanno scelto di continuare a investire nella startup di Catania.

Dopo 2 anni avevano già raggiunto il break-even

«Il fenomeno del riacquisto delle quote societarie, specie nell’universo startup, è una rarità», ha commentato il founder, Flavio Flazio. «Questa azione è frutto di una scelta ponderata in un momento in cui l’azienda (che aveva già raggiunto il break-even dopo appena 2 anni di attività), gode anche della finanza necessaria per il riacquisto, e grazie al quale beneficia ora di una maggiore indipendenza».

E a SmartMoney aggiunge: «Il finanziamento del 33% era stato a sua volta partecipato al 30% da investitori privati, che hanno richiesto di restare nel capitale sociale. Questa caratteristica rende l’intera operazione un ancor più virtuoso esempio di intervento pubblico, che ha messo in contatto imprenditori locali per farli collaboare ad un progetto tecnologico ed innovativo».

Aldo V. Pecora
@aldopecora