Aldo V. Pecora

Aldo V. Pecora

Nov 22, 2016, 10:21am

Euklid chiude un seed da 400K e va a Londra. La startup italiana vale già 10 milioni

E' una delle più promettenti fintech italiane nel mondo: algoritmi guidati da un'intelligenza artificiale che investe in maniera trasparente sulla blockchain. A un anno dalla partenza Euklid apre una newco in Uk. Bonomo entra tra gli advisor, Savona nuovo presidente

Euklid, la piattaforma italiana di algotrading e guidata da intelligenza artificiale, sbarca ufficialmente con una Ltd a Londra che, ancor prima di partire, ha già una valutazione di mercato di 10 milioni di euro: i nuovi soci-investitori, infatti, deterranno quote non superiori al 3-4% della newco.

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A Londra, nonostante brexit

Gli algoritmi di Euklid hanno dimostrato di non temere neanche la brexit: nei giorni immediatamente successivi il referendum con il quale il popolo britannico si è espresso per il leave, l’uscita dall’Unione Europea, i titoli (in questo caso i bitcoin) scambiati sulla piattaforma di Antonio Simeone non solo non hanno registrato ribassi ma addirittura hanno visto un lieve e graduale aumento.

Adesso la grande sfida è entrare nella pancia della balena, e portare la tecnologia di Euklid sui mercati finanziari veri e propri. In un ecosistema che, è bene sempre ricordarlo, in quanto a fintech è tra i più evoluti al mondo. «A Londra abbiamo trovato l’ecosistema giusto – dice Simeone – possiamo aprirci ai nuovi investitori e far leva su un sistema finanziario innovativo, efficiente e privo di ostacoli regolamentari».

Antonio Simeone, fonder e Ceo di Euklid

Antonio Simeone, fonder e Ceo di Euklid

Come funziona Euklid

Le singole expertieces che oggi compongono il team di Euklid lavoravano su intelligenza artificiale, bitcoin e blockchain già da diversi anni, fino alla scelta, nel luglio 2015, di unire le forze e fondare una startup che riuscisse a prevedere gli andamenti della criptovaluta più famosa al mondo, interfacciandosi direttamente con le API di Bitfinex e Kraken, Ethereum e altre valute digitali.

Una «banca del domani», come la definisce Simeone, trasparente perché sulla blockchain, ed equa, perché guidata non dall’uomo ma da intelligenza artificiale. «In Euklid – specifica il founder e Ceo della startup – l’uomo è un mero osservatore e l’investitore è garantito dalla massima trasparenza. Ogni singola operazione degli algoritmi di trading viene registrata nella blockchain». E i rendimenti degli investimenti diffusi da Euklid a un anno dalla fase di sperimentazione della piattaforma farebbero impallidire qualsiasi investimento in fondi e titoli “tradizionali”: + 132%.

E a proposito di banche e servizi “tradizionali”, Euklid ha già stretto una partnership strategica con un’altra startup fintech di base a Level 39, tra i più importanti acceleratori fintech del mondo. Grazie a questo accordo Euklid potrà già da subito offrire anche i classici servizi bancari di base, dal conto corrente ai bonifici, fino alle carte di debito.

Paola Bonomo

Paola Bonomo

Bonomo advisor, Savona presidente

La squadra dei quattro co-fondatori, Simeone e Franco Grassi, con Francesco Di Leva e Mario Giancola, già affiancata da advisor quali Christopher Pallotta e Ivan d’Avanzo ha ufficializzato in occasione del seed anche l’ingresso tra gli advisor di Paola Bonomo nonchè di nuovi soci quali Giovanni Contini, Joseph Bradley e il prof. Paolo Savona, designato alla presidenza del Consiglio di Amministrazione della newco londinese.

La lezione di Simeone: un «seed» da 400K, non un round

Umiltà la parola d’ordine, non montarsi la testa né autoesaltarsi. Lo spirito con cui di Euklid si appresta a fare il grande salto nel mercato è contenuto tutto nelle prime righe del comunicato ufficiale diffuso dalla startup di Simeone: l’operazione infatti, pur valendo già circa 400 mila euro, viene giustamente descritta come un «seed». In Italia, forse anche un po’ colpa di noi addetti ai lavori, sono passate e passano più volte notizie di investimenti in startup sotto con l’inglesismo di successo “round”, anche se l’ammontare dell’operazione non raggiunge neanche il milione di euro.

Certo, l’ecosistema italiano è molto diverso dagli altri, e per numero di startup, e per investimenti totali e, soprattutto, in tema di regolatori. Ed è chiaro che ogni paragone con la Silicon Valley o Londra non sta neanche in piedi. Ma quando una startup italiana tra le più promettenti worldwide e che un anno fa neanche esisteva mette di fatto un piede fuori dal nostro Paese (e dall’Europa), forse, ci sono una serie di ragionamenti che è bene iniziare a fare.

Aldo V. Pecora
@aldopecora