Airbnb fa un prestito da 1 miliardo (e, secondo noi, prepara l’Ipo)

Airbnb vale più di 25 miliardi e ora sembra davvero prepararsi per entrare in Borsa. Grazie ai soldi prestati dalle grandi banche di Wall Street

Airbnb si becca 1 miliardo dalle più grandi banche di Wall Street. Una linea di credito (“debt facility”) che la startup degli affitti brevi di Brian Chesky userà per aggiungere servizi turistici ed espandere il suo business. È il preludio dell’ingresso in Borsa?

airbnb

Airbnb vale 25 miliardi

Ci sono tutti i più grandi istituti finanziari nell’affare, come svela Bloomberg. JP Morgan che fa da capofila, con Citigroup, Bank of America e Morgan Stanley. Il miliardo di dollari di debito va nel motore di una startup che marcia bene anche da sola. La valutazione dell’azienda infatti tocca quota 25,5 miliardi, può contare su 2 milioni di alloggi in 191 Paesi e su 1 miliardo di revenue lo scorso anno. Allora a cosa servono i miliardi di Wall Street?

Un miliardo per preparare l’Ipo

Airbnb,come svela Reuters, utilizzerà i soldi per espandere i suoi servizi, oltre quello classico dell’affitto di appartamenti. Metterà a disposizione dei turisti nuove possibilità, come un tour tra gallerie d’arte, degli chef a domicilio, la possibilità di affittare biciclette, e altri servizi simili tutti “on demand” che saranno offerti agli ospiti entro la fine di quest’anno.

Secondo fonti autorevoli, come Il Wall Street, il debito con le big bank farà crescere di molto la società che punta a toccare tre miliardi di revenue entro il 2020. Ma la notizia potrebbe essere il preludio dell’IPO, anche se c’è da dire che l’azienda non ha ancora manifestato interesso al suo ingresso in Borsa.

Eppure ci sono precedenti come quello di Facebook che nel 2012 ha ottenuto 8 miliardi di finanziamento da un gruppo di istituti bancari per poi fare il suo ingresso al New York Stock Exchange due mesi dopo. O Twitter che ha ottenuto 1 miliardo in “debt facility” poco prima dell’IPO del 2013.

La sharing economy va in Borsa

Tra Uber e Airbnb presto la sharing economy potrebbe entrare nella “Big Board” (così è soprannominata la Borsa di New York). Anche Uber ha raccolto, per esempio, più di 11 miliardi, tra cash e debiti, e potrebbe avere lo stesso destino di Airbnb, anche se Bloomberg fa notare che le strategie delle due aziende sono molto divergenti. La startup dei servizi di trasporto alternativi infatti brucia molti più soldi (ne ha persi 1,7 miliardi lo scorso anno su 1,2 miliardi di revenue). Mentre le perdite di Airbnb sono state decisamente minori, “solo” 250 milioni da quando il business ha avuto inizio nel 2008. Uber, d’altro canto, ha bisogno di molti più soldi per battere una concorrenza che diventa sempre più spietata, con attori come Didi Chuxing in Cina, Grab nel sud est asiatico e Ola in India. Mentre Airbnb se la passa decisamente meglio sul fronte competitor, con HomeAway, Craiglist, che sono soluzioni vecchie, e naturalmente l’industria alberghiera.

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