Sassata di TechCrunch: “negli Usa solo 1 iPhone su 5 paga con Apple Pay” (e 5 trend sui mobile payments)

Scusate i gioco di parole, ma negli Usa non usano i mobile payments. Ed Apple se la passa peggio. Lo rivela un’indagine di TechCrunch

Tutti parlano di pagamenti via mobile. Nascono ogni giorno soluzioni diverse dai big e nuovi player. Sono il futuro. Peccato che sono sempre meno quelli che li usano davvero, almeno negli Usa. Forse forse che Jim Rogers (del quale abbiamo scritto ieri, qui) aveva ragione, e che questi dati possano essere una prima avvisaglia della possibile recessione economica statunitense? E’ ancora molto presto per dirlo, ma TechCrunch ha gettato un sasso nello stagno. E a proposito di sassi, la prima sassata è per Apple.

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Gli americani si aspettano una crescita del 210%, e invece…

In un recente studio riportato da TechCrunch risulta che solo 1 persona su 5 dei possessori di iPhone negli Stati Uniti ha Apple Pay (tra i maggiori metodi di pagamento via mobile) installato sul proprio telefono. Un’altra ricerca di Tech Insider svela un dato ancora più inquietante: il 56% degli affezionati a Apple Pay ha usato il servizio solo 1 volta in un weekend, mentre il 15,3% non lo ha mai fatto.

Ma perché le persone non ne stanno capendo i vantaggi? Il 62% degli americani cita la sicurezza come la ragione principale della loro poca dimestichezza con i pagamenti via mobile (secondo un’indagine di eMarketer Inc).

Pagamenti mobili, cosa “impigrisce” chi li usa

La stessa indagine svela un’altra chiave di lettura. La mancanza di standard globali che “impigrisce” e allontana i consumatori. Un sistema come Mpesa di Vodafone consente di fare pagamenti in molte parti dell’Africa, ma l’utilizzatore avrebbe problemi a usarlo in Europa: «Bisogna creare dei modelli unici, non è pensabile che un consumatore debba installare un’app diversa ogni volta che effettua un pagamento» è l’opinione, condivisa da molti, di Raomal Perera, Ceo di Valsita, startup che opera nel settore.

A questo grosso problema se ne accompagnano altri come la difficoltà di distinstallare facilmente le app di pagamento sul mobile. Lo sa bene chi ha provato, invano, a eliminare le “wallet app” dal suo iPhone. La frammentazione della tecnologia (Nfc, codici Qr o a barre, soluzioni via cloud). Troppe per il negoziante che non sa quale usare e su quale investire. O meglio quale la soluzione preferita dai suoi clienti.

È anche vera un’altra cosa, checché ne dicano i sostenitori dell’innovazione a tutti i costi: c’è una parte di consumatori che è ancora soddisfatta dei vecchi metodi di pagamento perché più accessibili e sicuri.

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5 trend per capire dove va il mobile payment

Secondo John Rampton di TechChrunch è facile ipotizzare alcuni scenari.

1. I pagamenti diventano peer to peer. la diffusione di servizi che consentono di inviare denaro direttamente via smartphone (Venmo, Dwolla, Due, Facebook Messenger, aspettando Apple) favoriranno l’abitudine ai pagamenti mobile tra i consumatori.

2. La plastica scomparirà. Non ci sarà più bisogno di portare con sé carte di credito, bancomat, tutto sarà in un unico punto, sul tuo smartphone. Una rivoluzione che riguarda anche le gift card, Google Wallet e Apple Pay stanno usando soluzioni in tal senso.

3. Molto dipenderà dai negozianti. Secondo Rampton, per favorire la diffusione dei pagamenti via mobile, potrebbero creare una rete, in cui i buoni premi fedeltà di un’azienda (come la compagnia aerea Delta) potranno essere usati altrove, per esempio per fare compre da StarBucks.

4. Fioriranno sempre più banche virtuali. Con il vantaggio di permettere a tutti (chi non hai mezzi finanziari o le capacità fisiche) di aprire un conto corrente senza muoversi da casa).

Cloud, blockchain e biometria per blindare i pagamenti

Rampton ne cita 3: Hce, la tecnologia usata anche da Android che cambia le carte in tavola: oggi le credenziali di accesso per i pagamenti mobile sono conservati su un device hardware chiamato elemento protetto (secure element) inserito nella sim. La tecnologia Hce lo elimina e sposta tutto sul cloud. Niente più hardware, ma tutto avviene via software.

Senza dimenticare la Blockchain che potrebbe aumentare sicurezza e trasparenza degli scambi (non è un caso se grossi gruppi finanziari e big dell’hi-tech (IBM, Intel, Cisco, JP Morgan, Wells Fargo…) ne hanno creata una con l’Open Ledger Project.

Infine, la biometrica come soluzione di pagamento (impronte , riconoscimento facciale, battito cardiaco) serviranno per effettuare pagamenti, lasciando nel dimenticatoio carte di credito e portafogli virtuali.

Giancarlo Donadio
@giancarlodonad1

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